Tango, Libri e Cinema

È tempo di vacanze e di tintarella. Dopo aver seguito i consigli del Dermatologo, gli ammonimenti del Pediatra e gli avvisi del Metereologo, come affrontare i terribili momenti di vuoto tipici del periodo di ferie? E cosa portare con sé in valigia per affrontare al meglio le vacanze? L’Arte naturalmente! Anzi – meglio – l’Arte-Terapia.
Pochi giorni fa, esattamente il 19 luglio 2008, si è concluso a Buenos Aires, il primo Congresso Internazionale di Tango-Terapia, dove circa duecento studiosi e appassionati del famoso ballo, si sono riuniti due giorni discutendo delle virtù del tango come strumento per combattere stress, ansietà e depressione, ma anche per migliorare la circolazione cardiovascolare e ridurre il colesterolo. La stampa argentina, da molti decenni sensibile alle diverse forme di psicoterapia, ha pubblicato: «Quando balliamo un ballo d’abbraccio, intenso come il tango, si produce nel cervello l’ormone dell’oxitocina, che combatte l’ansietà e lo stress», ha spiegato ai congressisti Federico Trossero, un medico specializzato in Psichiatria Biologica, autore del libro “Tango-terapia” e a sua volta ballerino di tango.

E in Italia, il Messaggero pubblica: “Il cardiologo Roberto Peidro e il collega Ricardo Edgar Comasco, autori del libro “Con il cuore nel tango”, hanno illustrato i risultati di una ricerca da cui emerge che, se si balla il tango in maniera regolare, migliora la circolazione cardiovascolare e si riduce il colesterolo. I due ricercatori hanno al riguardo messo a punto un protocollo d’indagine per misurare determinati valori respiratori e cardiaci mentre si balla il tango, da cui sono emersi risultati «altamente positivi» per la salute dei ballerini.”

Ma il tango non è l’unico ‘trattamento’ che si può portare con sé in vacanza. Un altro valido ausilio per riflettere su di sé, sono i libri. Prescrivere un libro come ‘trattamento’ “aiuta la persona sofferente a riflettere su di sé, a potenziare le capacità cognitive ed emotive sviluppando risorse empatiche, acquisendo conoscenze ed elaborando strategie di gestione del disagio”, dice la Psicologa Rosa Minnino, studiosa di BiblioTerapia. Certamente bisogna fare attenzione tra l’autoprescrizione di un libro per curare una psicopatologia e l’ausilio di un libro che il Terapeuta affianca ad una terapia vera e propria.
«I romanzi – conferma al Corriere della Sera del 26 luglio 2008, Andrea Bolognesi, Psichiatra – specie i grandi della letteratura classica, sono miniere dove ognuno può trovare la nota cui accordare il suo cuore. Nella lettura dei romanzi entra in gioco l’identificazione coi personaggi. Questo meccanismo permette di “guardarsi dentro” senza auto-inganni, grazie a quella dose di indulgenza/complicità che, attraverso il personaggio, ci fa accettare nostri difetti, errori o conflitti.»

E poi naturalmente il Cinema. Nella sala cinematografica, oppure sul divano del bungalow in riva al mare, è sempre utile avere con sé alcuni film-salvataggio per i momenti difficili. Soprattutto nel Cinema, il meccanismo dell’identificazione è potenziato al massimo. I personaggi, buoni o cattivi dello schermo, permettono una facile proiezione delle nostre parti accettabili o non accettabili, mettendo in moto un processo liberatorio senza eguali. Nel libro “Manuale di Cinematerapia”, di Giampiero Ciappina e Paola Capriani, sono indicati dettagliatamente i processi trasformativi che possiamo ritrovare nella visione di film.

Alcune pellicole sono delle vere e proprie ‘Strutture di Problem Solving”, confezionati ed impacchettati in una ‘somministrazione’ di un paio d’ore. In altre parole, i personaggi di alcuni film si trovano ad affrontare problematiche che è facile estrarre dal contesto scenografico per renderle simbolicamente universali ed applicabili ai contesti quotidiani delle persone. Il lavoro ‘cinematerapeutico’ quindi si concentra sul valutare, approfondire e considerare, non tanto ‘Quali’ soluzioni vengono trovate (perché potrebbero essere troppo legate alla vita del personaggio), ma su ‘Come’ il personaggio trova delle soluzioni. Concentrarsi sul ‘Come’ permette alle persone di sentire che la storia rappresentata, dal punto di vista simbolico, è vicinissima ai propri contesti, alle proprie vicende. Anzi spesso le proprie situazioni sono realisticamente e perfettamente rappresentate sullo schermo. La Cinematerapia permette quindi una riflessione su di sé orientata a valutare realisticamente le proprie forze, a cercare di sviluppare nuove capacità e promuovere nuove competenze operative. Nella corso della visione del film, scatta un meccanismo di chiarificazione/illuminazione che fa esclamare: “Ma questo film è stato girato proprio per me!”.

Nel momento in cui la persona viene aiutata a rileggere il film – non soltanto per la trama evidente, ma soprattutto con una chiave simbolica che rende visibile la struttura di Problem Solving di quel determinato film – può scattare l’Eureka! Una sorta di improvvisa esegesi, un lampo in cui tutti gli oggetti orbitanti in maniera confusa, trovano un’impensata e fulminea pacificazione e chiarimento. E’ un modo rivoluzionario di risolvere le crisi paradigmatiche e di portare nella propria vita le strategie, le competenze e le soluzioni che si sono osservate e studiate sullo schermo. Anche qui vale tuttavia l’indicazione di saper distinguere tra una visione cinematografica a fini ‘ludici’ e una visione cinematografica a fini ‘trasformativi’.

E’ sufficientemente ovvio, ma vale la pena in ogni caso precisarlo, che qualunque forma d’Arte (Tango, Libro o Cinema) di per sé, da sola può produrre un effetto catartico e liberatorio, ma non è in grado di proporre un effetto trasformativo o addirittura ‘curativo’. Rimane tuttavia straordinariamente valida la considerazione per cui l’Arte occupa un posto davvero speciale nella vita degli uomini, sia quelli sensibili all’estetica, ma anche di quelli che si sentono concentrati soltanto sugli aspetti concreti e razionali dell’esistenza umana.

L’Arte infatti è preziosa non soltanto quando si fruisce di quella prodotta dagli altri. L’Arte – e in generale la Creatività – propongono metodiche uniche e straordinariamente rare: esse sono infatti la risposta che ha accompagnato l’umanità sin dagli albori del suo sviluppo e che caratterizza la nostra specie. Essa è una metodica a disposizione di tutti, e non solo delle persone cosiddette ‘talentuose’. L’Arte permette il contatto con il nostro profondo, apre alla grammatica dell’inconscio e dell’emisfero cerebrale destro: essa è un prezioso strumento per chiunque senta il desiderio di trovare soluzioni, di trovare risposte, di soddisfare in maniera autentica i propri bisogni profondi. Studiare la metodologia della Creatività diventa quindi utile non soltanto come espressione di fantasia, ma soprattutto come estrazione di capacità creative che si possono validamente applicare ai propri contesti quotidiani, umani, affettivi e professionali. In questo senso l’Arte diventa un metodo – a disposizione di tutti – per escogitare nuove soluzioni ai propri problemi emotivi, alle crisi esistenziali, alle questioni professionali.

L’Arte non è una semplice espressione di estro, miraggio o capriccio, ma è una precisa metodica di ingegno, al fine di escogitare soluzioni dove invece apparentemente le soluzioni sembrerebbero non esserci. Essa permette rendere possibile l’impossibile, di sintetizzare opposti che si fronteggiano, di inventare, costruire, ricucire e ritessere trame lacerate e nuovi tessuti. Capacità queste, che sono utili alle casalinghe come agli imprenditori, preziose per i genitori e per i figli. L’Arte è infine l’attrazione verso il bello, verso l’estatico, verso il sublime della vita. Essa è l’unica risposta efficace al problema del dolore e dell’angoscia dell’esistenza umana. L’Arte è un viaggio esistenziale interiore dove quello che conta non è il punto di partenza, ma il viaggio stesso, la relazione, l’acquisizione di senso e di significato. E oggi – così come già migliaia di anni fa – l’Uomo attinge alla Creatività, alla propria Intelligenza emotiva, alla propria Saggezza per affrontare le sfide della propria esistenza. E – creando – vincere l’angoscia della solitudine e della morte. Per arrivare a dire, come Dostojevski, che “… E’ la bellezza che salverà il mondo!”.

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