Fatti non foste a viver come bruti , ma per seguire virtute e conoscenza

Colpo di fulmine e ricerca dell’Anima gemella sembrano essere i modelli di relazioni propagandati dalla nostra cultura. Viene infatti incoraggiato da film e telefilm, libri e giornali, un modello di amore che è fondato sulla ricerca dell’anima che riempirà il nostro vuoto esistenziale. Il problema dell’Amore sembra ridursi al problema di trovare l’anima gemella, quindi si limita ad un problema di ricerca. Il Mito dell’Anima gemella è originato dal mito platonico delle Anime. Racconta Platone che, prima della nascita, le Anime vivano nell’Iperuranio in uno stato di armonia e completezza, uno modo di essere estatico determinato dal senso di interezza e perfezione. Alla nascita tuttavia, l’anima viene separata in un principio maschile e un principio femminile che vengono destinati a corpi diversi. Secondo Platone quindi il destino degli esseri umani ― se vogliono recuperare quel senso di interezza, perfezione ed armonia ― è quello di ritrovare l’anima che è stata separata al momento della nascita. La soddisfacente relazione di coppia è quindi sottoposta alla necessità di riunificare ciò che è stato separato.

Il mito platonico ― al di là della sua bellezza filosofica ed estetica ― è penetrato a tal punto nella nostra cultura che ne siamo completamente immersi. Esso tuttavia è fondato su un errore psicologico che provoca diversi conflitti relazionali. Infatti se il problema dell’Amore è quello di trovare l’anima gemella, l’energia delle persone viene concentrata sulla ricerca di qualcosa di esterno all’individuo. Il mito platonico induce nell’errore che la realizzazione dell’Amore è data dal trovare la persona giusta. Questo è un errore di proporzioni enormi che provoca grandi difficoltà nelle coppie. Infatti è come se un pittore pretendesse di trovare il paesaggio giusto prima di produrre la sua opera d’arte. Per evitare di cadere in questo errore è necessario rendersi conto che l’attenzione non deve essere concentrata all’esterno, bensì all’interno dell’individuo. L’Amore è una potenzialità e quindi non è sufficiente sapere di possederla: bisogna anche svilupparla ed allenarla, così come gli artisti ― prima di produrre la loro grande opera originale ― trascorrono moltissimi anni ad allenarsi, a studiare e a riprodurre le opere dei grandi artisti del passato.

Se il cuore è un muscolo che può essere allenato con la ginnastica e l’esercizio fisico, l’Amore ― ci dice anche Erich Fromm ― è un’arte che si apprende. Ogni individuo nasce con il desiderio di amarsi, di amare e di essere amato, ma queste sono solo potenzialità che vanno sviluppate. Ci sono grandi esempi nella storia di persone che hanno saputo allenare la loro capacità di amare, come Madre Teresa di Calcutta, il Mahatma Ghandi, Don Bosco: nelle loro biografie loro stessi dichiarano apertamente che la capacità di amare è come un muscolo. Più lo alleni e più grande sarà la capacità di amare. Per allenare la propria capacità di amare dobbiamo distinguere l’Amore dal Possesso. L’amore non ha nulla a che fare con il possesso: anzi, l’amore si può sviluppare solo quando la relazione è fondata sulla Libertà. Spesso dare la Libertà al Partner è una decisione dolorosa che crea conflitti interni proprio perché va in contrasto con il senso del possesso. D’altra parte è anche illusorio immaginare che una completa Libertà possa essere il fondamento di una relazione stabile.

È quindi importante valutare il proprio concetto profondo di fedeltà e lavorare perché la relazione sia basata su entrambi i livelli dell’amore: più sui desideri piuttosto che sui bisogni. Il primo livello è quello dei bisogni: essi sono comuni a tutti gli individui e sono il bisogno di sentirsi amato, il bisogno di cure e di attenzioni, il bisogno di comprensione e di calore umano. Questo livello ― pur essendo connaturato all’essere umano ― è quello che deve sempre essere tenuto sotto controllo. Infatti spesso può capitare che se un bisogno non viene soddisfatto dal partner, si avvi un processo di «pretesa», dove il partner «deve» assolutamente soddisfare il bisogno. Se gli individui rimangono a livello dei bisogni, il rapporto è destinato a diventare problematico. È quindi necessario sviluppare il secondo livello, quello dei desideri. Desiderare viene dal latino (de―sidereum, “guardare alle stelle”) ed è l’elemento che spinge l’uomo ad innalzarsi dalla proprie miserie. Guardare alle stelle significa alzare lo sguardo verso il Cielo, verso lo Spirito piuttosto che stare sempre a strisciare come vermi con il ventre sulla Terra.

Dice Dante Alighieri: «Fatti non foste a viver come bruti , ma per seguire virtute e conoscenza». Come possiamo tradurlo relativamente al nostro discorso? Significa che se rimaniamo a livello dei bisogni, il partner perde la sua libertà e diventa il mezzo che abbiamo trovato per soddisfare i nostri bisogni. Il partner non è più una persona: è un oggetto, uno strumento, un mezzo per ottenere quello che ci serve: senso di protezione, di cura e di attenzione. Il livello dei Desideri è quello che invece ci spinge verso le stelle, verso il livello dello spirito: ecco allora che il partner non è più solo un mezzo per soddisfare i pur legittimi ed umani bisogni, ma è invece un’opportunità per sviluppare la capacità di amare che supera i limiti umani, l’opportunità di vivere l’amore come dono e non come pretesa, l’opportunità di voler crescere e svilupparsi insieme ad un’altra persona, felici della sua felicità. Possiamo distinguere Innamoramento e Amore proprio dalla capacità con cui esercitiamo la nostra capacità di amare. Per innamorarsi non serve nulla: è istintivo ed è l’espressione dei nostri bisogni di calore e di sesso.

Per passare invece ad una relazione stabile bisogna avere la forza di passare al livello di decisionalità, di progetto di coppia, dove invece l’istinto non è più sufficiente e bisogna invece allenare la propria capacità di amare.

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Giampiero Ciappina
Direttore dell'Istituto Solaris - Sophia University of Rome. Allievo del Prof. Antonio Mercurio. Psicologo, Psicoterapeuta, Antropologo cosmoartista, Counselor Trainer della FAIP Counseling. Ha scritto otto libri, centinaia di articoli per molte riviste, tenuto numerose conferenze e partecipato a molti congressi nazionali e internazionali.

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