Non esistono scorciatoie per donarsi la propria innocenza

Certo, non sarebbe male se a un tratto ci potessimo cancellare tutto di dosso o, per prescrizione dei termini, tornare all’innocenza di un tempo. Se pure questo fosse possibile, ciò forse potrebbe soddisfare coloro che hanno qualche conto in sospeso con la giustizia, ma non potrebbe certo bastare a chi invece vive la propria esistenza cercando un benessere autentico e profondo, una qualità di vita sopraffina capace di creare bellezza per se e per gli altri. Viviamo in un’epoca dove l’essere umano oscilla sostanzialmente fra due posizioni: il ritenersi esente da alcuna responsabilità oppure il sentirsi schiacciato dai sensi di colpa e immeritevole di qualunque gioia. D’altronde se concepiamo la punizione o l’espiazione, come le sole possibili risposte all’assunzione di responsabilità rispetto a una nostra eventuale colpevolezza, non vedo per quale motivo ci si dovrebbe addentrare in un processo senza fine. Un’altra via d’uscita, anch’essa molto percorsa, potrebbe essere quella di attribuire la propria colpa a un capro espiatorio e questo certo allevierebbe nell’immediato il nostro malessere, salvo poi ritrovarci sistematicamente a confronto con la nostra miseria esistenziale.

Ma quando entriamo in contatto con i nostri sensi di colpa, è sempre perché abbiamo un’effettiva colpa verso qualcosa o qualcuno? Sappiamo che i sensi di colpa sono un derivato diretto del nostro Super Io che sin dalla più tenera età ha fatto propri i precetti, le proibizioni e le aspettative genitoriali. Sono la nostra cartina di tornasole per capire dove abbiamo superato i limiti, attraverso tutte quelle sensazioni di timore, vergogna, inadeguatezza che spesso avvertiamo nei confronti di noi stessi quando riteniamo sbagliato il nostro comportamento e pertanto perseguibile di punizione o giudizio da parte degli altri. E’ quindi uno stato d’animo e condizione dell’essere radicatosi nella comprensibile paura infantile di perdere l’amore e l’accettazione dei genitori. E’ però necessario distinguere il senso di colpa, con il quale spesso ci imbattiamo, dal concetto di colpa reale, che invece ha a che fare con la nostra resistenza a prendere in mano la nostra vita e a occuparci del nostro sviluppo orientato a renderci persone capaci di amarsi, amare ed essere amate nella libertà e nella verità.

Questa è una colpa che non deriva dal fatto di non essere così come gli altri ci vorrebbero ma è la nostra responsabilità effettiva nei confronti di noi stessi perché incapaci di prenderci cura di noi, di ascoltarci profondamente, di conoscerci e sviluppare le nostre potenzialità. Tale colpa ha quindi due direzioni: verso se stessi perché mutila lo sviluppo personale, e verso gli altri, che soffrono le conseguenze della mancata autonomia di una tale persona nella comunità. Ne consegue che chi rifiuta di intraprendere e sviluppare un lavoro per rafforzarsi e aumentare la propria autonomia e benessere, perseverando in una condizione esistenziale di dipendenza, commette una colpa effettiva. Tanto più ci si aliena da se stessi e dalle proprie responsabilità, tanto più cresce il senso d’insoddisfazione che, sia a livello individuale sia sociale, si esprime attraverso fenomeni autodistruttivi. Ma non è affatto semplice comprendere il confine esistente tra il senso di colpa e la colpa reale. Certo è che dietro un senso di colpa esiste sempre una colpa reale: quando allora percepisco quel senso di ansia e oppressione, misto a insoddisfazione o tristezza che mi attanagliano e spingono in una condizione di ridotta vitalità, cerco di domandarmi quali possano essere le mie colpe reali e come io stia agendo, più o meno consapevolmente, contro me stessa.

Questo ci aiuta a rimetterci in una prospettiva di lealtà nei confronti di noi stessi e soprattutto ci aiuta ad assumere un atteggiamento di riparazione rispetto alle nostre responsabilità mancate. Se infatti usciamo dall’idea di nasconderci o punirci, ma costruiamo una capacità creativa rispetto alla realizzazione di noi stessi, stiamo costruendo le solide fondamenta della nostra evoluzione. Forse non è mai esistito un tempo in cui siamo stati tutti innocenti e nemmeno soluzioni brevi per assolverci rapidamente, ma quello in cui è importante credere oggi è la possibilità di utilizzare il riconoscimento della nostra responsabilità come coraggioso punto di partenza per indurci a migliorare la qualità della nostra vita e renderci capaci di donarci una nuova innocenza.

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