l’amore per sè è la risposta al dolore

Il rifiuto è una delle cose più temute, più evitate e più dolorose che possa vivere un essere umano. Solitamente è una sensazione che si ‘riaggancia’ a vissuti simili già provati molto indietro nel tempo. Si ricollega probabilmente alla nostra natura di mammiferi bisognosi di cure esclusive da parte dell’adulto della specie per un lungo periodo all’inizio della nostra vita. A quell’epoca essere rifiutati o abbandonati significava morte sicura. Oggi, da qualche parte nel cervello, è rimasta un’informazione errata che influenza la nostra esistenza. La paura del rifiuto ed il grande dolore che esso causa vengono spesso negati, rimossi, evitati, sminuiti, spostati su altre emozioni. La grande attrice americana Susan Sarandon racconta in un aneddoto molto carino di come all’inizio della sua carriera lei festeggiasse ogni provino andato male, ogni rifiuto, ogni ‘no grazie, cerchiamo altro’. Quando era ancora molto povera si accontentava magari di un semplice avocado per cena e poi man mano si regalava dei veri e propri festeggiamenti al ristorante…sapeva che non doveva negare il dispiacere di quei NO ma decideva di farsi coraggio, di amarsi e ‘allenarsi’ ad accettarli: male che le andava si godeva una bella cenetta tutta per sé! Come dire, il dolore del rifiuto è un retaggio troppo profondo per pensare di poterne essere immuni ma la decisione di cosa farne può essere uno spartiacque tra un vortice di negatività o un esercizio di amore per sé.

Come tutti i dolori e gli ostacoli che si presentano lungo il nostro cammino se portato alla consapevolezza e integrato amorevolmente anche il rifiuto può fortificarci molto e fare di noi vere ‘stelle di successo’ delle nostre vite.

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