Sistema nervoso ed Emozioni

Le connessioni tra il Sistema Nervoso Autonomo e l’emotività sono sempre più riconosciute non solo dalla ricerca scientifica ma anche dai medici di base e dagli specialisti. Emozioni come la paura o la rabbia possono attivare zone cerebrali e midollari che presiedono a funzioni anche molto complesse. Sudorazione, tachicardia, aumento della frequenza respiratoria, irrigidimento della muscolatura scheletrica, afflusso del sangue dalla periferia agli organi interni, sono alcune delle normali reazioni fisiologiche ed autonome del corpo all’emozione della paura, che ancestralmente dovevano preparare l’organismo alla fuga, alla lotta e a reagire a qualche ferita superficiale. Ma cosa accade quando l’emozione non è legata ad un particolare e circostanziato momento, ma diventa cronica? Cosa accade quando, per una qualche ragione, un intero periodo o particolare momento della vita l’individuo è dominato da una specifica emozione? Prendiamo il caso di una persona che per una qualunque ragione è molto arrabbiata. Le ragioni di questa rabbia possono essere tante, ma spesso non tutte sono chiaramente riconosciute dalla persona stessa.

Spesso molte ragioni della rabbia sono inconsce o semplicemente lontane nel tempo e non sempre la persona è in grado di discernerle con obiettività ed immediatezza. Ne consegue che spesso – paradossalmente – capita che una persona NON SA di essere arrabbiata. Può capitare che la mente della persona sia del tutto tranquilla, o magari non così angosciata da far supporre che nascosta, rimossa, o repressa vi sia della rabbia. Nel corpo, tuttavia il SN ha già inviato agli organi bersaglio i suoi messaggi ormonali ed elettrici, ed i tessuti ed i muscoli hanno già cominciato a reagire. L’organismo riceve dei messaggi e si prepara – come tutti gli animali – ad affrontare la fuga o la lotta. Nel nostro mondo moderno, tuttavia, la persona raramente dovrà effettivamente lottare o fuggire: ma il nostro organismo tutto questo non lo sa. Capita così che la muscolatura scheletrica rimanga contratta a lungo ed i messaggi ormonali continuino a colpire l’organo bersaglio in attesa di una risposta di feedback: nell’organismo continuano a circolare grandi dosi di sostanze come ad esempio l’adrenalina, l’istamina ed una grande quantità di emoglobina.

Alcuni organi possono dunque essere colpiti da una dose eccessiva e continuata di un determinato ormone o neurotrasmettitore. E’ il caso della mucosa dello stomaco, del colon, e del fegato, solo per citarne alcuni. Lo stomaco – per esempio – sotto l’effetto di una rabbia inconscia può rimanere contratto e continuare a produrre acido cloridrico come se si trovasse di fronte ad una digestione da concludere in fretta. La grande quantità di acido presente è eccessiva rispetto a quella necessaria per digerire i cibi, e la parte che non viene neutralizzata con la digestione rimane attiva dentro lo stomaco con il risultato di aggredire e bruciare i delicati tessuti della mucosa o addirittura le pareti stesse dello stomaco. Ecco allora che alla nostra persona (inconsciamente) arrabbiata viene diagnosticata una gastrite. Purtroppo, molto spesso osserviamo persone che invece di curare la causa del loro male, ritengono di far bene curando solo il sintomo. E’ come se invece di curare un’influenza si badasse unicamente a far scendere la febbre. Curare una gastrite non è sufficiente: bisogna curare la rabbia, scovarla, comprenderla e trovare una via d’uscita creativa per il carico emotivo che vi è legato. Una buona qualità della vita si costruisce aggredendo e trasformando sistematicamente quelle parti della nostra psiche che ci impediscono di godere appieno della nostra vita. Anche una gastrite può essere una cosa positiva, se la leggiamo come un segnale che il nostro corpo ci lancia affinchè ci prendiamo cura di quel legame profondo che lega indissolubilmente anima, corpo e spirito.

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