Il pensiero condiziona l’azione…. l’azione rafforza il pensiero. (parte II)

Nella mia precedente uscita, ci eravamo lasciati con dei quesiti ai quali avevo chiesto ai lettoti delle pagine di “Solaris” di riflettere, ed eventualmente per chi ne avesse voglia, di rispondermi . Ho visto con piacere che in molti hanno letto l’articolo e che ci sono stati anche dei commenti, da me tutti molto apprezzati. Eccomi quindi qui per continuare insieme a voi questo dialogo, che sono convinto, sia motivo di crescita personale per tutti noi. Sono del parere che il confronto con i nostri simili, in un contesto di rispetto reciproco delle proprie idee, sia vantaggioso e sicuramente costruttivo. Inoltre ci pone nella condizione di essere diversamente percettivi rispetto allo schema comportamentale al quale siamo abituati a rispondere e che ci vede, il più delle volte, considerare la realtà che ci circonda solo esclusivamente dal nostro punto di vista. Solo dalla nostra prospettiva.

Vorrei partire oggi proprio da questo concetto: La differenza tra la realtà soggettiva e quella oggettiva. Come molti di noi conosceranno sicuramente, ogni essere umano si è creato una sua “mappa mentale”, per cui tutto quello che facciamo è frutto di esperienze passate, di quanto abbiamo imparato direttamente o indirettamente. La teoria della “Gestalt” (di F. Pearl) ha messo in risalto proprio questo aspetto, spiegando come il nostro presente ed il nostro futuro siano condizionati dal nostro passato. Naturalmente, come mi è capitato di sentire in un talk-show televisivo, ed in particolare da parte del prof. Morelli (psichiatra), è stato anche evidenziato come il passato non esista. Anche questo è vero. Tutto è generato dalla nostra mente. Ciò che conta è il presente. Ma anche il presente, diventa passato in meno che se ne dica. Purtroppo però per coloro che soffrono di “FOBIE” specifiche, come la paura di prendere l’ascensore, non è sufficiente dire: “guarda che tutto quello che stai generando nei confronti di questa cosa è inutilmente allarmante. Non c’è nessun pericolo oggettivo”.

Il problema è che l’individuo colpito da questo forte stress, non riesce a razionalizzare ciò che gli accade in quel determinato momento. Provate infatti a chiedere ad una persona che ha la fobia degli ascensori, di pensare per un attimo di rimanerne bloccata all’interno. Seguite la mimica del suo viso. Vi renderete conto che qualcosa nella sua espressione, nel suo respiro, ed in qualche altro atteggiamento, si modificherà. Anche la semplice voglia di cambiare discorso ed allontanare quell’immagine e quelle sensazioni che sono associate all’evento che la disturba, è un segnale che ci permette di valutare come l’essere umano, vive purtroppo in relazione con eventi del suo passato. Quanto accadutogli in passato ha creato delle vere e proprie neuro-associazioni, pronte a far scattare un programma specifico comportamentale ed individuale ogni qualvolta queste vengano stimolate.

Tutte le informazioni che immagazziniamo dentro di noi, passano attraverso dei filtri, che sono i nostri occhi, le nostre orecchie, la nostra bocca, il nostro naso, la nostra sensibilità cutanea. Naturalmente sto parlando dei nostri cinque sensi: Vista, Udito, Gusto, Olfatto, Tatto. Questi “sensori” catturano le informazioni e, attraverso il sistema nervoso, mandano degli stimoli al nostro cervello, il quale elabora e decodifica i segnali ricevuti, inviando una risposta sotto forma di “impronta o modello comportamentale” per cui, ogni volta che tali codici verranno stimolati, internamente e/o esternamente, scatterà un programma comportamentale che ci farà fare cose in modo automatico e/o irrazionale.

Pertanto la percezione soggettiva diventa, come nel caso della fobia sopra presentata, qualcosa di talmente reale per l’individuo colpito. La realtà oggettiva, che potrebbe essere quella di dimostrare dati alla mano, che lo stesso individuo non può correre nessun rischio nel caso prendesse l’ascensore, diventa per il soggetto colpito dalla fobia, un elemento irrilevante. Al novantanove per cento, non prenderà l’ascensore. Ma se ciò dovesse accadere, una volta dentro, provate a prendergli il polso per sentire i battiti del suo cuore. Li troverete sicuramente accelerati.

Ho utilizzato l’esempio di una fobia per evidenziare meglio, mi auguro, il concetto di soggettività e oggettività. Vorrei però fare un ulteriore tentativo. Mi piace sempre essere il più esaustivo possibile e proprio perché tengo in considerazione il fatto che ognuno di noi ha una sua strategia mentale nel rappresentarsi le cose, desidero coinvolgere tutti voi in un esercizio, che potrebbe aiutarmi a spiegare ancora meglio, la tematica oggi affrontata. L’esercizio è molto facile. Tutti conoscete un monumento storico quale il “COLOSSEO” (l’anfiteatro Flavio) della città di Roma. Vorrei semplicemente che lo descriveste, considerando quale potrebbe essere la sua altezza, il suo diametro, cosa vi fa pensare il solo fatto di guardarlo, quali dettagli vi colpiscono, quali sono i suoi colori, ecc. . Naturalmente non serve una ricerca su internet o su qualche libro specifico. Vorrei solo che vi esprimeste in modo istintivo rispetto a quello che ricordate e/o che immaginate in relazione all’oggetto che vi ho fornito per l’esercizio.

Potrete rispondere attraverso la finestra dei commenti dell’articolo. Grazie a tutti voi e buona giornata. Alla prossima uscita.

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