Dalla proposta di legge nazione di Lucchese alla regolamentazione regionale a settembre

Il convegno tenutosi a Firenze lo scorso 29 maggio 2003 con l’on. Lucchese per discutere sulla sua proposta di legge al riguardo delle medicine e pratiche non convenzionali si è concluso con due eventi di rilevata importanza.

– Il primo è che l’on. Lucchese dopo essere arrivato in ritardo di circa un ora “si è dovuto assentare” dopo circa un’altra ora a causa del ballottaggio che si sarebbe tenuto a distanza di qualche giorno nella provincia di Trapani, lasciandoci così a dicutere, nuovamente da soli o quasi dato che comunque vi era un rappresentante della regione Toscana ed una significativa presenza dei Verdi, forti sostenitori e promotori di questo evento.

-Il secondo punto, a nostro giudizio molto più importante è che il convegno si è chiuso con l’intento di inviare all’onorevole Lucchese una serie di emendamenti. Tale appello è stato fortemente impugnato dal CoLap (coordinamento Libere Associazioni Professionali). E’ stato infatti movimentato il tavolo del sociale e sanitario che in questi giorni sta discutendo la formazione di una serie di emendamenti da inviare all’onorevole Lucchese che anticipatamente è stato contattatto direttamente e che SI E’ MOSTRATO FAVOREVOLE A DISCUTERE CON NOI EVENTUALI PROPOSTE.

Riteniamo che questo sia per noi un passo notevole verso una legge più equa e giusta. Questo articolo vuole in un certo senso oltre che a dare un’informativa su quanto sta accadendo, essere anche un appello alla collaborazione per un intento comune. Durante il convegno a Firenze, seppur con forte emotività che mi ha impedito di esser fluido nell’esporre mi sono appellato alle associazioni e scuole a creare un fronte unico, a creare una suono unisono che potesse essere meglio udito da Lucchese, con rammarico mi rendo conto che questo appello non è stato ben recepito ne tantomeno captato da coloro che dovrebbero essere i diretti interessati. Mi auguro di non sentire da quelle bocche voci di dissenso qualora la legge non dovessere esser equoa dato che essi per primi non si sono mobilitati in questo ultimo sprint, vuoi perchè esausti da una lunga lotta, vuoi perchè in un certo qual modo non sono favorevoli ad una regolamentazione.

Cosa porta in definitiva questa legge? come distribuisce le competenze? quali sono le richieste che attualmente il Tavolo sociale e sanitario del CoLap sta delineando?

Facciamo brevemente un pò di storia, a livello parlamentare sono state presentate diverse proposte di legge fin dal lontano 1989.
Nella precedente legislatura una serie di proposte di legge per regolamentare le diverse discipline non convenzionali sono confluite in un teesto unico. Il testo unificato della proposta di legge “Disciplina delle terapie non convenzionali esercitate da medici” (n°3891), relatore il deputato On. Paolo Galletti, è stato licenziato nel luglio 2000 dalla commissione Affari Sociali della Camera ed è quindi passato all’esame delle diverse commissioni competenti, dove a ricevuto un parere sostanzialmente favorevole e anche una serie di emendamenti che però non modificavano in modo significativo l’impianto della legge. La proposta di legge, che ha accolto molte delle modifiche richieste da associazioni e singoli operatori ed emendamenti proposti da tutte le forze politiche, è quindi ritornata alla Commissione Affari Sociali che in seduta redigente, non è però riuscita a discute tutti gli emendamenti emersi del corso della discussione nelle altre commissioni prima della chiusura della legislatura. Nella presente legislatura sono ben18 le proposte di legge. La XII Commissione ha nominato relatore l’On. Lucchese e sono state avviate lunghe e impegnative audizioni, mai nessun’altra proposta di legge ha contato collaborazioni con circa 150 associazioni di settore, 400 operatori ascoltati e ben più di 7000 le persone incontrate nel corso di vari incontri paralleli. Notiamo con soddisfazione un chiaro impegno istituzionale in merito.

Ma cosa non quadra nella proposta Lucchese?
Ad esempio:
– non vi è una distinzione per l’iter formativo delle medicine complementari, non esiste differenza fra Medicina Ayurvedica o Medicina Cinese, tra Omeopatia o Osteopatia. Ognuna di esse ha propri criteri, diversi contenuti e quindi non è accettabile generalizzare sul periodo di studio di tali medicine
– l’art.6 porta a formare corsi di post-lauree per il rilascio di un diploma in esperto delle professioni sanitarie non convenzionali. E chi esce dalle scuole superiori non ha diritto? non è menzionata questa esigenza ma viene salvaguardato soltanto quel gruppo di medici che con un eventuale specializzazione in agopuntura o altro potrebbero trovare occupazione. Senza contare che arrivano da un iter di formazione che con l’approccio proprio delle medicine complementari ha ben poco da spartire, eccetto rari casi.
È ingiustificabile dare quindi la possibilità soltanto ai laureati in medicina, è democratico che anche un ragazzo uscito dalle superiori possa accedere alla formazione, trovo giusto creare dei corsi di laurea di medicina complementare ma che partano direttamente con i principi che le caratterizzano e senza distorsioni,
– è strano il tempo dei 3 mesi per istituire corsi di laurea (art.23) quando ancora non sono riusciti a gestire le nuove figure sanitarie, sono curioso di vedere come faranno,
– Non sono dettati criteri di accreditamento delle associazioni (art. 2), non si trovato i compiti istituzionali di tali associazioni di riferimento salvo la partecipazione alla commissione per la formazione di 6 membri designati non si sa come e senza la commissione non può essere definito l’ordinamento didattico.

Per quanto riguarda nello specifico le Pratiche complementari quali Naturopatia, Shiatsu, Riflessologia e Pranoterapia invece: – Non è spiegato con quale criterio si voglia testare la capacità di direzionare i flussi energetici o con quale strumento determinarne la quantità,
– Inserire il Naturopata o lo Shiasuko o il Riflessologo nell’ambito sanitario credo che sia un modo per deviare quegli che sono gli intenti di queste figure, credo che sia più opportuno che queste appartengano al sociale dato che non curano, non fanno prevenzione, ma aiutano la persona a prendere atto del proprio stile di vita permettendole, tramite l’autoresponsabilizzazione e la presa di consapevolezza, di trovare la giusta via per guarire.
Tali figure educano allo star bene e quindi dovrebbero appartenere al sociale.

Queste domande ed altre sono alcune che il Colap con il Tavolo Sociale Sanitario stanno discutendo per presentare delle proposte concrete all’On. Lucchese.

Con il presente articolo vogliamo fare appello su quanto stiamo facendo e chiediamo osservazioni utili e serie affinché si possa dare il meglio.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here