Review bibliografico

Il nostro precedente articolo sull’Ortocheratologia ha riscosso un notevole successo, attestandosi come primo articolo di Solaris, con quasi 600 visite in un solo mese di pubblicazione. Inevitabilmente, abbiamo ricevuto anche alcune critiche, in particolare quella di un medico che ci ha rimproverato di aver fornito informazioni non supportate da studi scientifici, sfidandoci a indicare dei riferimenti bibliografici e sottintendendo che questi riferimenti non esistono, ma soprattutto arrivando a scriverci che chi opta per questa soluzione è animato “da ignoranza o da mala fede”. In calce al nostro presente articolo abbiamo riportato la bibliografia di oltre quaranta lavori scientifici trovati su PubMed (il portale che indicizza tutti gli articoli scientifici pubblicati in campo medico ed è liberamente consultabile da tutti all’indirizzo http://www.ncbi.nlm.nih.gov/entrez/query.fcgi?db=PubMed), quindi pensiamo di poter rispondere che l’ignoranza e la mala fede non sono certo state da parte nostra e che é incauto criticare qualcosa che non si conosce. La ricerca scientifica dovrebbe essere animata da uno spirito di libertà e di creatività a vantaggio di NUOVE soluzioni e non solo limitarsi a propagandare quelle vecchie, cosa che fa sospettare sia viziata da interessi economici (“mala fede” per usare le stesse parole) o ottusità mentale (la vera e sola “ignoranza” irrimediabile).

Per non annoiare i lettori con un elenco di articoli, abbiamo pensato di commentare i più interessanti, in particolare quelli che si riferiscono ai possibili effetti collaterali della terapia. Uno studio condotto in Cina ha seguito 54 adolescenti per 6 mesi con la metodica dell’Ortocheratologia e ha riscontrato una riduzione della miopia fra 1.25 e 5.00 diottrie (3.00 in media), soprattutto durante le prime due settimane di trattamento, poi i risultati si sono stabilizzati. Importante notare che le lenti vanno portate tutte le notti e che siccome le prime due settimane sono cruciali per il miglioramento, è necessario portarle anche qualche ora di giorno e fare frequenti controlli. Ottenuto il risultato sarà necessario portare le lenti (cambiandole circa una volta ogni 18 mesi, a seconda dei casi) tutte le notti per mantenere il risultato. Quali sono allora i vantaggi del trattamento? Secondo lo studio citato lo spessore della cornea e l’endotelio sono rimasti immutati, quindi le lenti non creano danni, tuttavia alcuni altri studi riportano di ulcere corneali o infezioni, ma come casi isolati (esattamente sovrapponibili a una suscettibilità individuale a qualsiasi tipo di lenti).

Secondo noi il vantaggio maggiore sta nel fatto che portando le lenti di notte (quando l’occhio è chiuso, dopo essersi struccate, senza rischio di venire a contatto con smog e polveri) si riducono moltissimo i rischi di diventare intolleranti alle lenti, inoltre di giorno l’occhio è libero e non capita mai di avere qualcosa che si infila sotto la lente, dando fastidio e costringendo la persona a interrompere la sua attività per togliere e pulire le lenti: dormendo le lenti non danno alcun tipo di fastidio (in quanto la palpebra chiusa le schiaccia contro l’occhio), di giorno l’occhio é libero e può respirare e umettarsi in modo ottimale. Inoltre le lenti usate per l’Ortocheratologia sono di tipo rigido e molto più gas permeabili delle lenti normali, quindi permettono di far penetrare l’ossigeno e soprattutto creano per la loro rigidità un serbatoio di liquido lacrimale fra la lente e l’occhio. Tra gli effetti collaterali lo studio cinese ha trovato circa in un caso su cinque una leggere induzione di astigmatismo. Altri studi hanno confermato i risultati positivi nella riduzione della miopia, sottolineando il carattere TEMPORANEO (per questo è necessario ogni notte portare le lenti, perchè di giorno la cornea gradualmente ritorna alla sua posizione), ma non accennando neppure al rischio dell’astigmatismo indotto.

A nostro modesto parere il fatto che la riduzione sia temporanea indica che non viene causata nessuna alterazione irreversibile dell’occhio e in ogni momento, sospendendo il trattamento, è possibile ritornare esattamente alla situazione di partenza: questo secondo noi è un grande vantaggio, perchè nel caso di possibili e rarissimi effetti collaterali è sufficiente sospendere subito il trattamento. Nel caso della chiurgia laser, invece, l’occhio viene privato di una parte di cornea, esponendo il paziente a rischi ben maggiori. Sul sito www.naturalismedicina.com è presente nel numero di gennaio 2002 un articolo che illustra tutti i rischi connessi a tale operazione, attualmente la più consigliata dagli oculisti: anche questa mi sembra la dimostrazione evidente che la cosiddetta scienza ufficiale non sempre offre le soluzioni migliori e maggiormente prive di effetti collaterali, salvo attaccare ogni nuova soluzione che vada a intaccare gli interessi economici delle soluzioni vecchie. Alcuni studi fra quelli citati si sono chiesti quale sia il meccanismo che permette all’Ortocheratologia di ottenere una riduzione della miopia e hanno concluso (anche se non tutti sono concordi e la discussione è ancora aperta) che le lenti favoriscono una iniziale ridistribuzione del tessuto corneale, piuttosto che un totale rimodellamento della cornea.

Uno studio condotto dalla prestigiosa e autorevolissima British Orthokeratology Society ha portato a risultati a dir poco entusiastici, definendo l’Ortocheratologia e la tecnica delle lenti a geometria inversa un progresso di enorme portata: grazie alle nuove tecniche di topografia corneale (un esame che viene effettuato preliminarlmente al trattamento per determinare quanto e in che modo è possibile ridurre la miopia NEL SINGOLO CASO) l’Ortocheratologia viene definita la tecnica che può rapidamente ridurre grandi livelli di miopia con maggiore predicibilità. Altri studi non concordano con questa definizione, soprattutto sul fatto che sia precibile (ovvero che sia possibile stabilire PRIMA del trattamento di quanto e come verrà ridotta la miopia), ma questi studi più critici verso la metodica sono stati eseguiti su un basso numero di casi e soprattutto considerano un criterio di non predicibilità il fatto che la riduzione sia temporanea, cosa francamente ridicola, come se volessimo affermare che l’anestesia che ci fa il dentista non è predicibile perchè dura poche ore e non tutta la vita! In conclusione, pensiamo di poter affermare, in attesa di ulteriori studi scientifici che ci smentiscano, che l’Ortocheratologia è una tecnica sicura, di facile applicazione, con risultati certi e prevedibili prima di dare inizio al trattamento, in modo che chi si accosta alla tecnica può sapere fin da subito quali saranno i suoi miglioramenti e decidere liberamente se sottoporsi al trattamento, a differenza di altre tecniche (occhiali e laser, per esempio) che non danno equivalenti garanzie, soprattutto sul lungo periodo.

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