L’evoluzione della coscienza umana verso la coscienza planetaria Non abbiamo mai dubitato che un piccolo gruppo di cittadini attenti e impegnati possano cambiare il mondo. In verità questo è quanto è sempre accaduto. Margaret Mead Da millenni, o meglio dall’inizio stesso della civiltà umana ogni razza, ogni popolo, praticamente ogni gruppo di individui, ha creato intorno a sè una propria cultura, arte, filosofia e religione, nella maggior parte dei casi in aperto conflitto con tutte le altre.

Negli anni settanta Jim Lovelock propose alla comunità scientifica internazionale l’Ipotesi Gaia, che considerava il nostro intero pianeta come una sorta di organismo vivente e cosciente. Come noi siamo formati da migliardi di cellule, differenziate in sistemi fisiologici profondamente interconnessi tra loro, Gaia è formata da migliardi di esseri viventi di tutti i regni della natura che sono i suoi organi e le sue cellule. Per meglio comprendere il ruolo dell’attuale umanità che sembra comportarsi come la mente nevrotica e distruttiva del pianeta e le sue reali potenzialità di trasformarsi in una vera coscienza planetaria, dobbiamo semplicemente considerare che quello che accade a livello globale è solo la proiezione di massa dello stato interiore dell’essere umano. Un uomo malato e diviso crea intorno a sè un mondo malato e diviso. La coscienza planetaria accadrà solo quando l’essere umano ritroverà la sua unità interiore e la sua salute globale attraverso una nuova consapevolezza spirituale di sè e dell’esistenza. Oggi sul nostro pianeta convivono due culture, una orientata al passato, alla conservazione della tradizione, e chiusa ad ogni forte rinnovamento, e una seconda, sorta da una nuova consapevolezza, che, pur conservando ciò che di valido e prezioso il passato ci ha dato, nutre una evidente spinta per un rinnovamento globale, in cui i valori di fondo siano universali e spirituali, orientati al benessere collettivo e alla comprensione della delicata rete di equilibri che legano ogni essere vivente della Terra, dall’ameba alle foreste.

Villaggio globale è un termine coniato dal sociologo Mac Luhan per indicare la visione dellÆintero pianeta aperto, libero, senza più frontiere. Il concetto di Villaggio Globale come cittadella della nuova cultura, costituisce uno dei più significativi archetipi della cultura planetaria emergente, che alcuni chiamano New Age o Aquariana, basata sui sentimenti di fratellanza e sorellanza, di cooperazione, di co-evoluzione spirituale, di profondo rispetto per ogni essere vivente del pianeta. Questi profondi sentimenti hanno trovato realizzazione nelle grandi comunità-villaggio di Findhorn in Scozia, di Auroville e di Poona in India, di Esalen e della Farm negli USA, di Rysovo in Russia, Crystal Water in Australia, di Gyurufu in Ungheria, di Lebensgarten in Germania, solo per citare le più conosciute. In Italia esiste un Villaggio Globale a Bagni di Lucca la “Città delle Acque”, dove si uniscono la medicina olistiche, la nuova scienza, l’ecologia, lo sviluppo del potenziale umano in una visione spirituale che abbracci tutte le religioni della Terra. “La religione del futuro sarà una religione globale. Dovrà trascendere un Dio personale ed evitare dogmi e teologie. Abbracciando insieme il naturale e lo spirituale, dovrà essere fondata su un senso religioso che nasce dall’esperienza di tutte le cose, naturali e spirituali come facenti parte di un’unità intelligente” . A. Einstein.

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