Medicina Cinese e Scientifica: punti di contatto e di divaricazione

La medicina scientifica basata sul modello sperimentale e su sistemi di tipo deduttivo, poco sembra avere in comune con i sistemi guaritori e medici tradizionali, sia di tipo magico-soteriologico che strutturati attraverso visioni filosofiche affatto particolari e di tipo squisitamente empirico e fenomenologico[1].Mentre la scienza medica procede attraverso studi d’evidenza clinica le medicine tradizionali o complementari percorrono sovente vie diverse come studi aperti e non controllati, segnalazioni di casi singoli, ecc.[2] Esistono ampie differenze di scopi, di linguaggio ed anche concettuali fra medicina scientifica e Medicina Tradizionale Cinese (MTC), ma, riteniamo, molto spesso più enfatizzate di quanto strettamente necessario[3] .

A titolo di pure e esempio segnaliamo che, le apparenti differenze nei concetti di salute e di malattia sono emerse in modo radicale solo negli ultimi decenni e da quando la medicina scientifica ha assunto uno stretto e forse troppo rigido carattere statistico. Se ci riferiamo agli elementi-base del pensiero medico occidentale (ovvero scientifico) [4] e di quello che informa la medicina orientale[5] non troviamo grandi differenze. Per entrambi i metodi tutti gli organismi viventi che si ritrovano in un certo ambiente sono esposti ad innumerevoli influenze di ordine fisico, chimico e biologico. Per questo motivo le strutture e le funzioni si modificano incessantemente lungo l’arco della vita e, come proprietà prioritaria degli esseri viventi, si registra un adattamento funzionale alle influenze esterne garantita da sistemi, più o meno complessi, di “autocontrollo” e di “omeostasi”[6] [7] [8]. Ovviamente le possibilità d’adattamento (e quindi di conservazione della salute) degli esseri viventi) non sono inesauribili e, di là da certi limiti, l’organismo non può modificare l’intensità delle proprie funzioni e tende o a rimanere nello stato di massima prestazione o a regredire da questo e a modificare, in modo progressivo, il proprio ambiente interno.

In questo modo sia per la medicina scientifica che per le medicine tradizionali, lo stato di salute deriva da un equilibrio ideale, equilibrio molto plastico ed instabile, con oscillazioni incessanti attorno ad un valore basale [9] [10] [11]. Tuttavia, negli ultimi trenta anni, l’affermarsi, nel mondo scientifico e sperimentale, del determinismo statistico (nel tentativo di identificare i valori normali e patologici di una qualsiasi variabile inserita in curve gaussiane), al termine di salute si è, di fatto, sostituito il termine di “normalità” e a quello di malattia quello di “anormalità”, il che, pur valido sotto il profilo matematico, induce a considerazioni molto ampie, critiche e con numerose riserve. Passata da assunti biologici a contenuti statistici la medicina scientifica, dagli anni sessanta-settanta, ha sostituito alla definizione di salute quello, più agevole di “stato normale”, creato, in definitiva, attraverso un’analisi matematica dell’intensità dei fenomeni[12] [13].Secondo questo ormai diffuso modo di vedere l’idea di malattia deriva da uno spostamento di un carattere da un valore di normalità individuato statisticamente, ad un valore diverso che, lungi dall’implicare una perturbazione d’equilibrio ideale o desiderabile per l’individuo, finisce per costituire l’unico parametro di riferimento del biologo e del clinico.

Pertanto l’unico problema (o comunque il problema preminente) della moderna biomedicina sembra essere quello della corretta identificazione dei valori normali di riferimento, tralasciando argomenti di natura assiologica che riguardano la medicina come scienza naturale e non come scienza esatta. Da quanto sopra argomentato si può facilmente arguire che l’attuale medicina giudica salute e malattia in termini numerici e statistici e, dimenticando il problema dell’individualità, non giudica più l’adattamento dinamico e progressivo fra uomo ed ambiente, ma semplicemente di quanto un valore (chimico o morfologico) si discosti dal suo indice ideale nella popolazione generale. Diverso è stato, invece, l’iter storico, delle medicine tradizionali o “sacre”: le più antiche forme guaritorie di tipo magico-apotropaico, giunte intatte sino ai nostri giorni ed ancora applicate su oltre 1\3 della popolazione terrestre. Quando usiamo l’aggettivo “sacro” per definire queste medicine, non intendiamo contenuti di natura religiosa, ma una costante ricerca d’armonia fra microcosmo e macrocosmo, interiorità ed esteriorità, fra l’individuale ed il collettivo (sacer in latino indica il grado d’equilibrio raggiunto fra gli opposti).

Gli scopi della ricerca “sacra” o “tradizionale” sono quelli relativi alla comprensione dell’Uomo e dell’Universo, attraverso un’analisi millenaria degli elementi che condizionano il divenire umano ed i fenomeni naturali, secondo l’assioma antico tian ren he jie (“l’uomo ed il cielo rispondono alle stesse leggi”). Prima ancora che olistiche queste medicine sono ecologiche e sviluppano un programma ben definito che porti l’uomo ad imparare a vivere nel proprio ambiente, nel proprio villaggio, nella propria città (oikos in greco vuol dire “casa”, “abitazione”) [14]. Certo anche la medicina scientifica si è posto il problema dell’individualità e già Sigerist, nel 1947, aveva affermato “che le malattie non esistono, ma esistono individui malati[15]”.Tuttavia, nella sostanza, l’attuale medicina fatta di “trend” ed “algoritmi”, di fatto respinge quest’assioma di origine ipprocratica, ignorando che esistono fattori predisponenti e costituzione che, in misura diversa, possono interpretare l’adattamento all’ambiente ed il binomio dinamico fra salute e malattia. Ancora all’inizio degli anni settanta alcuni clinici, memori della lezione costituzionalista di Achille De Giovanni e Giacomo Viola, sostenevano una medicina “individualistica”[16], mentre oggi non tanto e non solo i sintomi ed i segni, ma piuttosto il comportamento dei “valori” ha assunto un carattere assoluto e preminente.

Nella pratica, pertanto, la moderna medicina sembra essere distante dal concetto di salute espresso dall’OMS solo 23 anni fa: “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non soltanto assenza di malattia o di infermità”. Oggi la contrapposizione fra salute e malattia non sembra più essere giocata sulla percezione individuale, ma valutata in ragione di dati strumentali ed ematochimici che non tengono in nessun conto le psicodinamiche individuali, né nella debita considerazione che la scala fra normalità ed anormalità e molto grande e con infinite gradazioni individuali[17].Il problema, in verità, non è di poco conto, né soltanto d’importanza semantica o marginale. Anche al di fuori della stretta sfera scientifica, sotto il profilo del diritto, poiché “ogni cittadino è garantito nella tutela della salute” (Art. 32 della Costituzione), la definizione di questo stato assume valore di gran rilevanza etica, giurisprudenziale e generale. Nella tradizione comune a tutti i popoli, la salute s’identifica con uno stato escatologico di benessere, una garanzia di forza vitale per se stessi e per l’intera comunità.

Nel mondo greco e romano la Salute s’identifica con la Fortuna e con le figure “mediche-salvatiche” d’Igea e d’Asclepio. Attualmente sembra ai medici più avvertiti e sensibili, che l’idea di salute e di malattia si stia concentrando su valori asimmetrici, presi come buoni ma che non sempre possono assumere il significato di misuratori di un certo grado d’equilibrio o squilibrio. Dal concetto di “milieu interieur” di C. Bernard all’omeostasi di Canon, sino alla “teoria dei sistemi” di Houk, gli elementi generali di giudizio possono valere solo a livello teorico e mai o quasi mai essere rapportati a singole realtà[18] [19] [20] [21]L’errore che oggi si commette, secondo alcuni, è lo stesso che la fisica commise nel secolo scorso[22].Da un universo statico, deterministico, compiutamente prevedibile e conoscibile, attraverso la rivoluzione quantistica e la cosmologia, si è passati ad intravedere una natura in continua, tumultuosa evoluzione, conoscibile solo parzialmente ed entro ampi margini d’incertezza. C’è un’arroganza di fondo nella scienza medica attuale che crede, in diversi campi, di aver scoperto verità universali, omogenee e definitive, mentre la rottura epistemologica di Heisenberg e la dimostrazione che “natura fecit saltus”, ci dovrebbe ricondurre ad una centralità dell’uomo che ci appare piuttosto dimenticata.

Molto spesso, inoltre, solo per pigrizia mentale non si tenta di coniugare contenuti solo apparentemente diversi. In effetti, il linguaggio scientifico e quello analogico sembrano opporsi in modo assoluto, ma è possibile trovare molti punti e molti aspetti comuni. Solo per fare un esempio fra i meno frequentati, è possibile trovare delle interconnessioni fra definizioni eziopatogenetiche scientifiche e tradizionali nel campo oncologico e delle oscillazioni ponderali[23], ovvero dei comuni denominatori in campo dietologico, come da noi recentemente rilevato[24].Aspetti e definizioni comuni (o accomunabili, con encomiabile sforzo di superamento degli opposti) si sono resi particolarmente possibili in campo immunologico ed allergologico[25] [26] [27]. Nonostante siano state effettuate anche in Italia ricerche varie sull’azione immunomodulante ed antillargica d’agopuntura e formule erboristiche cinesid, i risultati sono considerati come non probativi poiché le ricerche non sono state effettuate secondo i criteri degli studi randomizzati. Tuttavia si segnala ormai da più parti che anche studi aperti, se opportunamente numerosi e con risultati ripetuti nel tempo e, soprattutto, la qualità precipita dal paziente, possono essere e considerarsi probativi[28].

Fra il 1997 ed il primo semestre del 2.000 abbiamo sviluppato quattro studi differenti su dermatite atopica del bambino e dell’adulto e su oculorinite allergica, trattati sia con piante cinesi che mediante agopuntura.

A) Dermatite atopica dell’infanzia
La nostra ricerca, svoltasi fra la fine del 1997 e l’inizio del 1998, ha riguardato un gruppo di 20 bambini di età compresa fra gli 8 ed i 13 anni, 12 di sesso femminile ed 8 di sesso maschile, con gradi medio-gravi di eczema costituzionale secondo i criteri di Hanifin e Rajka. Tutti i genitori erano stati informati dello scopo dello studio e delle caratteristiche del preparato in sperimentazione. A differenza di altre formule erboristiche cinesi impiegate in corso di eczema costituzionale, quella da noi utilizzata (brevetto Lao Dan S.r.l., Milano) non conteneva piante potenzialmente tossiche, era formulata in estratto secco concentrato molto idrosolubile e risultava di discreta palatabilità e facile assunzione.

Tutti i bambini inclusi presentavano fasi floride di patologia, insorta da un minimo di 5 ad un massimo di 12 giorni (media 8,5 giorni). Tutti i bambini avevano eseguito determinazione di IgE totali e specifiche, 15 prick test per pneumo e trofo allergeni e 5 patch test della serie GIRDCA. Tutti mostravano livelli elevati di IgE totali (>100 mU/ml) mentre la positività per prick test evidenziavano forme miste con prevalente risposta allergica immediata per acari maggiori ed alimenti (soprattutto latte e uova). Il gruppo di pazienti preso in considerazione era caratterizzato da un numero medio di episodi di dermatite atopica ogni 5-6 settimane con periodi di medicalizzazione compresi tra i 10 e i 30 giorni mediante topici steroidei ed antistaminici per os.

Nessuno, tuttavia, era stato sottoposto, da almeno due settimane, a terapie sistemiche antistaminiche, cortisoniche o antidisreattive. Nove di essi (45%) avevano applicato sulle aree di eczema topici steroidei (idrocortisone butirrato, mometasone, clobetasolo), ma, per almeno cinque giorni prima dello studio, tale topici erano stati sospesi. Lo studio ha avuto la durata di un mese con controlli settimanali (T0-T4), sia clinici che ematochimici (ECPs, IgE totali). Il follow up è stato di tre mesi. Nessun paziente è uscito dallo studio e non si sono mai registrati fenomeni di intolleranza gastrica o sistemica (rallentamento, sonnolenza, cefalea, ecc.). I più comuni parametri chimico-biologici (emocromo con formula, transaminasi, bilirubina, g -GT, fosfatasi alcalina, protidogramma, creatinina, esame urine) non ha subito variazioni dalla norma, con due controlli uno all’inizio e l’altro alla fine della terapia.

Il decremento è risultato significativo dalla fine della seconda settimana, ma un miglioramento del prurito, risultava evidente dopo appena 4/5 giorni. Circa l’andamento della Proteina cationica eosinofilica (ECP), che rappresenta una misura della flogosi atopica secondo vari AA, abbiamo registrato decrementi significativi (Tab. 4) fin dal primo controllo e progressive riduzioni fino alla fine della terapia. Non si sono invece avute riduzione del livello di IgE totali circolanti. Circa il follow-up abbiamo avuto recidive generalizzate alla fine del terzo mese in 12 pazienti (60%). Nei tre mesi successivi alla sospensione del trattamento l’impiego di corticosteroidi topici (in cm di prodotto/die) è rimasto al di sotto dei 5 cm (non superiore al 10% della superficie corporea).

B) Rinite allergica
Il nostro studio ha riguardato l’impiego, come sintomatico, del principio erboristico cinese E Bu Shi Cao (herba Centipeta minima), formulato in estratto concentrato (rapporto estrattivo 5:1) prodotto dalla Lao Dan S.r.l. di Milano. E Bu Shi Cao è un principio inserito fra quelli che “liberano la superficie”, più in particolare che combattono il “Vento-Freddo” (come Xin Yi, Gang Er Zi, Gao Ben, Fan Feng, Bai Zhi, ecc.). Diffuso in tutta la Cina è una Composita che si raccoglie a Maggio e Giugno (fio­ritura anticipata rispetto alla Ambrosia ed all’Artemisia sia vulgaris che absinthium). La pianta intera seccata al sole ha sa­pore piccante e natura leggermente tiepida. I meridiani destina­tari sono il Polmone ed il Fegato e le modalità d’azione: di­sperdere il vento, aprire gli orifizi, calmare la tosse, elimina­re il catarro e combattere il dolore. La clinica farmacoterapica attuale la indica nelle riniti con gonfiore della faccia e della testa e nelle rinosinusiti allergiche. In Cina la impiega come gocce nasali (al 20%) con cloromicetina (clorafenicolo) allo 0.2% in corso di rinopatie suppurative o produttive. In caso di segni rinobronchiali (tosse con espettorato fluido abbondante) la si usa in associazione con pericarpium Citri reticulatae e Pinella ternata. È usata anche nei reumatismi, nei morsi di serpenti ed insetti (azione antistaminica?) nelle enteriti e nelle dissente­rie. È priva di tossicità e può essere usata (a 3 6 grammi die in decotto) per lunghi periodi di tempo. Sono stati arruolati venti pazienti di ambo i sessi, tutti affet­ti da oculorinite stagionale con ipersensibilità documentata (in vivo ed in vitro) per Graminaceae ed Urticaceae (Parietaria ju­daica e/o officinalis), divisi in due gruppi omogenei (dieci sog­getti ciascuno) il primo trattato, il secondo che non ha ricevuto alcuna terapia di fondo.

Il gruppo trattato (Gruppo A) aveva un’età media di 33.5 anni ed il gruppo non trattato (Gruppo B) di 32.5. Sono stati esclusi soggetti con deviazioni settali, ipertrofia dei turbinati, sindromi rinobronchiali o in gravidan­za. Il periodo prescelto (in rapporto alle quote polliniche di significatività allergologica, mediante misurazione con ” Pollen­trap” Lanzoni VPPS 2000 e misurazione giornaliera) è stato da metà Aprile a metà Giugno 1996. E Bu Shi Cao era dato in polvere, sciolto in acqua, bis in diem dopo i pasti (colazione e cena) alla dose di 3 g die complessiva­mente. Entrambi i gruppi potevano assumere, al bisogno, spray topico na­sale a base di fluticasone proprionato e/o collirio con cromalin-sodico ed antistaminico.
I controlli clinici ed allergologici (tampone nasale e congiunti­vale,) sono stati eseguiti settimanalmente nei tre mesi dello studio, mentre gli esami chimico-clinici generali (SMA II) e spe­cifici (ECPs, IgE totali) ogni 15 giorni e per un totale di sei volte per ogni paziente. Naturalmente lo SMA II (Emocromo con formula., Transaminasi, LDH, HBD, gamma-GT, Bilirubina totale e frazionata, PT, PTT, colesterolo, Triglicerdi, Uricemia, Azote­mia, Glicemia, Esame urine con sedimento) sono stati effettuati solo nel gruppo A (attivo).

Tutti i pazienti hanno tenuto un dia­rio giornaliero dei sintomi e dell’uso di farmaci topici. Nessun paziente è uscito dallo studio. Per quanto concerne gli “scores” clinici (a tre livelli: 0 assen­te; 1 lieve; 2 medio; 3 grave) si sono valutati sia i segni ocu­lari (dolore, lacrimazione, fotofobia) che rinologici (rinorrea, ostruzione, starnuti, iposmia). Il Gruppo A ha avuto un punteggio di 8 in Aprile, 10 in Maggio e 6 in Giugno; il Gruppo B di 7, 12, e 14. La valutazione del p secondo Wilcoxon ha indicato nette differenze fra i due gruppi (inf a 0.01 a favore del Gruppo trat­tato) (Graf. 2). Per quanto concerne le giornate d’impiego dei topici sin­tomatici abbiamo registrato: Gruppo A 3 giorni in Aprile, 12 in Maggio e 10 in Giugno; Gruppo B 15 in Aprile, 18 in Maggio e 21 in Giugno (p inf. a 0.001).
Il conteggio degli eosinofili e basofili (conteggio doppio presso il Centro Allergologico e a cura del prof. M. Bologna della Cat­tedra di Patologia Generale I-Immunologia dell’Università dell’Aquila nei secreti nasale e congiuntivale ha messo in evi­denza netta differenza (p inf. a 0.05 in ambo i casi) a favore del Gruppo A. Significativa, anche, la variazione del livello (ra­dioimmunologico con metodo ALK-Abellò Cap-System) di proteina cationica eosinofila nel sangue (ECPs) (p inf. a 0.02).
Non si sono invece registrate variazioni significative nei due gruppi (p superiore a 0.05) delle IgE totali (metodica PRIST). Nessuna variazione dei parametri ematochimici d base si è regi­strata nel gruppo trattato e solo tre pazienti (33.3%), di cui 2 donne, hanno lamentato pirosi e nausea nei primo quattro-sette giorni di terapia.
L’insieme di questi dati ci permette di affermare che il prepara­to E Bu Shi Cao è un principio dotato di incisiva azione antiallergica in sede oculonasale, maneggevole e privo di tossi­cità, capace di ridurre gli indici di flogosi immunoindotta. Poiché non determina variazioni nelle IgE si può ritenere che esso agisca nella fase afferente (mastocitaria-basofilica ed eo­sinofila) della flogosi allergica. A differenza di altri trattamenti erboristici precedentemente da noi sperimentati (elicrisio, plantago, liquirizia, ribes, ecc.) non necessita di pretrattamento rispetto alla stagione pollinica ed alla insorgenza dei sintomi.

Gli scores derivano dalla somma dei sintomi prurito-starnuti, rinorrea, naso chiuso, alterazione dell’olfatto, foto­fobia, lacrimazione, dolore oculare con valori 0 (assente); 1 (lieve); 2 (medio); 3 (grave).

C) Pollinosi
Lo studio condotto nel 1999 ha riguardato 20 individui d’ambo i sessi, d’età adulta, con pollinosi determinante disturbi oculo-nasali, trattati mediante agopuntura dei cosiddetti punti Mu. Oltre ad un miglioramento clinico abbiamo potuto registrare (Graf. 3) una netta riduzione delle IgE nasali a fine trattamento (T1) e durante il picco pollinico specifico (T2).

D) Dermatite atopica dell’adulto
Allo scopo di valutare l’efficacia clinica obiettiva e subbiettiva della formula Gui Zhi Tang in estratto secco nella D.A. dell’adulto, abbiamo condotto una ricerca, non randomizzati né controllata, su un gruppo consecutivo di adulti di ambo i sessi, con forme di media gravità di D.A. che non rispondevano ai soli topici steroidei ed antistamici (anti H1 ed idrossizina) per via orale.

Tutti gli individui, dopo aver firmato un consenso informato, assumevano 1,5 g/bis in diem, in acqua tiepida, di polvere di Gui Zhi Tang•, presa regolarmente a stomaco pieno dopo colazione e dopo cena. Il periodo attivo ha avuto la durata di 90 giorni ed il follow-up di 2 mesi. Sono stati esclusi dallo studio donne in gravidanza o pazienti con grave compromissione mentale. Ogni paziente è stato sottoposto a visite prima quindicinali (periodo attivo) e poi mensili (follow-up), per un totale di otto visite per paziente. Sono stati eseguiti controlli all’inizio ed alla fine della terapia che hanno riguardato i seguenti parametri ematochimici[32]: – Emocromo
– Glicemia
– Colesterolo
– Azotemia
– Creatininemia
– Uricemia
– Transaminasi
– Fosfatasi alcalina
– Bilirubina
– IgE totali
– Proteina cationica eosinofila (Ecps)q
– Esame urine.

In caso di acuzie i pazienti (che entravano nella fase attiva dopo un wash-out di almeno due settimane e quindi presentavano forme franche di eczema) potevano usare (misurandone la quantità in cm dopo opportuno addestramento) impiegare topicamente idrocortisone-butirrato in veicolo cremoso ed alla concentrazione dell’1%. Solo 6 pazienti sono usciti, in periodi diversi dallo studio e nessuno a causa di modificazioni ematochimiche o disturbi gastrointestinali. L’indice di gravità è stato valutato secondo lo SCORAD, sistema numerico di riferimento accettato a livello internazionale.

Questi quattro lavori non possono definirsi scientificamente validi ed inoltre hanno il demerito di non misurare il beneficio economico a confronto con terapie convenzionali, cosa che invece abbiamo fatto in altri campi specialistici[33].

Ma poiché il nostro scopo di medici, convenzionali o no, è quello di curare i malanni, dovrebbero essere accolti con benevolo interesse i contributi diversi, da parte di gruppi differenti, che, anche se in modo empirico, perseguono chiari scopi e ben precise direttive. Se vogliamo davvero comporre una “rivoluzione” nella medicina dobbiamo saper prevedere, nel futuro, iniziative nuove, nuove modalità di verifica, strategie di controllo e, principalmente, individuare chi, in ambito biomedico ed alternativo, possa riunirci attorno ad una “tavola rotonda”, con comuni intenti e condivise iniziative[34] a mezza strada fra empirismo fenomenologico e rigidità scientifica.

“Congiungere gli opposti, annullare le differenze, creare equilibrio ed armonia, questo in fondo lo scopo del taoismo e della intera filosofia orientale”.
A. Tagliaferri, 1996.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here