L’esperienza di un gruppo di Antropologia esistenziale

Sulle note della famosa canzone di Lucio Battisti, si è aperto il terzo incontro di Antropologia Esistenziale del 9 Aprile scorso, sul tema: “L’amore e le relazioni di coppia”, tenuto presso la sede romana della Sophia University of Rome. Le parole della canzone sono state proprio lo spunto da cui è partita tutta la discussione e il confronto reciproco. Attraverso lo splendido testo di Mogol – distribuito ai partecipanti – è stato possibile entrare profondamente nei tanti significati e sfaccettature della canzone. Diversi e ricchi sono stati gli spunti di riflessione che questo testo e la bellezza della musica, hanno suscitato nelle persone convenute. Unica regola chiesta ai partecipanti – come sempre in questi appuntamenti mensili presso la sede di Ciampino – è stata quella di intervenire in prima persona: parlare dei propri sentimenti, esperienze, delle emozioni che si sono vissute, evitando di interagire direttamente o reattivamente su un altro partecipante o su un intervento precedente. Questa preziosa regola, dettata anche dalla particolare composizione di questo gruppo di Antropologia Esistenziale, composto in gran parte da persone sempre nuove e sconosciute, è utilissima perchè consente ad ognuno non solo di aprirsi direttamente, ma anche di non colpire – magari involontariamente – la sensibilità di un altro partecipante.

Data questa semplice regola di rispetto reciproco, i conduttori – Giampiero Ciappina, Paola Capriani, Daniela Attili e Carlo Michele Cortellessa – hanno lasciato la parola ai partecipanti. Dopo qualche “canonico” istante di silenzio, il primo timido intervento ha finalmente rotto il ghiaccio, avviando una discussione davvero straordinaria e ricca. Va detto a questo punto che questo appuntamento fa parte di un ciclo di incontri di Antropologia Esistenziale, progettati ed ideati da Paola Capriani, allo scopo di promuovere le attività dell’Istituto romano presso il territorio di Ciampino. Tra gli obiettivi, spiccava quello di organizzare un evento con cadenza periodica (in questo caso mensile), che potesse idealmente realizzare una sorta di “rito”, costituito da questo gruppo libero, gratuito ed aperto a tutti. Questa precisazione era necessaria per rendersi conto di come questo gruppo – malgrado il comprensibile e continuo ricambio di persone ad ogni nuovo incontro – abbia straordinariamente seguito un ideale filo conduttore: invisibile ma presente e fortemente tangibile sia per i conduttori, ma anche per tutte quelle persone che hanno partecipato a tutti gli appuntamenti fin’ora realizzati.

Il primo incontro – condotto da Giampiero Ciappina, Paola Capriani, Corinna Lombardi e Domenico Carbone – aveva affrontato il tema del “sogno”. Gli interventi avevano avuto come nucleo di discussione “la speranza”, “il progetto”, “la paura di realizzare un desiderio”. Tematiche importantissime, ma che ancora si esprimevano a tratti ancora con modalità tra il “razionale-teorico”, e il “commosso-partecipato”. Il secondo appuntamento – introdotto da alcune scene tratte dal film “La mia Africa” – ha avuto come tema centrale “il progetto di coppia”. I dialoghi di Robert Redford e di Merryl Streep, hanno stimolato e aiutato il gruppo ad avventurarsi nelle tematiche della “libertà”, dell'”innamoramento e amore”, con una modalità ed una partecipazione molto più profonda ed autentica. Ed eccoci dunque al terzo incontro, dove il livello degli interventi e le modalità partecipative erano immensamente trasformati. Ancora una volta non posso che rimanere sinceramente stupito dalla enorme ricchezza che persone – in gran parte sconosciute tra loro e convenute per la prima volta in quella sede – possono esprimere se inserite in un contesto e un ambiente adeguato.

Sin dal primo intervento si è colta sia la trasformazione rispetto agli appuntamenti precedenti, ma anche una profondità ed una intimità davvero diverse. I partecipanti si sono così armonizzati idealmente con lo spirito degli incontri precedenti, realizzando un’atmosfera di coralità, di comprensione reciproca e di calorosa accoglienza verso le tante e diverse esperienze che man mano andavano emergendo dalla discussione di gruppo. Il gruppo si è concluso dopo 2 ore circa di scambio autentico, profondo ma anche piacevole e sereno, proprio sulle note della canzone di Battisti che aveva aperto l’incontro. Ho la presunzione di essere certo che – così come è stato per me – le persone sono tornate nelle loro case e nei luoghi di lavoro con una ricchezza maggiore, con l’esperienza di un modo diverso di stare assieme, con una scintilla di luce in più.

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