Preparazione fisica del seno in gravidanza e psicologica all’allattamento

Prepararsi all’allattamento al seno, rappresenta per la donna anche la preparazione fisica della mammella e del capezzolo. Il successo dell’allattamento dipende in buona parte, da quanto efficacemente succhia il bambino e da quanto, di conseguenza, egli riesce a stimolare la produzione e l’emissione del latte materno. Non sono la forma e le dimensioni del seno ad essere importanti: anche un seno piccolo può produrre una quantità di latte consona al bisogno del piccolo, se ben stimolato. Quindi, durante la gravidanza è necessario massaggiare almeno una volta al giorno il seno (partendo da sotto le ascelle e dalla clavicola verso il capezzolo) ed anche il capezzolo, magari con una ginnastica che tenda a farlo protrudere. Quest’ultimo va preso tra il dito pollice e l’indice e va leggermente roteato nei due sensi, orario e antiorario per alcuni minuti. Poi lo si stira contrapponendo i pollici al limite dell’areola, esercitando una pressione e contemporaneamente uno stiramento verso la periferia. Si favorirà così la rottura di quelle aderenze che ancorano il capezzolo al tessuto sottostante, permettendone così la protrusione.

Personalmente sconsiglio alle mie donne, di utilizzare delle creme cosmetiche per massaggiare giornalmente il seno, in quanto ricche di ormoni placentari che poi vengono assorbiti anche dal feto; sono invece adattissimi gli OLII ( di cui parlerò prossimamente). Il più adatto per la sua delicatezza è senz’altro quello di MANDORLE DOLCI. Sin dalla gravidanza, l’OSTETRICA deve fare opera di educazione alla salute, spiegando alle donne cosa aiuta e cosa ostacola l’allattamento. E’ evidente che l’allattamento ha delle implicazioni di tipo sessuale, nel rapporto di benessere che si crea tra la madre ed il bambino, potrei dire di “rapporto erotico”. L’aspettativa culturale (pediatri, padri, famiglie, amici, etc) e sociale, è che la neo-madre torni in tempi brevi ad essere la DONNA, destinando al ruolo di MADRE un piccolo spazio (allattamento materno breve, svezzamento precoce con sostituzione del latte naturale con quello artificiale) e ciò è in netto contrasto con le aspettative che essa ha, rispetto al rapporto preferenziale e prolungato che vorrebbe con il bambino. Questo è uno dei motivi che più frequentemente causano la depressione post-partum! Niente a che vedere con i famosi “cali ormonali” che molti medici, le nonne e le mamme anch’oggi propinano.

L’aspetto fondamentale è la SEPARAZIONE dal bambino e la donna risponde in modo conflittuale in quanto desidera il rapporto con il suo piccolo, ma al tempo stesso deve riprendersi i suoi ruoli di compagna, di donna, di lavoratrice.. perché è la società che glielo chiede! Ne consegue un senso di inadeguatezza, la paura di non essere in grado di farcela con scarsa stima di sé, paura di avere un latte poco sostanzioso ed insufficiente. Interferisce sull’allattamento anche la storia personale e cioè se la donna è stata allattata a lungo o meno, per capire se ha introiettato una forte immagine della madre; spesso quelle che non sono state allattate, vogliono allattare a lungo per recuperare il proprio vissuto personale. Infine incide sull’allattamento, anche la percezione che le donne hanno del proprio corpo, e cioè come reagiscono durante i primi rapporti sessuali dopo il parto, quando possono avvertire i dolori causati dall’episiorrafia (sutura del taglio che spesso viene praticato sul perineo al momento dell’espulsione del bambino), o quando avvertono i dolori del capezzolo (sensibilizzato dall’allattamento), o se avviene una dismissione di latte.

COME AFFRONTARE QUESTI PROBLEMI L’OSTETRICA è la figura deputata al sostegno alla donna che allatta, quindi dovrà sin dalla gravidanza motivarla e spingerla verso la riscoperta della maternità, creando quindi in lei competenza, parlando della “fisiologia dell’allattamento” e del rapporto che questo ha con “il piano istintuale ed arcaico”. Trattandosi di una “relazione”, è chiaro che andranno soddisfatti i bisogni di entrambi: mamma e bambino! FISIOLOGIA DELL’ALLATTAMENTO I tre meccanismi che intervengono nella dismissione del latte sono: – La suzione, che deve essere immediata dopo il parto – L’assunzione da parte della donna di almeno 2-3 litri di liquidi al giorno ed una dieta ricca di proteine – Il riposo, che toglie le tensioni e lo stress e permette al seno di ricaricarsi. La prima sostanza che il seno produce è il colostro, un liquido chiaro ricco di anticorpi e di Vitamina K; quest’ultima è un potente antiemorragico e se la donna vuole subito allattare, sconsiglio di praticare al suo bambino la profilassi antiemorragica che viene fatta in ospedale subito dopo il parto, in quanto non c’è bisogno di interferire su un processo che è naturale.

Appena nato il bambino non ha bisogno di introdurre alimenti come il latte artificiale; è erroneo pensare che sia affamato. La sua voglia di suzione è solo un riflesso e gli basta il colostro per attivare la funzione gastro-colica, ossia la peristalsi di tutto l’apparato digerente che gli consentirà di eliminare il meconio. Nei primi 3-4 giorni il neonato va attaccato spesso al seno affinché si stimoli la montata lattea; in 3°-4° giornata il seno inizia a gonfiarsi e ad indurirsi: questo processo dura circa quattro giorni, viene prodotto un latte giallo ocra, molto grasso perché deve dare al piccolo ciò che non ha preso nei giorni precedenti, per poi lasciare il posto al latte definitivo, di colore bianco. Il tipo di latte che il seno produce è specie-specifico per il bambino. Il capezzolo è un organo selettivo e a seconda di come egli succhia, fa uscire o più latte (con le sostanze), o più liquidi: egli richiama ciò di cui ha bisogno, infatti tenta di correggere gli errori alimentari che la madre ha fatto in gravidanza. Inoltre conferisce al piccolo le IgM, IgG, IgA (anticorpi) che servono a colpire gli agenti patogeni che si trovano nella sua bocca.

Spesso si assiste a bambini che precocemente manifestano gravi allergie e se andiamo a ripercorrere la storia ostetrica, notiamo che non sono stati allattati al seno a lungo; sappiamo con certezza che le IgA si trovano nel latte materno sino al 6° mese di allattamento e questi anticorpi sono specifici per la difesa del neonato dalle allergie, infatti rivestono le pareti del suo intestino limitando il passaggio delle proteine estranee. Le allergie riscontrabili nell’infanzia possono essere a sede intestinale (intolleranza alle proteine del latte di vacca, intolleranze multiple alimentari, et) e a sede extraintestinale (eczema, asma). Il lattante è predisposto a contrarre allergie, essenzialmente per la grande permeabilità del suo intestino, tant’è vero che quelli allattati artificialmente, di solito svezzati in anticipo, hanno un contatto precoce con cibi diversi dal latte quali cereali, uovo e frutta, con il rischio di sviluppare precocemente allergie ed intolleranze. Nel latte ci sono anche: proteine, zuccheri, grassi, minerali, vitamine, ferro, vitamina D per l’assorbimento del calcio, una sostanza anti-gonococcica (ovvero una sostanza che ha la funzione di un antibiotico), ci sono dei tranquillanti naturali che fanno addormentare il bambino al seno, ci sono le endorfine (aspetto del piacere), ci sono anti-acidi e sostanze contro le coliche gassose.

Nel latte c’è tutto ed egli al seno chiede tutto: ecco perché non si può parlare solo di alimentazione ma di “relazione”. IL PIANO ISTINTUALE ED ARCAICO Per conoscere il bambino piccolo, si devono conoscere le sue aspettative che sono quelle di trovare un seno ed una madre.. Il sapere istintivo della donna e del bambino, sono stati condizionati dalla cultura e dalla società. Ogni donna deve sentirsi autorizzata a sentire il bambino vicino a sé, al proprio seno, nel proprio letto.. allora recupera quella parte “istintivo-genetica” che ha perduto e ciò gratifica le aspettative del neonato. Questo tipo di aspettativa dura nel neonato tutta l’epoca dell’esogestazione (rimando al capitolo gravidanza). E’ fondamentale che ci sia un contatto fisico 24 ore su 24, nei primi 6 mesi di vita del bambino; la madre può portarlo sul fianco o sulla schiena (come fanno le donne africane o asiatiche) e il piccolo trasferirà tutta la sua energia nel campo energetico della madre. Inoltre questo è un modo per la madre, per inserirlo subito nella vita, egli si annoierà meno, sarà più vigile e crescerà meglio.

Il bambino che sta molto con la madre è gratificato e sarà un adulto che non accetterà i compromessi. Il bimbo piange e si annoia solo se viene lasciato solo; dopo il 6° mese diventa attivo perché si muove e va a scoprire il mondo: la madre allora, non è più attiva nel portarlo su di sé, ma passiva perché non gli va dietro. Non si deve dire al bambino “non lo fare, non andare, non toccare” la forma educativa giusta è quella di dargli fiducia. Il bambino che viene allontanato precocemente dalla madre alla nascita, che non può prendere il suo seno subito, le sue carezze, sentire la sua voce, il suo profumo, sviluppa l’esperienza del “lutto”, e se la porterà sempre dentro. Così come quando un piccolo piange e la madre pensa che rispondere subito alla sua richiesta, significhi viziarlo; il neonato non può essere viziato perché nel suo primo anno di vita agisce solo per istinto e non rispondere alle sue richieste, significa solo creare in lui il senso di “perdita”. E’ vero che dopo un po’ che piange, smette: questo non vuol dire che si è calmato e che ha imparato a rimandare un suo bisogno (processo che svilupperà da grande), ma avrà compreso che chiamare, non serve a nulla.

Questo tipo di bambino, da adulto sarà una persona che non riuscirà a lottare perché ha appreso che ciò è inutile. I bambini nati nel “continuum” sono sicuri di sé, non sono gelosi, agiscono con forte istinto di auto-conservazione, si autoregolano e proteggono. Non hanno bisogno di essere lodati, né rimproverati, non sono né cattivi, né buoni, partecipano alla vita degli adulti ed assorbono ciò che possono. I genitori devono renderli autonomi. La donna e l’uomo che non hanno vissuto il “continuum”, vivono spesso: – problemi relazionali con difficoltà all’intimità ed ai rapporti – problemi con il lavoro (spesso il lavoro è frustrante e accettano la noia) – ricercano le giostre nei luna park come ricerca del cullamento – sono persone che tendono al martirio per essere amati – sono narcisisti – vedono la sostituzione materna, nel darsi a qualcosa intensamente (lavoro, partito, scuola,) – hanno un istinto materno mutilato (difficoltà a prendersi cura del figlio, sono genitori che a loro volta sono stati picchiati e che picchiano i figli) – si ammalano spesso (la malattia rappresenta l’incapacità a risolvere i propri problemi) – ricercano tutta la vita solo i beni materiali (per soddisfare bisogni effimeri) – hanno paura dell’irrazionale (inteso come femminile) – idealizzano la felicità (vivono tra il ricordo e quello che sarà il futuro).

E’ possibile rientrare nel CONTINUUM attraverso i “rituali” perché non comportano la scelta, ma l’accettazione passiva, permettono di non pensare: e ciò corrisponde a verità, basti pensare che non è un caso che nella nostra società frenetica, sono sorti moltissimi centri yoga e mantra. Non esistono ricette magiche per le donne, ma un consiglio: è fondamentale riprendere il contatto con il proprio corpo, comprendere e prendere coscienza dei propri bisogni infantili rispetto a quelli adulti, ed avere coscienza del materno nella vita quotidiana agendo con più istinto ed ascoltando meno chi ci vive accanto. Questo per creare anche una società migliore. LA POPPATA ED I RIMEDI NATURALI Nei primi giorni di vita non ci sono regole alle poppate, per il processo che ho descritto in precedenza circa l’attesa della montata lattea. Il bambino va però attaccato ogni volta che lo richiede perché l’eliminazione del meconio, riduce sensibilmente la possibilità di aumentare l’ittero, in quanto contiene i sali biliari ed il suo ristagno nell’intestino ne favorirebbe l’assorbimento. Nel caso che il neonato abbia l’ittero, è possibile evitare la lampada che viene fatta in ospedale, facendo assumere alla madre 50 gocce al giorno di TARASSACO (sinché perdura l’ittero) che ha una azione colagoga sul suo fegato e su quello del bambino.

A partire dalla montata, il neonato va attaccato al seno spesso per svuotarlo e consentire così alla madre un momento di benessere; subito dopo il seno inizia nuovamente a prepararsi per la poppata successiva. In questa fase la mammella è gonfia e dolente, meglio non portare reggiseni che bloccano la formazione del latte e creano ingorghi, ma tenere per almeno 24-48 ore, una borsa di acqua calda sui seni. Infatti, il caldo umido ha un’azione anti-infiammatoria e favorisce lo sciogliersi del latte. Se il latte non è sciolto, è inutile usare il tiralatte: ciò provocherebbe solo lesioni e farebbe uscire solo quello dietro il capezzolo. Quello in alto ingorgato resta lì ! In passato era in uso fare delle “saponate” o massaggiare il seno con il risultato che il sapone rimuoveva i grassi naturali della pelle rendendola secca e facilmente soggetta a formazioni eczematose. Io consiglio, dopo ogni poppata, di sciacquare il seno sotto l’acqua tiepida, tamponarlo con un panno morbido, idratare con olio di mandorle e mettere sulla punta del capezzolo una goccia di PROPOLI GLICOLICO (chiaro).

Questo rimedio naturale, permette alle piccole lesioni del capezzolo di riparare velocemente e quindi di attaccare il bambino alla poppata successiva. Da quando uso questo metodo, non ho più trovato ragadi e mastiti! Il seno va in ogni caso tenuto pulito ed asciutto con le coppette assorbilatte; quando queste sono sporche vanno gettate e non riutilizzate perché basta che uno stafilococco che si trova sulla cute entri dentro i dotti galattofori, per provocare una mastite e far saltare l’allattamento. Dal 7°-8° giorno, si passa al latte definitivo, e anche il piccolo modificherà le poppate che diverranno più regolari. La tendenza sarà quella di dormire la notte, in tal caso non va svegliato, e di poppare ogni 3-4 ore il giorno. Il bambino va pesato una volta la settimana, la mattina a digiuno e il peso va segnato sul suo librettino pediatrico; l’accrescimento settimanale deve essere tra 1 etto e 2 etti e mezzo. Molte donne vogliono ancora fare la doppia pesata per vedere se il bambino ha assunto abbastanza latte, ma personalmente cerco di abituarle a non utilizzare così frequentemente la bilancia, perché come per noi adulti, il neonato può avere molta fame e mangiare di più, o averne meno e quindi assumere meno latte.

Talvolta bastano 10 ml. di latte in meno per mandare in crisi una donna. Allora è meglio spremersi leggermente il seno e vedere che il latte esce, per sentirsi tranquille! ALIMENTAZIONE DELLA DONNA CHE ALLATTA La donna che allatta deve far fronte ad una duplice serie di richieste nutrizionali, per sé e per il suo bambino. E’ quindi opportuna una alimentazione tale da consentirle non solo di continuare le sue attività di base, ma anche di provvedere ad una adeguata produzione di latte. I fabbisogni giornalieri della donna che allatta sono noti per ogni singola sostanza nutritizia, ma di particolare importanza appaiono soprattutto le aumentate richieste di calorie, proteine, calcio e ferro. In corso di allattamento: proteine 66 gr., calcio 1200 mg., ferro 36 mg., energia 2500 calorie. Produrre latte significa spendere energia; la donna che dà al suo bambino 850 ml. di latte al giorno richiede un surplus energetico pari a circa 750 calorie, che si aggiungono ad un fabbisogno di base di 2000 calorie. L’alimentazione dovrà quindi essere varia, senza esagerare con alcuni cibi e senza rinunciare ad altri.

In allattamento si deve mangiare tutto affinché il latte sia ricco di sostanze e non diventi troppo liquido. Non dobbiamo incriminare alcuni cibi se il latte assume caratteristiche organolettiche diverse dalle sue( es.: cipolle, aglio, carciofi…), ma la troppa abbondanza nella loro assunzione. I pasti potranno essere così distribuiti: colazione/pranzo/ cena normali; piccole dosi di formaggio e succhi di frutta durante l’allattamento. Andrà comunque ridotto il fumo perché modifica nella donna la risposta allo stimolo fornito dal succhiamento del bambino, riducendo la produzione e l’emissione del latte; inoltre si ridurranno gli eccitanti (caffè, the, cola..), gli alcolici, i farmaci e le droghe di ogni tipo, per evitare al piccolo sindromi da astinenza. Gli integratori che possono essere usati sono: – riduzione del latte: bere molto e assumere 50 gocce al giorno di GALEGA MG per 2 mesi – ferro-cobalto e rame in fiale (1 al giorno per 3 mesi) della Specchiasol – astenia e stanchezza: magnesio e cobalto 1 fiala 3 volte a settimana ( in poca acqua) per 2-3 mesi ALLATTAMENTO AL SENO E RAPPORTI CON IL PARTNER Il seno, specie nella cultura del 20° secolo, riveste il ruolo di simbolo sessuale, di giocattolo, di strumento di piacere sessuale.

E’ comprensibile allora che il partner provi gelosia e si senta in competizione con il neonato; può diventare così fautore dell’allattamento artificiale che gli consente non solo di assumere un ruolo più attivo nell’alimentazione del figlio, adoperandosi nell’offrirgli il biberon, ma contemporaneamente di recuperare il “seno perduto”. Alcuni uomini invece accettano e favoriscono l’allattamento al seno e sono effettivamente convinti della loro presa di posizione; poi di fatto lo ostacolano. Desiderano che l’allattamento venga riservato all’intimità della propria casa o, comunque, di un posto appartato. La donna, anche se non si sentirebbe a disagio nell’esporre i proprio seno, viene gradualmente inibita a farlo abituandosi ad allattare esclusivamente in situazioni ambientali difficilmente riproducibili. L’allattamento al seno diventa quindi sempre più vincolato e alla fine, viene avvertito come un peso. La donna non se la sente più di andare in giro e di allattare dovunque; ha ormai bisogno della pace della sua casa e della comodità che essa le offre. E’ naturale che con questi limiti anche l’allattamento al seno, programmato dalla natura per essere estremamente pratico, non possa conciliarsi con la vita di tutti i giorni.

C’è poi la paura da parte della donna di rovinarsi il seno; incerta fra il ruolo di moglie e di quello di madre, le riesce impossibile sottrarsi alle influenze della società. Da ultimo, timorosa per la propria linea, colpevolizzata per aver trascurato il marito, ancor più per aver sperimentato in maniera sensuale l’allattamento del figlio, decide che è ora di smetterla. Dopo la nascita del bambino il partner spesso non vuole perdere le proprie posizioni di privilegio. Di sicuro in molte famiglie, l’allattamento al seno avrebbe maggior successo se l’uomo fosse più pronto ad accettare il corpo della sua compagna trasformato, anche se non deformato, dalla gravidanza ed ora dall’allattamento e se egli aiutasse concretamente la donna, soprattutto nel lavoro domestico. La chiave del problema è che l’allattamento non deve essere interpretato come evento i cui protagonisti sono solo madre e figlio; la famiglia dei nostri giorni, poco numerosa, così fragile, povera di elementi di stabilizzazione, ha bisogno di tutti i componenti che la costituiscono: la madre, il bambino ed il padre. Un padre che pago di non essere sempre il protagonista, sia conscio della sua funzione di equilibrio all’interno della famiglia, una madre che comprenda come talune esperienze, quali quella dell’allattamento, meritano di essere vissute, anche a scapito di qualche sacrificio, un bambino al quale non andrebbe rifiutato il latte materno.

ALLATTAMENTO AL SENO ED ATTIVITA’ SESSUALE Il neonato, si è detto, attira in maniera prepotente l’attenzione del padre e della madre; essi restano pur sempre un uomo e una donna i quali sentono, presto o tardi, la necessità di recuperare la loro identità sessuale. Nel corso di questo recupero specialmente la donna, può incontrare delle rilevanti difficoltà sia di ordine fisico che psicologico. La capacità di superarle dipende da molti fattori: dalla concezione culturale che la donna ha del sesso, dalla sua personalità, dall’intesa sessuale che lei aveva con il partner precedentemente al parto, dalla capacità di vedere la complementarità e non la contrapposizione fra allattamento al seno e vita sessuale. Le fastidiose suture eseguito subito dopo il parto rappresentano un primo ostacolo di ordine fisico; molte donne temono che la ripresa dell’attività sessuale possa causare la rottura di queste suture. Altra difficoltà è dovuta alla secchezza della vagina per una povertà delle secrezioni genitali. La donna si sente asciutta, poco ricettiva ed avvertirà dolore durante l’accoppiamento che di conseguenza verrà evitato.

Tale fenomeno, è pressoché costante nelle donne che allattano, ma potrà essere superato con l’uso di OLIO DI IPERICO, particolarmente elasticizzante. Talora la donna accusa una persistente diminuzione del desiderio sessuale, sia per l’eccessiva polarizzazione delle sue attenzioni sul neonato, sia per la stanchezza che deriva dalla cura e dalla nutrizione al piccino, sia per le modificazioni ormonali. Forse una maggiore preparazione alla gestione del bambino ed all’allattamento naturale potrebbe minimizzare la preoccupazione materna e rendere in questa fase più ampio l’orizzonte degli interessi materni a comprendere anche il marito. La distribuzione poi dei compiti fra i genitori nella cura, specie notturna, del bambino può alleviare la fatica di un lavoro esclusivamente riservato alla madre. E’ naturale che la decisione dei tempi e dei modi con cui riprendere l’attività sessuale dopo la nascita di un bambino sia esclusiva della coppia. Deve tuttavia essere chiarito che le restrizioni, spesso poste in passato, sull’attività sessuale della donna che allatta non hanno motivo di esistere.

L’amplesso può talora determinare in maniera riflessa l’emissione di latte dal capezzolo, anche senza che ci sia stato uno stimolo diretto sul capezzolo. E’ questo un fenomeno naturale, prevedibile, ma che può portare a delle reazioni psicologiche indesiderate in alcuni uomini. ALLATTAMENTO AL SENO E CONTRACCEZIONE Il succhiamento del capezzolo da parte del bambino stimola la produzione di prolattina, ormone che prolunga l’assenza di mestruazioni e che ritarda la comparsa di cicli ovulatori, cioè fecondi. L’allattamento avrebbe un effetto anticoncezionale, finalizzato a distanziare fra loro le nascite, in modo da permettere che alle venuta al mondo di un bimbo, quello precedente sia già grande da non dipendere più dal latte materno. In realtà il ritorno della prima ovulazione dopo il parto è soggetta a variazioni talmente ampie, da non rendere sicuro tale metodo naturale, con il rischio che si verifichi una gravidanza indesiderata che mandi via il latte. Tra i metodi contraccettivi sono preferibili quelli che non interferiscono con l’allattamento: la spirale, che però non va introdotta prima di 2-3 mesi per permettere all’utero di cicatrizzare dove si è staccata la placenta e di ritornare al suo posto nel piccolo bacino; le creme spermicide associate al profilattico o al diaframma.

Io consiglio sempre in allattamento di utilizzare il diaframma, un cappuccio che viene introdotto in vagina e che va a coprire il collo uterino per impedire il risalire degli spermatozoi. Sono senza dubbio sconsigliati i contraccettivi orali perché tendono a sopprimere la produzione di latte e perché se passando nel latte vengono assorbiti dal bambino, possono causargli ingrossamento delle ghiandole mammarie e un ispessimento della mucosa vaginale.

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