Il concetto di energia è sempre stato presente in ambito psicologico, in particolare psicoanalitico: Le teorie freudiane, ad esempio, si basano sull’economia e sulla dinamica energetica tra le istanze psichiche, nonché sullo sviluppo dell’energia sessuale, la libido, e sulle possibili deviazioni dal suo normale processo evolutivo.

Fu merito di Willhelm Reich l’aver approfondito in maniera radicale i presupposti energetici freudiani. La domanda fondamentale che ha sempre motivato la ricerca di W.Reich, e che lo ha accompagnato durante l’arco della propria vita, è stata: “cos’è la vita ?”. Durante gli anni dell’università, egli studia in modo approfondito Driesch, Bloch, Forel, Jung, trovando soprattutto nella teoria dell”élan vital” di Bergson, ed infine in Freud, alcune risposte alle domande che egli si era sempre posto Nel 1919, con la pubblicazione della relazione “Il concetto della libido da Forel a Jung”, Reich diviene responsabile del seminario di sessuologia, organizzato tra alcuni studenti della facoltà di medicina dell’università di Vienna. Nell’autunno seguente egli tiene la sua prima relazione presso la Società Psicoanalitica fondata da Freud di cui, nel 1922, diviene direttore del seminario per la terapia psicoanalitica. Attraverso un opera di ricerca sempre più orientata verso le radici del funzionamento umano giunge, nel 1927, alla teoria della “Funzione dell’ orgasmo”. Semplificando molto, egli afferma che l’origine della nevrosi, e il suo mantenimento è dovuta al blocco e al ristagno di energia libidica.

L’energia postulata da Freud è ora concretamente collocata nel corpo, attraverso la funzione del sistema vegetativo: viene così colmato il ” misterioso salto dallo psichico al somatico” individuato dal maestro viennese all’inizio delle proprie ricerche. Rimaneva ora da scoprire la natura dell’energia libidica. Seguendo le ricerche di Kraus, Hartman e Zondek, Reich scopre la natura bioelettrica di quest’energia. Costruisce strumenti di laboratorio e misura la carica energetica della superficie corporea, individuando nelle zone erogene e nelle mucose dei punti di variazione del potenziale bioelettrico, in relazione alle emozioni del piacere o dell’angoscia. La teoria della funzione dell’orgasmo, e la relativa formula della tensione-carica-scarica-distensione, intuita alcuni anni prima, aveva trovato la sua convalida scientifica. Le sperimentazioni all’oscillografo dimostrano che esiste un tipico andamento della carica, caratteristico della sostanza vivente. Le successive esperienze dimostrano sistematicamente che il potenziale energetico delle zone erogene non aumenta, se non quando si producono sensazioni piacevoli.

Reich aveva così trovato una conferma alle sue ipotesi secondo cui esiste, nel vivente, un campo energetico continuo tra il centro e la periferia. Durante l’eccitazione piacevole, la carica si espande verso la periferia, mentre durante un esperienza angosciosa avviene un ritiro dell’energia verso il centro. Tutto ciò apre orizzonti più ampi alla comprensione della nevrosi: non esistono solo conflitti psichici irrisolti; il disturbo ha una sua fonte nell’economia energetica di un individuo ed è radicato somaticamente. Ma Reich non accetta a lungo l’idea che l’origine dell’energia fosse nella sua natura bioelettrica. Stimolato da sempre dal concetto di “energia vitale” e dal mistero dell’origine della vita, egli prende a studiare e sperimentare sulla materia organica e non, esponendola ad alte temperature. Osservando con un potentissimo miscroscopio ottico, individua delle vecicole tondeggianti. Nel 1937, il biologo Du Teil e il fisiologo Lapique ripetono gli esperimenti reichiani, confermandoli. I due confermarono anche il fatto che le vescicole non si erano sviluppate da germi.

Reich chiamo tali vescicole bioni. Esse rappresentano uno stato preliminare della vita e “sono strutture di transizione dal vivente al non vivente. Il bione è l’unità funzionale elementare di tutta la materia vivente” (W.R., La biopatia del cancro, vol I p.44 ed. Sugarco). I bioni sono quindi vescicole di energia che presentano una membrana e un contenuto liquido, sono derivate sia dalla materia organica, sia dalla materia inorganica, si espandono e si contraggono e presentano la funzione biologica della divisione e della pulsazione. I bioni possono evolversi verso forme organizzate, come i protozoi, oppure degradare verso forme simili agli strafilococchi o streptococchi , come nei “bacilli T”, individuati nella biopatia del cancro. Reich sperimenta anche come un sistema biologico con carica più alta attragga sistemi con carica minore, privandoli della carica stessa. Nel 1939, per un banale errore di laboratorio da parte di un assistente, vengono a formarsi dei particolari gruppi di bioni che hanno la caratteristica di emettere una radiazione bluastra, visibile al buio dopo aver abituato lo sguardo all’ oscurità.

Messi in coltura, questi bioni denominati SAPA, riescono a produrre una forte reattività elettroscopica nei materiali, quali guanti in gomma usati in laboratorio, carta, cellulosa o cotone messi a contatto per circa mezz’ora con la coltura di bioni SAPA. L’effetto scompare con la ventilazione, oppure immergendo gli oggetti carichi in acqua. Esponendo al sole per pochi minuti i guanti in gomma usati in laboratorio e poi scaricati in acqua, questi si caricano di nuovo in pochi minuti. Attraverso queste ed altre osservazioni Reich deduce che la radiazione dei bioni SAPA deve essere della stessa natura di quella solare. Esiste quindi un’energia presente sia nei bioni, sia nella radiazione solare, sia negli organismi viventi. Nel tentativo di “catturare” in un contenitore la radiazione proveniente dai bioni SAPA, Reich pone una coltura di questi bioni all’interno di una scatola di metallo rivestita di materiale organico. Con grande sorpresa di tutti, la radiazione continua a persistere anche dopo aver tolto i bioni ed aver ben areato e lavato il contenitore. Reich costruisce un contenitore di controllo: la radiazione era presente anche senza introdurre alcuna coltura di bioni.

Egli giunge alla conclusione che tale energia è presente ovunque ed ha la proprietà di caricare elettricamente i materiali isolanti. Egli definisce tale energia orgonica. Fin qui, ovviamente semplificato e parziale, il percorso che portò Reich alla scoperta dell’energia orgonica. Quello che vorrei qui sottolineare è la continuità e la coerenza del percorso di ricerca reichiano. Oggi assistiamo ad un continuo stravolgimento dell’opera di quello che fu una delle personalità di maggior spessore di questo secolo. Assunti reichiani come “carattere”, “armatura”, o “blocchi” sono entrati nel linguaggio comune, dimenticandone l’origine. In campo sociologico, ad esempio, molte delle idee che hanno mosso le giovani generazioni sul finire degli anni sessanta, la “Rivoluzione sessuale” in primis, debbono la loro origine alle concezioni, allora veramente rivoluzionarie, di W.Reich. L’opera reichiana è stata continuamente parzializzata ed utilizzata senza tenere presente il continuum della ricerca originaria e, soprattutto, quasi mai è stata riconosciuta la paternità delle ricerche.

Attraverso l’orgonomia, Reich applica una metodologia scientifico-funzionale, costruendo strumenti ed effettuando misurazioni e sperimentazioni. Tra i primi strumenti utilizzati vi è l’accumulatore orgonico, una scatola costituita da un’alternanza, dall’interno verso l’esterno, di strati metallici ed organici, all’interno della quale si concentra energia orgonuica. Gli accumulatori possono essere grandi come una scatola per scarpe, oppure tanto grandi da contenere una persona (cabina orgonica), oppure ancora, grandi quanto una stanza (camera orgonica). Una variazione è costituita da un piccolo accumulatore cubico munito di un tubo flessibile metallico rivestito in plastica, avente alla fine un piccolo imbuto metallico. Questo apparecchio, detto dorbuster, o shooter consente di “sparare” energia orgonica. Un altro particolare tipo di accumulatore è la cosiddetta coperta orgonica formata da strati alternati di retina metallica e lana, o lana di roccia. Questi strumenti trovano la loro principale applicazione in campo medico e psicoterapico. Ad esempio, il dorbuster viene usato per piccole irradiazioni locali, come in caso di ferite o piccole ustioni, la coperta orgonica viene usata principalmente con persone costrette a letto.

Le maggiori ricerche e sperimentazioni effettuate da Reich con i vari tipi di accumulatori riguardano la biopatia del cancro. Per Reich non esiste una separazione tra psichico e somatico: entrambi sono aspetti, espressioni, di un principio funzionale comune energetico. Questa peculiarità colloca Reich tra i precursori delle moderne terapie olistiche. L’uomo, per Reich, è un frammento di energia orgonica specialmente organizzato. Coerentemente con la sua metodologia funzionale, egli verificò le leggi dell’orgonomia in campo biofisico ed astrofisico, trovando applicazioni anche in campo meteorologico. Lo strumento applicativo in questo ambito è rappresentato dal cloudbuster, una sorta di batteria di tubi metallici, collegati attraverso una treccia metallica ad un corso d’acqua. Per mezzo di opportune manovre è possibile creare o dissipare le nubi e variare le condizioni atmosferiche locali, creando od impedendo la pioggia. Attualmente esistono molte associazioni di ricerca reichiana nel mondo, molte delle quali presenti con un proprio sito su internet. Anche in Italia esistono diversi centri. Tra essi la SEOr AIPeF . Il suo presidente, Francesco Dragotto, ha approfondito il pensiero funzionale reichiano, scendendo fino alle profondità delle fasi intrauterine della vita umana. Egli ha trovato applicazioni in campo socio-politico-culturale, proponendo il modello del Funzionalismo Energetico

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