La felicità e il senso della vita

ricerca, felicità, significato, dolore, La riflessione di oggi prende spunto da un libro che sto leggendo: Alla ricerca di un significato della vita di Viktor Frankl. Mi interrogo da un po’ di tempo su cosa renda un’esistenza felice e sto avvicinandomi pian piano ad una risposta che mi soddisfi davvero. Una volta fugato qualsiasi dubbio rispetto all’inconsistenza di fondo dei beni materiali e approdata alla convinzione della necessità di una ricerca spirituale sento che la risposta è proprio questa qui: la felicità è contenuta nel significato che diamo e che ricerchiamo continuamente nella nostra vita. Il cammino, la ricerca, la crescita, le grandi domande…tutto riconduce a questo. E la risposta non è unica e già data. Il significato da dare alla nostra vita è un qualcosa che noi stessi creiamo, ricerchiamo, costruiamo e rafforziamo. Frankl, psichiatra e filosofo austriaco, trascorse 4 anni prigioniero nei campi di concentramento e, malgrado le condizioni terribili in cui si trovò a vivere, utilizzò quella triste esperienza per osservare il comportamento umano in condizioni così estreme: egli notò che i prigionieri che avevano più possibilità di sopravvivere erano quelli che si orientavano verso il futuro, verso un senso che avrebbe trovato realizzazione nel futuro.

Egli stesso desiderava riuscire a pubblicare un suo libro che aveva scritto e che gli era stato sottratto ad Auschwitz e a riabbracciare la sua amata Tilly. Prescindendo da tali estremizzazioni sento una corrispondenza di fondo con la vita reale. Anche l’esistenza quotidiana è tutt’altro che perfetta e la felicità non è, come spesso banalmente si crede, una situazione contingente che ‘ci capita’ e nella quale, per un colpo di fortuna, ci ritroviamo a vivere. In questo senso ancora più audace e rivoluzionaria è la proposta di un filosofo contemporaneo, Antonio Mercurio, che assegna al dolore un ruolo fondamentale di motore a tale ricerca di significato profondo della nostra vita e, ancor di più, lo fa assurgere a ‘materia prima’ su cui lavorare e da trasformare per creare quella bellezza che ne diventa il significante stesso. Quindi non rischiamo di continuare a cercare la felicità nel posto, ma soprattutto nella modalità sbagliata: chiediamoci quale senso vogliamo cercare nella nostra vita e in ciò che ci accade e perseguiamolo, costruiamolo, creiamolo, con amore e impegno. « Che cos’è, dunque, l’uomo? Noi l’abbiamo conosciuto come forse nessun’altra generazione precedente; l’abbiamo conosciuto nel campo di concentramento, in un luogo dove veniva perduto tutto ciò che si possedeva: denaro, potere, fama, felicità; un luogo dove restava non ciò che l’uomo può “avere”, ma ciò che l’uomo deve essere; un luogo dove restava unicamente l’uomo nella sua essenza, consumato dal dolore e purificato dalla sofferenza.

Cos’è, dunque, l’uomo? Domandiamocelo ancora. È un essere che decide sempre ciò che è. »

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