Sempre più coppie falliscono e l’amore fedele sembra un rottame d’altri tempi. Ma il mito dell’amore libero è ancora più in crisi, con il fantasma di Narciso. Come ritrovare il senso dello stare insieme…

Se l’industria delle automobili verificasse che oltre il 40% delle vetture prodotte non è in grado di funzionare a lungo, ampi settori della società civile si adopererebbero giorno e notte per trovare le cause e risolvere questo grave problema. La medesima cosa accade per i legami di coppia ed in particolare per i matrimoni, eppure sono pochi quelli che si interrogano su quali siano i reali problemi delle relazioni di coppia che pure impattano tanto profondamente sul tessuto sociale. I dati dell’Istat fanno notare che oggi il numero dei divorzi supera il 40% dei matrimoni celebrati e l’incremento delle separazioni cresce ogni anno del 4% in più rispetto all’anno precedente. L’età in cui i coniugi divorziano maggiormente, è tra i 30 e il 39 anni, con un numero maggiore dai 30 ai 34 anni. La cosiddetta crisi del settimo anno è stata anticipata al quinto, dato che circa un terzo dei divorzi viene proprio pronunciato nei primi cinque anni di matrimonio, attestando così statisticamente una grande crescita dei matrimoni di breve durata. Non pretendendiamo qui di dare risposte esaurienti e definitive, ma ci concentreremo su una delle problematiche più antiche quanto scottanti: la fedeltà.

Studi antropologici attestano che nel Dna dell’uomo è insito uno stimolo che lo spinge a fecondare il maggior numero di donne per garantirsi un “successo biologico”. La natura, quindi, avrebbe “programmato” l’uomo per l’infedeltà. Secondo queste ricerche, uomini e donne sono “costretti” in senso biologico, a tradire. Le avventure extra coniugali sono comuni a tutte le culture, in tutto il mondo, anche là dove l’adulterio è ancora punito con la morte. L’uomo è naturalmente promiscuo per massimizzare le possibilità di riprodursi; la donna, a sua volta, ha la necessità di una “competizione spermatica”, per assicurarsi un patrimonio genetico di qualità. Questi sono comportamenti inconsci ereditati nel corso della nostra lunga storia evolutiva e che tuttavia divergono impetuosamente dal mondo dei sentimenti e delle relazioni, dove invece l’infedeltà provoca una tra le sofferenze umane più profonde.

Gli anni della contestazione e della rivoluzione del costume hanno tentato di dare una risposta attraverso le comunità, dove veniva praticato l’amore libero da costrizioni e da legami di coppia. Il “comunitario”, alla ricerca di una nuova soluzione per un problema antico, adottava un atteggiamento anticonformista ed avanguardista e riteneva che l’attaccamento fosse una forma primitiva di relazione, che un individuo non potesse soddisfare tutti i bisogni di un’altra persona e infine che la soddisfazione può provenire solo da molteplici cambiamenti. L’esperienza degli anni ’60 ci ha quindi consegnato un modello di coppia che aveva la funzione di elevare la coscienza dei partner e che a quest’obiettivo di fondo era disposta a sacrificare i bisogni umani più comuni: bisogno di appartenenza, di esclusività, di gelosia. Il modello di fedeltà era quindi quello della ‘fedeltà solo a se stessi’, che consiste nell’affermare senza sensi di colpa il bisogno di frequentare altri partner al fine di arricchire la propria esperienza e la propria coscienza. Ciò nonostante tutte le testimonianze concordano nell’affermare che dopo qualche mese di “coppia aperta”, la quasi totalità delle persone non ne poteva più del dolore provocato dai continui abbandoni e tendeva a rifugiarsi in relazioni sicure e stabili.

Dobbiamo quindi osservare che sebbene la crescita, l’evoluzione personale e l’elevazione della propria coscienza sia un bisogno umano tra i più importanti, non è detto che la gelosia e il bisogno di sicurezza siano necessariamente dei fenomeni esclusivamente culturali e non nascondano invece una sorta di imprinting biologico o etologico. Quando infatti si ama profondamente, di solito non si ha voglia di amare un altro e non si è predisposti a cercare un’altra persona. L’amore magicamente fa dissolvere gli altri e gli occhi degli amanti sono solo l’uno verso l’altra. Come per un incantesimo, non si “vedono” più le altre donne o gli altri uomini: essi semplicemente scompaiono, oppure non li si osserva con gli occhi del desiderio o del sentimento. Nell’amore profondo, il problema della fedeltà non si pone nemmeno. Infatti a forza di parlare di libertà a tutti i costi, si rischia di dimenticare che l’Amore necessita di impegno e di decisioni profonde. A forza di parlare del proprio sviluppo e della propria evoluzione spirituale si rischia di dimenticare la necessità di superare il proprio narcisismo.

E si rischia di dimenticare soprattutto l’esistenza dell’Altro come Persona e non come “oggetto” per elevare esclusivamente se stessi. In altre parole, se nel rapporto di coppia ci si concentra esclusivamente sui propri bisogni, l’Altro è trasformato solo nel “mezzo” attraverso il quale ci si prefigge di raggiungere la soddisfazione del proprio bisogno (per quanto spirituale questo possa sembrare). L’Amore implica un dono di sé, una sorta di estensione di sé che richiede un profondo ed autentico senso di responsabilità. In realtà non vi è alcuna elevazione spirituale nel misconoscere i bisogni dell’Altro. La coppia è un’opportunità di trascendenza che sopravanza i bisogni individuali: è il desiderio di dare senso all’esistenza e alle sofferenze umane e comprende il bisogno di unione autentica e profonda con gli altri e con l’universo. La coppia è l’occasione di uscire dal proprio bozzolo e di conoscere profondamente il mondo attraverso l’Altro.

Risorse utili:
Roma – Corso su l’Amore e le Relazioni di Coppia

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