La storia e l’attuale diffusione dell’agopuntura cinese

L’agopuntura è non solo l’aspetto più noto della cosiddetta Medicina Tradizionale Cinese, ma anche una fra le più praticate medicine complementari (Calò V., 1995). Con il termine di “medicine complementari” si fa riferimento ad un insieme di discipline diagnostiche e terapeutiche attualmente largamente diffuse al di fuori delle istituzioni ufficiali. Più propriamente si ritiene (Astin J.A. et al., 1998) che il termine di “complementare” debba includere tutte le pratiche alternative rispetto alla medicina ufficiale o scientifica (definita anche biomedicina).Per quanto concerne l’agopuntura essa è praticata in Cina ed in tutto il mondo asiatico come medicina spesso di prima scelta ed oggi, in varie aree del mondo occidentale, è considerata pratica efficace nella terapia antalgica, disfunzionale (Krastins A. et al., 1998; Vickers A., 2000 ed in altre condizioni di difficile trattamento per la medicina scientifica (Cardini F. et al., 1998; Chan K., 1995). In questa introduzione esamineremo lo stato attuale (con diffusione e problematiche di ricerca, validazione e formazione); poi la teoria di base (secondo l’ottica tradizionale) ed infine lo sviluppo storico. Il nostro lavoro, prima del paragrafo goal sulle cefalee, si completerà con parti sui fondamenti scientifici e le ricerche nel campo della terapia antalgica.

STATO ATTUALE
Milioni di persone nel mondo occidentale (USA, Europa, Canada, Australia, ecc.) si sottopongono regolarmente a trattamenti agopunturistici, con tassi di risposta complessivamente soddisfacenti in tutta una serie di disturbi algici e disfunzionali dell’apparato osteoarticolare, del sistema nervoso, del tubo digerente, di natura allergologica, ecc (N.I.H., 1997; FONOMeCo, 1999; N.I.H., 1996). Una recente ricerca statunitense (Cassidy B.C., 1999) che ha coinvolto circa 600 utenti, ha permesso di delineare alcuni caratteristiche generali relative alla tipologia dei pazienti, delle patologie e dei risultati conseguiti, nel mondo occidentale. L’89% dei pazienti è di classe media, di età compresa fra i 30 e i 50 anni, laureata e di origine europea.

Nel 63% dei casi ci si rivolge all’agopuntura per patologie non algiche o osteo-articolari (epatite, diabete, ansia-depressione, insonnia, infezione HIV, infertilità, ecc.). Nel 91.5% dei casi i sintomi sono giudicati scomparsi o ridotti a fine trattamento e soltanto nello 0.7% del totali si denuncia, a fine terapia, un aggravamento (effetto nocebo). Risultati analoghi erano stati raccolti relativamente al periodo 1990-1997, in una ricerca che aveva coinvolto oltre 20.500 pazienti ed alcune centinaia di medici di base (Romsay V., 1998). Per i dati italiani vi è maggiore incertezza. Una ricerca dell’ISTAT realizzata nel 1999 e condotta su 20.571 famiglie ci afferma che il 3% circa della popolazione nazionale fa ricorso all’agopuntura, contro il 3,8% per la fitoterapia ed il 4,6% per l’omeopatia. Inoltre, sempre nel 1999, l’Istituto Superiore di Sanità ha varato (con finanziamenti erogati dal Ministero della Sanità) un progetto sulle MNC, che ha, come obbiettivi dichiarati, la verifica della richiesta, la descrizione dell’offerta, il controllo della qualità delle prestazioni erogate ed i rapporti costo/beneficio.

Il responsabile del programma, prof. Roberto Raschetti, ha recentemente dichiarato che occorre, senza pregudizi, mettere a disposizione tutte le terapie di provata efficacia, siano esse convenzionali che non convenzionali (Benelli E., 2000). Poiché il numero e la durata dei trattamenti nonché i punti specifici utilizzati possono variare tra un trattamento e l’altro e tra diversi individui pure affetti dalla medesima patologia, è molto difficile strutturare indagini in grado di avvalorare scientificamente questa pratica (FNOMeCo, 1999). Tuttavia esistono ricerche di qualità in numero sufficiente per permettere di valutare l’efficacia di questa millenaria metodica in tutta una serie di condizioni patologiche a carattere cronico e a diversa eziopatogenesi (N.I.H., 1997). Di gran lunga la maggioranza degli studi sull’agopuntura esistenti nella letteratura biomedica (Lao L., 1996) riguarda segnalazioni di casi singoli o casistiche poco omogenee e pertanto con risultati poco valutabili sotto il profilo scientifico.

Pochissimi sono i lavori che misurano l’efficacia dell’agopuntura differenziadola rispetto al placebo oppure rispetto ad un altra tecnica controllata ed un protocollo rigidamente predefiniti.

Tuttavia le casistiche cliniche prodotte (aneddotiche o aperte e sequenzali) hanno fornito risultati tali da indicare che la maggior parte dei soggetti risponde all’agopuntura e solo una minoranza di essi può definirsi non responsiva (Helms J.M., 1996). Un altro problema riguarda i meccanismi d’azione che, parzialmente riconosciuti, non sono del tutto noti (S.I.A., 1999). Le risposte biologiche verificate sugli animali e sull’uomo si suddividono in locali e a distanze e sono mediate dall’attivazione del sistema nervoso sensitivo con effetti segmentari ed extrasegmentari che interessano vari livelli del sistema nervoso centrale e di quello autonomico attraverso variazioni degli oppioidi endogeni nel midollo spinale e lungo tutto l’asse encefalico fino alla neocortex (Stux G., 1995; Dumitrescu J.F.., 1995). Sono inoltre emerse azioni a livello sia ipotalamco che iposifario e sulla modulazione secretiva di neuro-ormoni e neurotrasmettitori, nonché variazioni del flusso ematico sia centrale che periferico (N.I.H., 1997). Esistono anche studi recenti su variazioni del sistema immunitario con azione sia immunomodulanti che immustimolanti, le quali possono giustificare alcune fra le indicazioni classiche dell’agopuntura (Sabelli I.

, 1988; Patel M. et al., 1989; Helms J.M., 1996; N.I.H., 1996; Cheng X.D et al., 1997; Zhang Y. et al., 1996; ). Il National Institute of Health ha sostenuto che ” i dati a sostegno dell’agopuntura sono in realtà solidi quanto quelli esistenti per altre terapie mediche occidentali largamente accettate” (N.I.H., 1997), con un minor numero d’effetti collaterali e con procedure tecniche che sono ben tollerate dal paziente (Vedi Tabb. 1 e 2). Un esempio è offerto dalla patologia muscoloscheletrica (fibromialgia, sindromi miofasciali, epicondiliti, ecc.) in cui l’agopuntura si è rivelata efficace quanto i FANS e gli steroidi iniettivi locali, ma con un numero infinitamente minore d’effetti collaterali (Patel M., et al., 1989; Ter Riet G. et al, 1990; Zhu C.B. et al., 1995). Riconosciuta in Italia come atto medico da circa 20 anni (Calò V., 1995; Gatto R., 2000), l’agopuntura è una complessa metodica terapeutica con molti lati ancora da sperimentare e da capire, ma che offre risultati favorevoli e rapidamente fruibili da parte di un largo pubblico (FNOMeCo, 1999). Restano da chiarire non pochi problemi, oltre a quelli della ricerca sui meccanismi, sugli studi controllati e sulle impostazioni metodologiche (N.

I.H., 1997). Ad esempio l’addestramento e l’accreditamento dei sanitari, questioni che, in campo europeo, sono state affrontate in modo molto dissimile e variegato (Ateiler Europeo di Agopuntura, 1990; Legein W., 1997; FNOMeCo, 1999). Francia, Olanda e Germania hanno regolato l’agopuntura e la Medicina non Convenzionale (MNC), mentre in altri paesi (Austria, Svizzera, Belgio, Lussemburgo), si sono registrate forti resistenze al suo riconoscimento. Molo più organizzata la situazione fuori all’Europa. Negli ultimi anni sono stati attivati dipartimenti universitari di formazione e sviluppo in agopuntura e MTC in Canada, India, Australia, Brasile e Messico (Rogers C., 1997; Bhalla K.S., 1997).Autorevoli studiosi di Medicina non Convenzionale sostengono che esse vanno studiate secondo canoni scientifici ed inserite nel contesto biomedico, al fine di garantire opzioni e modernità ad ogni sistema sanitario. Altri obiettano che occorre individuare strategie di ricerca tali da garantire la libertà di personalizzazione della terapia, caposaldo del trattamento agopunturistico (N.I.H., 1997; Kiene H.

, 1999). Se le attuali banche dati (Medline della National Library of Medicine, EMBASE, AMED, CISCOM, MANTIS, ACULARS, Cochrane Library Database of Systematic Review) (Hayhohe S., 1995;Barnes J., 1999; Di Stanislao C. et al., 2000; Pagliarello R. et al., 2000) forniscono un gran numero di evidenze, queste non sempre corrispondono ai criteri di scientificità previsti dalle ricerche attuali. Per valutare l’efficacia dell’agopuntura in svariate patologie, occorreranno studi che, o si sviluppino “in chiave prospettica” con osservazioni condotte su un numero sufficiente di malati cronici, seguiti per un lungo periodo di tempo, ovvero raccogliendo informazioni osservazionali molto chiare e documentate, consentano di valutare in modo oggettivo le caratteristiche del paziente, gli interventi ed i risultati nella pratica quotidiana.

Un altro strumento epidemiologico, verso cui è orientata anche l’OMS, è costituito dai trails programmatici controllati, che confrontino tipi diversi di terapia anche in rapporto all’accettazione del paziente (Kine H., 1999; Di Stanislao C. et al., 2000). Circa gli effetti collaterali relativi al trattamento agopunturistico (Cheng T.O, 2000; Bensoussan et al., 2000), i pneumotoraci, gli stravasi ematici, le sindromi vasovagali, gli incidenti mortali, ecc., legati alla pratica agopunturistica sono rari e si debbono, principalmente, a scarsa conoscenza tecnica ed anatomica. Recenti analisi su casistiche molto ampie ci indicano un’incidenza d’effetti indesiderati nello 0,002% dei casi (fino ad un massimo dello 0,14%), nella quasi totalità dei quali è evidenziabile negligenza da parte degli operatori(Bensoussan et al., 2000). Anche per questo motivo si può ritenere che, allo stato attuale, l’agopuntura vada affidata a mani esperte ed esclusivamente a medici i quali, non solo ne sappiano cogliere le specifiche indicazioni, ma conoscano anche i rischi connessi con particolari tecniche (coppette, moxe, agopuntura transifissante) o relativi a determinati distretti (torace, inguine, regione del collo, ecc.).

PRINCIPI TEORICI TRADIZIONALI E STORIA
L’agopuntura è una forma di terapia medica che si avvale della stimolazione di determinate zone cutanee a mezzo dell’infissione di aghi metallici, con lo scopo di raggiungere un equilibrio da qualsiasi causa alterato.

Questo tipo di arte medica, che la tradizione fa risalire a circa 5.000 anni fa, contrariamente a quanto si crede, non è valida solo per la terapia del dolore, bensì per quasi tutte le alterazioni patologiche. Il meccanismo in base al quale detta forma di terapia agisce può essere inteso in due modi. Dal punto di vista orientale le malattie sono dovute ad un alterato equilibrio delle due manifestazioni (lo YIN e lo YANG) dell’Energia dell’Universo, energia grazie alla quale noi viviamo e la cui anormale o difficoltosa circolazione nel nostro organismo genera lo stato morboso., gli aghi, infissi nei punti di affioramento dei canali energetici (detti meridiani), fanno si che, quasi generando un corto circuito, si ristabilizzi la normale circolazione energetica (Granet M., 1954; Granet M., 1971; Young J.D., 1983; Calò V., 1995; Santangelo P., 1995). Sebbene i meridiani siano molto numerosi, 12 sono i principali (Calò V., 1995). Esempi di meridiani principali sono riportati nelle Figg. 1 e 1bis. Indubbiamente l’origine di curare con gli aghi e con le moxa è molto antica, e la tradizione cinese la fa risalire al tempo alla stessa comparsa dell’uomo sulla terra (Graham A.C., 1989; Robinet I., 1991). Nel periodo paleo e neolitico l’uomo ha adoprato gli strumenti di pietra per procurarsi il cibo quotidiano, e forse ha scoperto l’applicazione della stessa pietra e del fuoco per curare e guarire le malattie. Probabilmente durante l’uso degli strumenti di pietra o nel maneggiare il fuoco, l’uomo preistorico osservò per caso degli effetti terapeutici secondari a lesioni provocate durante il lavoro di tutti i giorni. Quindi è verosimile che, prima ancora dell’uso di droghe o farmaci, gli sciamani delle varie tribù abbiano curato le malattie con aghi formati da schegge di selce o di giada (come del resto è stato confermato dai ritrovamenti archeologici). Tutto quanto esposto è valido anche per ciò che concerne la stimolazione dei punti di agopuntura a mezzo del calore, che ancora oggi avviene con le Kao o Moxa, cioè dei piccoli coni di polvere di Artemisia incendiati e posti sulla cute. La moxibustione consiste nello scaldare punti di agopuntura o segmenti dei meridiani, mediante l’impiego di bastoncini di Artemisia vulgaris, che sviluppano, durante la combustione, una grande quantità di raggi infrarossi, diffusi in modo costante.

Il metodo (in cinese jiu), è molto antico. Un testo divulgativo per i cosidetti “medici plebei” (ling i), composto di otto diagrammi, del VI secolo d.C. e conservato al Bitish Museum di Londra, cita solo il nome dei tratti energetici, per questo si ritiene che, anticamente, non i punti ma i meridiani fossero oggetto di terapia riflessa mediane massaggio e moxibustione. Il primo trattato completo di moxibustione (o ignipuntura) (1.050 d.C.) si intitola Hsi Fang Tzu Ming Thang Chiu Ching (Manuale di moxibu-stione per il microcosmo) e fu scritto da un maestro di cui resta solo il soprannome: Maestro della Direzione Occidentale. La scuola della moxa descrive anche la metodica dell’ago tiepido e del ri-scaldamento con alito ma li considera poco validi. Un’altra tec-nica descritta e’ quella della immersione, prima della puntura, dell’ago in acqua bollente. La tecnica più in voga durante dal periodi Ming e Qing in poi e’ quella della moxa indiretta con sigari chiamati “bastoncini magici del tuono e del fuoco”, prodotti da Artemisia essiccata, macinata e commista ad altri ingredienti (piante medi-cinali, zenzero secco, ecc.). Il sottile avvolgimento interno e’ composto da carta di gelso, l’esterno da carta più spessa. La distanza dal punto o dal tratto sara’ di 2 cun (il pollice cinese, pari a circa due dita trasverse).Il sigaro deve essere impugnato come una penna. Il calore percepito deve essere consi-stente ma non spiacevole. I casi di grave eccesso di Yang o vuoto severo di Yin, le forme di cefalea recente, ipertensione, gli stati febbrili acuti e cronici sono controindicazione alla moxa. La tecnica della moxibustio-ne e’ utile nei casi di vuoto severo di Yang, nella penetrazione di energie perverse esterne di tipo Yin (freddo, umidita’), ma puo’ essere usata nel falso calore da vuoto di Yin (alcune forme di ipertensione si trattano, in Cina, con moxe sul 39GB).Attualmente in Cina si vive una grande enfasi at-torno alle virtù della moxibustione. I cinesi di oggi ricordano l’adagio del Lingshu cap. VII: “Quando gli aghi falliscono usare la moxa” (jiu)., ed ancora citano assiomi classici come: ” quando la malattia e’ grave applicare la moxibustione”., “la moxibustione e’ il primo intervento per salvare la vita”.

Attualmente fioriscono in Cina (ed in altri paesi) gli studi sull’impiego della moxa nei deficit immunitari. Studi su ratti (condotti da Chen Ya-njiang ed al., Collegio di Medicina Tradizionale dello Zhe-njiang, Jiangsu) del 1993 hanno dimostrato che la moxa stimola la batteriolisina ematica, l’anticorpopoiesi splenica, il titolo anticorpale, il livello della blastizzazione linfocitaria (Pulcli N. et al., 2000). Ricer-che su malati di AIDS dimostrano il ruolo attivo (accanto a spe-cifiche terapie chimiche) della moxibustione e della farmacotera-pia cinese in pazienti a vari livelli di Sindrome da Immunodefi-cienza Acquisita. Un gran numero di lavori a cura dell’Istituto di Agopuntu-ra e Meridiani, Collegio di Medicina Tradizionale di Anhui, Hefei e Collegio di MTC di Hebei, in collaborazione con l’Accademia Cine-se di MTC di Pechino, sono stati pubblicati all’inizio degli anni novanta. In essi si e’ dimostrato che la moxa indiretta sui punti Dazhui e Yuanguan determina, sia nel to-po che nell’uomo, aumento del rapporto CD4/CD8.Inoltre la tecni-ca detta “moxibustione con suppurazione”, descritta da Sum Simiao durante l’epoca Tang, e’ in grado di agire, come preventivo, in corso di varie malattie infettive (malaria, influenza) e di sti-molare le difese immuni dell’organismo (complemento, properdina, mico e batteriolisine ematiche, interferone, potere fagocitante, ecc.).

Punti principali da trattare sono: Guanyuan, Shenque, Qi-hai, Zusanli, Gaohuang (Di Stanislao C., 1993). Più intensa e’ la stimolazione e più duratura la cura, maggiori risultati si ottengono. Il maggior esperto cinese di moxibustione (prof. Zhou Meisheng) ha descritto ottimi risultati (seguendo il testo “Pre-scrizioni di moxibustione per il Gu Zheng Bing di Cui Zhiti del periodo Tang), con metodiche complesse dette “del calore profon-do”, del “trattamento incisivo degli organi e visceri”, delle “moxe su strati sottili di erbe”, anche in corso di malattie au-toimmuini come: tronboangoite obliterante, sclerodermia, artrite reumatoide, tiroidite di Hashimoto (Pulcri N. et al., 2000). Uno studio sperimentale con-dotto su ratti dall’Istituto di Agopuntura e Meridiani, Collegio di MTC dello Anhui, Hefei, nel 1993 su ratti sperimentalmente in-fettati con leptospire patogene (test sierologici postivi con ag-glutinine IgG specifiche, neutrofilia, ittero, petecchie, perdita di proteine e cilindruria), hanno mostrato che la moxibustione dei punti Shenshu, riduce le complicanze (iperazotemia, insuffi-cienza renale).

Attualmente le tecniche più usate sono quelle che prevedono impiego di sigari o di Artemisia pura o variamente composti (tai yi schen jiu fa con Canfora, Notopterigium, Cinnamomum cassia., lei huo jiu fa con Artemisia capillaris, Zenzero, Acqui-laria, tai i jiu fa con Angelica, Cannella, erba Asari., nien Ying jiu fa con Artemisia e Salvia., “bastoncini a carboncino” con Arte-misia, Cannella, Incenso ed altro, che non determinano cattivo odore., “bastoncini di Akebane” con solo incenso, da usare sui punti delle estremità delle dita e su punti particolari come GV1 e CV1, ecc). Utili anche i conetti autoadesivi di produzione giapponese (“ibuki.moxa”) con una base di cartone, indubbiamente più costosi, ma che permettono un trattamento contemporaneo su più punti. Vi sono poi scatole per moxa che tenute sull’area interessata da deficit (xu) e da freddo (han), combattono i dolori della schiena e dell’addome. Talvolta i contenitori sono scatole metalliche (fen Yang pai) che si applicano sulla cu-te con interposizione di un panno (il metodo e’ usato per donne, neonati e bambini con cute molto sensibile).

Altri strumenti (co-me il cavalletto di bambù, xun jiu qi) sono impiegati per tenere ferma la moxa su un punto, senza rischiare di ustionare la cute del paziente. A partire dal classi-co “Qian Jin Yao Fang” (Prescrizione dei mille ducati) del perio-do Tang, sono in uso moxibustione indirette (jian jie jiu) con interposizione di sostanze attive (Pulcri N. et al., 2000):
– sale (ge yan jiu fa) nelle malattie di tipo Yin e da freddo (8CV ripieno di sale più cono di moxa nelle diarree incoercibili da freddo e da vuoto in età pediatrica).,
– aglio (ge suan jiu fa) (piaghe, ulcere, tubercolosi, ascessi in fase iniziale, ecc.).,
– zenzero (ge jiang jiu fa) nei deficit del sistema digestivo e dello Yang in generale.,
– aconito (fu zi jiu fa) si prepara un impasto di 2.3 mm d’aconito fresco, vino, miglio ed alcool. L’Aconito è piccante, libera la superficie e tonifica lo Yang. Utile per impotenza, pustole, sperma-torrea.,
– argilla (huanj tu ju fa) per malattie della pelle causate dall’umidita’ (come gli eczemi).

La moxa è molto impiegata dalla medicina tradizionale giapponese che la chiama moe kusa (erba che brucia) e l’impiega nelle patologie refrattarie all’agpuntura, sia scaldando punti in combinazione (shu-mu o yuan-luo) o interi tratti meridianici (Bernini A., 1999).

Dopo la scoperta dei metalli anche gli aghi vennero forgiati, in rame prima ed in ferro dopo, abbandonando così i grossi aghi di pietra che certamente non dovevano essere agevoli da maneggiare. E’ possibile che risalgano alla dinastia XIA (2.100 a.C.) i nove tipi di aghi tradizionali: 4 filiformi, 2 a lancetta, 1 a bisturi, 1 triangolare ed 1 a spatola. Ciò è infatti descritto nel primo capitolo del NEI Jing dove l’Imperatore HUANG DI comanda al suo medico di corte QI BO: “Io non voglio che il mio popolo assuma tisane di prodotti tossici., desidero che sia curato con i piccoli aghi di agopuntura”. E’ infatti il NEI Jing il primo trattato di medicina cinese che tratta del problema degli aghi, e che sarebbe opera del mitico Imperatore Giallo HUANG DI, Patrono dei medici e degli alchimisti., questo trattato è presentato come un dialogo tra l’Imperatore e il suo medico QI BO, e tratta dei problemi concernenti le malattie. Esso è diviso in due parti: il SU WEN o quesiti essenziali, e il LING SHU o libro degli aghi. Sicuramente l’opera originale nel susseguirsi dei secoli ha subito molti rimaneggiamenti ed interpolazioni da parte dei trascrittori, ma è colpa soprattutto di un grande evento storico se questa opera ci è giunta incompleta.

Nel III a.C. la Cina era costituita da un insieme di piccoli reami che cercavano di annettersi l’un l’altro (periodo degli Stati Combattenti)., il più potente si rivelò essere il Regno di QIN, che sotto l’impulso del suo re riuscì a realizzare in pochi anni per la prima volta l’unificazione della Cina. Ed il suo sovrano divenne il primo Imperatore della dinastia QIN con il nome di QIN SHI HUANG DI. Questa specie di “Cesare” cinese, una volta unificato l’Impero, estese a tutto il territorio la centralizzazione militare e civile del suo regno: fece spostamenti in massa della popolazione, unificò pesi e misure, costruì strade e terminò la Grande Muraglia, unificò gli assi dei carri e seppe rompere i regionalismi più ostinati. Divise l’Impero in 36 comandi amministrati ognuno da un governatore civile, uno militare e da un sovrintendente. Il suo primo ministro compi un’altra opera importantissima: unificò i caratteri scritti che in quei tempi erano diversi in ogni reame. Questo regno autocratico aveva quindi distrutto l’autorità dei vecchi aristocratici, i dotti non erano più richiesti dei loro consigli, e si trovarono esautorati anche nel campo dell’insegnamento.

Cominciarono quindi ad opporsi a questo regime centralizzato e limitatore delle libertà intellettuali., e per eliminare questa opposizione l’Imperatore non trovò di meglio che bruciare tutti i libri. Difficoltà quindi di ricostruire i vecchi testi, che sono giunti sino a noi incompleti e con errori molteplici da parte dei trascrittori. Però da allora numerosi altri testi si sono susseguiti, ed una letteratura ricca di migliaia di volumi è stata dedicata all’agopuntura. Del I secolo d.C. sono da ricordare il NAN Jing (Libro delle difficoltà) e lo SHANG HAN LUN (Trattato del freddo nocivo). Nel III secolo d.C. è pubblicato il Jing KUI YAO LUE (Ricette dello scrigno d’oro), che è considerato per importanza la seconda opera di MTC dopo il NEI Jing. Alla fine di tale secolo viene pubblicato il “MAI Jing” o Trattato dei Polsi, nel quale si stabiliscono i criteri della circolazione energetica e il suo apprezzamento ai polsi periferici radiali. Dal VI secolo l’agopuntura fu insegnata dai “maestri” ed anche l’insegnamento venne codificato., sempre in questo stesso periodo l’agopuntura viene esportata, soprattutto in Giappone che da allora invia periodicamente in Cina degli studenti.

Nell’undicesimo secolo l’insegnamento dell’agopuntura diviene un insegnamento indipendente e non è più compreso in quello di scienze o di religione., all’incirca in questo periodo è datata la fusione della statua bronzea a grandezza naturale che serviva a scopo didattico e giudiziario.Alla fine del 1500 è pubblicato il ZHEN JIU DA CHENG, grande trattato in 10 volumi di agopuntura e moxa che riassumeva tutto il sapere agopunturistico precedente. All’inizio del diciassettesimo secolo il governo edita un grande trattato in 12 volumi (Lo specchio d’oro della medicina avita) nel quale si descrivono minuziosamente le tecniche manuali degli aghi e delle moxa, e i canti mnemotecnici per i punti WU SHU. E così continuò sino al l9° secolo quando, con la cosiddetta occidentalizzazione, l’interesse dei dirigenti della amministrazione pubblica in Cina mostrò entusiasmo per la medicina occidentale sino a proibire l’uso dell’agopuntura e delle altre forme di terapia tradizionale., ma per il popolo gli aghi e le moxa continuarono ad essere considerati i principali mezzi terapeutici. Nel 1944 il Presidente Mao Ze Dong prescrisse agli agopuntori di apprendere nozioni di medicina occidentale, e ai laureati in medicina nelle Università statali di studiare la medicina tradizionale cinese.

Per quanto concerne la diffusione dell’agopuntura al di fuori dei confini cinesi, probabilmente furono le migrazioni dei Mongoli e le loro successive conquiste a far conoscere questa metodica terapeutica in Europa e in Africa. Anche i Missionari della Compagnia di Gesù portarono l’agopuntura in Europa, e sono stati i primi occidentali che hanno cercato di studiare e di capire questo tipo di medicina. In seguito, malgrado numerosissimi Autori medici e no avessero scritto molto sull’argomento agopuntura, questa terapia non riuscì a mettere radici in Europa, ed è soltanto nel 1930 che prese nuovi sviluppi. E’ merito di Soulié de Morant che, anche se non medico ma appassionato sinologo, funzionario d’Ambasciata in Cina, al suo ritorno in Francia scrisse e pubblicò un grande trattato di agopuntura cinese (Pagliarello R. et al., 2000). Il resto è storia d’oggi.

Principali patologie trattabili con agopuntura secondo il N.I.H. (1997)
– Ansia
– Cefalea
– Dolore da estrazione dentaria
– Emesi post-chirurgica e da chemioterapia
– Epicondilite
– Lombalgia
– Oteoartrite
– Recupero motorio dopo ictus
– Rinite
– Tunnel carpale

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