La buona notizia arriva dagli Stati Uniti. Una capsula intelligente libererà l’ormone solamente nell’intestino tenue, evitando fastidi ed errori nei dosaggi.

Arriva dagli Stati Uniti una buona notizia per i diabetici. Nel prossimo futuro potranno infatti dire addio alle siringhe per iniettarsi l’insulina e prendere semplicemente una compressa. Alcuni ricercatori americani della Purdue University di Lafayette hanno dichiarato infatti di aver realizzato una capsula intelligente, capace di liberare l’ormone solamente nell’intestino tenue, dove questo può essere assorbito. Lo studio è stato presentato a Chicago, nell’ambito del convegno della Società americana di chimica, dall’équipe di Nicholas Peppas, docente di chimica e ingegneria biomedica all’ateneo americano.
La ricerca
I ricercatori hanno messo a punto speciali microsfere in cui viene iniettata l’insulina e, una volta ottenuto il dosaggio desiderato, hanno assemblato le microsfere in una sorta di contenitore in cui sono presenti molecole di calcio. Una semplice compressa giornaliera, in grado di fornire l’ormone carente. La protezione permette alla compressa di superare la barriera dello stomaco, dove l’acido distruggeva molte delle preparazioni fino a ora messe a punto. Una volta nell’intestino tenue, dove avviene l’assorbimento dei nutrienti e quindi anche dell’insulina, la presenza del calcio fa sì che le microsfere vengano attratte dalla mucosa intestinale: è proprio in quel momento che viene liberata l’insulina, che può essere così assimilata nel sangue.

I primi studi presentati a Chicago sono stati condotti su animali da laboratorio, e hanno dimostrato che il 16 per cento dell’insulina contenute nelle microsfere viene poi assorbita dal sangue. Si tratta di un risultato molto importante e decisamente superiore rispetto agli altri tentativi fino ad ora effettuati. I test sull’uomo prenderanno il via entro tre o quattro anni e, se le prossime indagini sperimentali forniranno risultati altrettanto interessanti, ben presto il farmaco verrà commercializzato anche in Italia.
La malattia
Oltre un milione e settecentomila italiani (circa il 4 per cento della popolazione) sono colpiti dal diabete, che può essere di tipo 2 (si manifesta negli adulti), o più raramente di tipo 1 (la forma giovanile). Il diabete mellito è una condizione caratterizzata da un patologico aumento della concentrazione di glucosio nel sangue. Responsabile di questo fenomeno è un difetto assoluto o relativo di insulina, ormone secreto dalle insule di Langherhans del pancreas e indispensabile per il metabolismo degli zuccheri. Secondo alcuni studi, la principale causa scatenante della malattia sarebbe l’obesità, e non a caso in Italia 8 malati su 10 sono in soprappeso.

Questo perché il grasso in eccesso può creare una condizione di insulino-resistenza, soprattutto a livello epatico, in questo modo l’insulina non lavora più a pieno ritmo, la glicemia sale e si instaura il diabete. Il regime alimentare si rivela quindi un aspetto da tenere in grande considerazione. Ma se sul fronte della prevenzione e della diagnosi la ricerca sta facendo grandi passi, le preoccupazioni maggiori riguardano le complicanze future per chi ha nel sangue un eccesso di zucchero. Malattie cardiovascolari, interessamento della retina, impotenza, patologie nervose, amputazioni sono infatti alcune delle conseguenze a distanza più note del diabete. Per quanto riguarda i trapianti, quello di pancreas (PTX) è stato pensato inizialmente come un mezzo per raggiungere una secrezione insulinica normale ed è correntemente l’unica terapia conosciuta in grado di creare stabilmente uno stato di insulinoindipendenza con una completa normalizzazione del metabolismo glicemico. Grazie ai progressi ottenuti nella tecnica del prelievo dell’organo donato, ai miglioramenti delle tecniche chirurgiche, ai passi in avanti nel campo dell’immunosoppressione, la percentuale di successo del PTX è cresciuta notevolmente.

Dal 1966 al 2000 sono stati eseguiti oltre 14mila PTX in tutto il mondo.
Le nuove terapie
Oltre alla superpillola, i ricercatori hanno messo a punto nuovi sistemi di somministrazione dell’insulina che limitano al minimo i continui controlli glicemici e, di conseguenza, i possibili errori nei dosaggi. Già dalla prossima primavera arriverà in Italia un nuovo apparecchio, chiamato InDuo, che riunisce un dispositivo per il controllo della glicemia e un calcolatore per il dosaggio insulinico. Basteranno pochi minuti e una goccia di sangue per veder apparire sul display i valori della glicemia e il dosaggio dell’insulina corrispondente. A breve saranno disponibili anche nuovi apparecchi che, messi al polso come un orologio, monitorizzano in ogni momento il livello di glicemia valutando le variazioni di flusso del glucosio sotto la pelle. Negli Usa invece è stato messo a punto un aerosol per l’assorbimento polmonare dell’insulina, che nel nostro Paese arriverà fra un paio di anni. Il nuovo dispositivo permette l’assorbimento dell’80 per cento dell’insulina inalata contro il 10-30 per cento dei precedenti nebulizzatori.

Progressi importanti sono stati fatti anche per la prevenzione dei danni che il diabete, a lungo andare, può provocare su reni e arterie. Per ridurre il rischio di infarto fino a oggi si usava iniettare insulina prima dei pasti, con il pericolo però di crisi ipo o iperglicemiche. Oggi, invece, è arrivato sul mercato Aspart, un farmaco simile all’insulina che invece dell’aminoacido prolina ha dell’acido aspartico. Questo abbassa gli zuccheri molto velocemente e si inietta prima dei pasti. E sempre sul fronte dei nuovi farmaci, l’anno prossimo sbarcherà in Italia anche il Nateglinide, già venduto negli Stati Uniti, che viene somministrato per via orale. Si tratta di un principio attivo antiglicemia postprandiale che abbatte i picchi glicemici stimolando un maggior rilascio di insulina dal pancreas.
Una curiosità
Il diabete era conosciuto fin dall’antichità. Nel 1600 a.C. infatti un papiro egiziano (il cosiddetto papiro di Ebers) accenna ai sintomi della malattia per la prima volta e propone varie cure a base di alimenti come datteri, tritello di grano, gomma, miele, ginepro, lievito di birra.

Nei secoli seguenti si hanno notizie di alcune persone che hanno una sete insaziabile ed eliminano abbondante urina. Ma è solo nel terzo secolo a. C. che viene coniato, da Demetrio di Apameia e da Apollonio di Menfi, il termine diabete che significa proprio “acqua che passa”.

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