Lo Shiatsu é una arte della salute che si sta diffondendo con notevole rapidità negli ultimi tempi. Il nome è giapponese, composto da due parole: shi = dito e atsu = pressione; il lavoro coi pollici é la parte più caratteristica di questo tipo di intervento, che si effettua quasi sempre anche con il palmo della mano ed in misura minore con avambracci e ginocchi. Il termine “Shiatsu” é piuttosto recente, meno che centenario, ma le tecniche comprese in questa definizione si riallacciano alle conoscenze della antichissima Medicina Tradizionale Cinese. La prima scuola riconosciuta in Giappone è stata quella di Tokujiro Namikoshi, basata sui riflessi neuromuscolari che si attivano facendo pressione su determinati punti.

Un suo allievo, Shizuto Masunaga, sviluppò in seguito la sua teoria e fondò una diversa scuola, riallacciandosi in modo più fermo del suo maestro alla Medicina Tradizionale Cinese. In particolare riprese il sistema energetico dei meridiani, canali di scorrimento dell’energia vitale nel corpo umano.

In Italia lo stile Namikoshi é stato portato da Rudi Palombini, fisioterapista massaggiatore della nazionale italiana che si trovò a Tokyo per le Olimpiadi del 1964; affascinato da questa disciplina si trattenne sul posto per apprenderla e poi diffonderla nella scuola che aprì a Roma.

Lo stile Masunaga é stato introdotto da alcuni allievi di questo secondo maestro, con l’apertura di numerose scuole in Italia. Per l’utente questa molteplicità di scuole ed indirizzi può portare disorientamento, perché trova sotto lo stesso nome tecniche abbastanza diverse. Le differenze di maggior impatto sul cliente, a mio avviso, sono il fatto che le pressioni possano essere talvolta dolorose o che il lavoro sia basato sul rilassamento, che sia fatto sul corpo nudo o vestito, che comprenda o meno gli “scrocchi” che sono tipici della chiropratica; se vi trovate con un operatore che non conoscete bene e date importanza a qualcuno di questi aspetti, vale la pena di parlarne prima con lui. Ci sono differenze formali come il fatto di lavorare su un lettino o su un tappeto a terra, l’uso di musica di sottofondo o di bastoncini di incenso, ma quello che fa la differenza tra un operatore e l’altro é la preparazione e soprattutto l’efficacia del lavoro.

Personalmente lavoro a terra sul corpo vestito ed evito “scrocchi” e pressioni dolorose perché lavoro sui cambiamenti nella situazione energetica, e li ottengo più facilmente su un soggetto rilassato; la musica di sottofondo é uno stratagemma che sono costretto ad usare per attenuare l’impatto dei laceranti sbalzi di umore dei figli del vicino.

C’è una domanda che mi crea un po’ di imbarazzo ed è: “a che cosa serve lo Shiatsu?” Una domanda formulata in questi termini presuppone che ci si aspetta una risposta coerente, cioè un elenco completo, dettagliato e preciso di patologie che si possono curare, e forse anche un elenco di controindicazioni. Personalmente inizio formulando la risposta in termini più vaghi: tutti abbiamo una naturale capacità di autoguarigione, che invece molti riconoscono solo agli animali ed ai bambini (si sente dire che basta lasciarli in pace e si “aggiustano” da soli); lo Shiatsu lavora sul ripristino e sul mantenimento dell’equilibrio energetico del corpo, attivando questa capacità innata mediante una azione sui sistemi nervoso, muscolare, circolatorio, articolare. Il punto fondamentale è che si lavora sulla persona e non sul solo sintomo.

Ciò premesso non posso fare a meno di fornire anche un mio “elenco”: lo Shiatsu interviene favorevolmente nell’alleviare le conseguenze di traumi di varia natura; nelle sindromi ansioso – depressive; nell’insonnia; nelle situazioni di stress o superlavoro; nelle emicranie e cefalee; in tutte le patologie dell’apparato locomotore: artrosi, lombalgie, sciatalgie, discopatie, periartriti, ecc. e comunque in tutti gli stati di squilibrio del nostro essere inteso nella sua unità di corpo/mente/spirito.

Questo modo di esprimermi proviene naturalmente dal tipo di scuola in cui mi sono formato, altri usano termini diversi (anche di molto) e tutti sono degni di rispetto fino a prova contraria. La domanda che viene fatta a chi ha ricevuto un trattamento é “come ti senti adesso?”; molto spesso si ottiene una risposta simpatica e naturale: “mi sento meglio”. E’ una espressione che definisce poco ma lascia intuire molto. C’è un aspetto che mi piace sottolineare a chiusura di queste righe: per chiedere un trattamento Shiatsu non é necessario “stare molto male”, basta solo avere voglia di “stare meglio”.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here