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Leonardo
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Leonardo
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1755 Messaggi

Inserito il - 08/04/2010 : 10:00:35  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Leonardo Invia a Leonardo un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Cara community,
sono felice di dirvi che sull'ultima uscita di Solaris.it c'è anche un mio articolo dal titolo "Perdonare". Perchè?
Ho aperto questa discussione stimolato dal commento positivo di una lettrice che mi ha fatto molto piacere.
Mi ha colpito del suo comemnto il richiamo al fatto che il mio articolo sembrava sincero.
Ci ho pensato su e questo mi ha fatto ulteriormente piacere perchè effettivamente nello scrivere l'articolo sono stato sincero al meglio delle mie possibilità.
Il tema del perdono è un aspetto della mia vita intorno al quale io giro con sempre maggior frequenza.
Diciamo che ci giro attorno facendo dei cerchi sempre più stretti.
Conto di riuscire a trovare il modo per giungere al nodo di questo aspetto che a più riprese torna a bussare alla mia esistenza.
Il tema del perdono è connaturato alla ricerca della gioia duratura, e molto più semplicemente a migliorare il benessere nella mia vita.
Nell'articolo ho evidenzaito come si tratta di una decisione - della nosta parte spirituale - davvero tosta....e devo dire molto difficile da digerire perchè noi abbiamo una componente psichica storica e molto più "ambientata" nella nostra esistenza di quella "spirituale" che invece ( pur essendoci da sempre ) impariamo a consocere e ad ascoltare solo con grande, lavoro, impegno e continue decisione di superamento.
La nsotra componente psichica invece è sempre lì, subito pronta e soprattutto ben inserita nelle immagini che il mondo ci trasmette con tutti i suoi mezzi.
Ecco perchè perdonare è un concetto che ci riece difficile da digerire.
In fin dei conti poi chi ce lo dice - realmente - che perdonare è la via giusta per trovare la gioia?
A me non lo ha mai insegnato nessuno, prima di iniziare un mio percorso di crescita personale. A scuola non se ne parla, in casa nemmeno. In giro troviamo solo modelli che propongono la metodica azione - reazione come "buona regola di vita".

Insomma è una cosa difficile allorchè siamo in ascolto con noi stessi figuriamoci se questo ascolto non c'è o è sovrastato dai rumori e dagli input esterni.

E' difficie ma non è impossibile.
Io nella mia esperienza, dicevo, sento che giro intorno al tema. Ogni volta con un raggio più stretto.
Posso, tuttavia, constatare come ad ogni passaggio la mia esistenza si arrichisca di importanti crescite. Crescita nella comprensione di me e dei miei blocchi, crescita nella comprensione del mio modo di andare incontro agli altri, crescita nella visione complessiva di me nella mia storia e nel mio progetto in divenire.

Quindi credo che è importante non farci "fregare" in questo viaggio dal desiderio di avere "tutto e subito", anche perchè perderemmo la possibilità di apprendere l'arte dell'ascolto di se e dell'amore per se che sono davvero preziose per noi che abbiamo come prospettiva di divenire, appunto, artisti della nostra vita.

Perdonare - come lo inteso io - è un cammino fatto di continue decisioni di amore per se, si perchè intorno a noi troveremo sempre ( purtroppo ) situazioni che invitano nozze i nostri schemi mentali, quelli che si nutrono di desiderio di vendetta e di rabbia contro tutto e tutti.
Qui dovremo essere forti, saggi e astuti come Ulisse al passaggio davanti alle sirene. Ascoltiamo il canto affascinante delle nostre parti che ci vogliono come Rambo che fa saltare in aria tutto ma teniamoci ben stretti al nostro SE', alla nostra decisione di essere e divenire persone come principio spirituale unificatore di tutte le nostre parti, dotati di capacità di amarsi, di amare e di essere amati nella libertà.
E ad ogni decisione noi saremo più ricchi e più felici.

Intanto, come Ulisse, teniamoci ben stretti e non cediamo ....ricordiamoci che ognuno ha la propria Itaca da raggiungere.


Un salutone a tutti e Buona giornata.

Leonardo



Leonardo

Jek
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381


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Inserito il - 06/03/2011 : 16:37:43  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Jek Invia a Jek un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Riprendo questo tema perchè lo sento molto importante.
Per quanto io ne comprenda l'importanza però è uno scoglio molto duro.
Ci sbatto contro ma non riesco a fare quel salto di qualità, continuo a sguazzare nel mio odio ed anche quando faccio buoni proponimenti poi mi blocco, non agisco.
In molte situazioni sono riuscita a perdonare ed è stato non solo saggio ma anche foriero di felicità, di leggerezza, di serenità.
E allora? Chi non riesco a perdonare? Mia madre.
Anche se capisco che ha fatto solo quello che era capace di fare, non riesco a superare la mia pretesa: quella di avere diritto alla madre di cui sentivo e sento il bisogno. E' un vuoto che non riesco a colmare.
Per me è una lotta quotidiana perchè vive con me.
Per fortuna ho tante cose di cui gioire ma quel macigno spesso mi opprime come in questo momento in cui dovrò attingere a tutte le mie energie per poter superare l'evento di una sua operazione chirurgica. Perchè anche in questo momento non riesco ad allungare la mano? Perchè non riesco a perdonare? Ho forse paura di mostrarmi debole ed essere poi risucchiata dal suo divoramento? No.
Quello che vorrei è il perdono profondo che non è un atteggiamento ma una consapevolezza che mi porti ad esserle vicina abbandonando le mie pretese e non subendo le sue.
Scusate ma sentivo il forte impulso di verbalizzare i miei sentimenti.

Jek
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luana
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Rosa



650 Messaggi

Inserito il - 07/03/2011 : 23:03:43  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di luana Invia a luana un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Jek ha scritto:


Quello che vorrei è il perdono profondo che non è un atteggiamento ma una consapevolezza che mi porti ad esserle vicina abbandonando le mie pretese e non subendo le sue.


Secondo me il perdono profondo, avviene attraverso l'agire pratico perchè ci permette di riparare le relazioni che dentro di noi sono frantumate dalla pretesa, dal rancore e da tanti buoni motivi.
Ogni volta che superiamo la nostra immobilità, la nostra pigrizia, il nostro vittimismo, quando andiamo oltre la nostra paura di sbagliare o di non essere approvati al 100% e decidiamo lo stesso di fare cose importanti per la nostra felicità, la nostra crescita, entriamo nel movimento della riparazione e del perdono

Luana
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Leonardo
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Leonardo

Città: Roma


1755 Messaggi

Inserito il - 10/03/2011 : 16:55:38  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Leonardo Invia a Leonardo un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Ciao a tutti e grazie a Jek per essere andata a riprendere questa discussione.

Io credo che il perdono è un fatto personale, cioè ognuno trova il propri modo speciale per arrivarci.
E credo che ognuno ha il proprio modo per giungere a contattare il potere di "poter" decidere diversamente.
Io su questo aspetto sto facendo grandi esperienze in questo momento della mia vita. Ho fatto grandi scoperte. Ho scoperto che uno degli ostacoli al perdono è la paura di essere distrutti da quegli elementi che ci fanno soffrire. Non perdono l’altro perché da esso io mi devo difendere e siccome il perdono passa erroneamente come una caduta dei nostri bastioni difensivi ecco che questa possibilità non trova modo di entrare e anzi è tenuta attentamente sotto tiro. Il perdono diviene una cosa razionale, una specie di trattativa strategica, un passo studiato in ogni possibile variabile. Una trama fitta fitta di pensieri e ragionamenti. In qualche modo mandiamo il tema del perdono avanti verso il nemico ma poi noi siamo ben nascosti con il nostro fucile con superbinocolo di modo che alla prima cosa che non va facciamo fuoco e buonanotte a tutti.
Capite bene come così la cosa non funziona. Vi voglio raccontare di una cosa che ho constatato ad oggi.
Io ho imparato questo:
Noi ci facciamo lo sgambetto perchè guardiamo solo al centro del nostro problema ( la madre, il partner, il nostro datore di lavoro ecc ecc), insomma noi guardiamo all’obiettivo da 100 punti.
Seguitemi in questo simbolismo.
Immaginate di avere davanti un bersaglio come nei giochi con le freccette. Noi pensiamo al “perdonare” e guardiamo al punto nero giusto nel mezzo, quello proprio da 100 punti. Tutto intorno non vediamo niente. Vediamo ora invece al “tutto attorno” come al resto della nostra esistenza e proviamo a capire se in essa possiamo scorgere possibili situazioni e prove di avvicinamento al “nucleo” della questione.
Il dolore che vogliamo superare con il perdono è un talentuoso ( che ci piaccia o meno) e per fortuna non resta fermo al suo posto originario. Va per il nostro mondo entrando e uscendo dalla nostra vita sotto forma di ripetizioni di schemi comportamentali sia come reazioni a riattivazioni del nostro dolore sacro da parte di ignari sprovveduti che nelle forma proiettiva sugli altri.
Con questo che voglio dire?
Beh voglio dire che il nostro dolore primario ( quello da 100 punti) si presenta a piccole dosi in tante altre situazioni della vita.
E voglio dire che ho notato nella mia esperienza che per avvicinarmi al perdono mi è stato utile lavorare intanto già dalla periferia del problema principale. Qui ho potuto vedere cosa succede. Qui sono potuto entrare “ con più facilità” nella mia responsabilità e cercare di trovare un modo nuovo per venirne fuori lasciando perdere le modalità reattive di un tempo.
Quello che ho visto succedere:
- Sono Rimasto vivo
- Ho imparato che sono tanto capace di amare quanto di odiare
- Ho Imparato a piccoli bocconi a prendere confidenza con una immagine nuova di me, non reattiva e difensiva.
- Mi sono sentito bene e questa cosa ci fa stare bene.

Provate e se qualcosa cambia anche per voi .allora si che inizia la danza….un vero rock di salti e capriole.
Iniziate a Prenderci gusto a quel piacere sottile di gratificazione nel sentire che avete fatto la cosa buona, e che l’avete fatta proprio voi, e che vi sentite gratificati, e che la vostra vita è migliorata, e siete speranzosi.
E così continuate nel gioco della vita coltivando questi godimenti passo per passo e agendo in modo da risentire questa gratificazione da dentro.
Ad un certo punto diventa essenza così come lo è stato per molto tempo anche la modalità difensiva reattiva.
Diventa una cosa che vi piace…e non perché ve lo dice la tv…non perché ve lo riconoscono gli altri…no, niente di tutto questo. Diventa una cosa che vi piace perché essa vi appartiene, è vostra, è la vostra essenza e niente e nessuno ve la potrà più portare via.

Nella periferia delle rappresentazioni del nostro dolore possiamo imparare, riparare, e ricostruire un nuovo rapporto con la vita.

In bocca al lupo a tutti.

Leonardo
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Leonardo
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Leonardo

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Inserito il - 10/03/2011 : 17:36:27  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Leonardo Invia a Leonardo un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
luana ha scritto:



Secondo me il perdono profondo, avviene attraverso l'agire pratico perchè ci permette di riparare le relazioni che dentro di noi sono frantumate dalla pretesa, dal rancore e da tanti buoni motivi.


Sono daccordo ed aggiungo - riallacciandomi a quello scritto prima - che l'agire pratico è un esercizio in cui possiamo accrescere le nostre capacità riparative a partire da alte situazioni collegate con il tema primario del nostro dolore magari in via derivata e/o proiettiva.

Leonardo

Leonardo
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Leonardo
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Leonardo

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Inserito il - 10/03/2011 : 17:40:42  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Leonardo Invia a Leonardo un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Jek ha scritto:
In molte situazioni sono riuscita a perdonare ed è stato non solo saggio ma anche foriero di felicità, di leggerezza, di serenità.


Cara Jek,
quindi il grosso è fatto.
Ora si tratta solo di continuare.
Ora non è più difficile...è solo che ti stai avvicinando sempre più al tuo tema primario. Ho fiducia che al momento buono deciderai la cosa buona per te.
Un abbraccio
Leonardo

Leonardo
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Leonardo
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Leonardo

Città: Roma


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Inserito il - 22/03/2011 : 11:44:15  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Leonardo Invia a Leonardo un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Riflettendo ancora sul tema del perdono noto una costante di consapevolezza in me intorno ad un aspetto di questa questione.
Io sento che nella mia storia personale la traiettoria di avvicinamento al tema del perdono si compone di esperienze.
Esperienze "altre" rispetto a quella del mio obiettivo primario, ma che ad essa si collegano bene perchè simbolicamente rappresentano la "stessa cosa".
Mi spiego con un esempio.
Se ho un dolore verso una persona e non riesco a contattare il tema del perdono perchè esso è ancora tropo avvampato e incandescente ho modo, comunque, di poter fare esperienze nei tanti altri ambiti della vita in cui quella medesima situazione si è potuta ripetere attraverso il nostro innato talento proiettivo verso altri delle cose nostre.
Ecco allora che qui posso imparare ad agire soluzioni riparative e ricostruttive. Certo non saranno facili nemmeno queste, non ho dubbi che anche queste richiedono passaggi fondamentali di superamenti.
Ma sapete che c'è? C'è che in queste esperienze ci sono occasioni preziose per acquisire confidenza e sicurezza..e poi c'è anche il piacere di sentire come "noi possiamo" ricostruire i rapporti con le persone.
Le esperienze ci rinforzano e quelle positive sono anche gratificanti.

Quindi concludo per oggi dicendo che il perdono è un esperienza da fare. E come tutti gli atleti si allenano per le grandi prove allo stesso modo anche noi dobbiamo allenarci con gare di contorno.
Tutte le volte che pensiamo di andare a smontare il nostro bel dolorone da 100 punti così in una botta secca penso che ci facciamo uno sgambetto.
E' lo stesso come se io ora in questo preciso momento che sto scrivendo provo a vedermi gareggiare alle prossime olimpiadi per percorrere la maratona di 50 Km.....come mi sento? Mi sento che non ce la posso fare... ecco come mi sento...

Un saluto a tutti
Leonardo

Leonardo

Modificato da - Leonardo in data 22/03/2011 11:48:12
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luana
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Rosa



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Inserito il - 22/03/2011 : 18:44:42  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di luana Invia a luana un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Leonardo ha scritto:

Mi sento che non ce la posso fare... ecco come mi sento...


Caro Leonardo prendo in prestito solo l'ultima affermazione...per rilanciare che il perdono si centra nel perdono verso se stessi...

Per me è proprio difficile accogliere i miei umani errori, le proiezioni, i bisogni e in questa posizione come faccio a perdonare un torto subito?


Luana

Modificato da - luana in data 22/03/2011 22:32:49
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Leonardo
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Leonardo

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Inserito il - 24/03/2011 : 15:59:40  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Leonardo Invia a Leonardo un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
luana ha scritto:

Leonardo ha scritto:

Mi sento che non ce la posso fare... ecco come mi sento...



Per me è proprio difficile accogliere i miei umani errori, le proiezioni, i bisogni e in questa posizione come faccio a perdonare un torto subito?




Non è difficile cara Luana è difficilissimo.
Nella mia esperienza io ho vendicato ( con atti reali e fantasie) il torto subito ed ho visto era una pura illusione quella di trovare nella vendetta la pacifiaczione. In questo mondo tutto mio io ero deresponsabilizzato e tutto dipendeva dagli altri, anzi ti dirò di più. Molti mi facevano vedere a quanto di quei famosi "torti subiti" era poi farina del mio sacco.

Un giorno mi sono messo a scrivere e ho ripercorso tante situazioni della mia vita in cui il teorema si ripeteva. Ho infilato tanti di quei casi da visualizzare ancora oggi e con facilità una bella collana di cose che volevo far pagare a "qualcuno"....e molti "qualcuno" non c'entravano niente.

Nudo come un bambino ho potuto vedere alla mia corresponsabilità nelle cose.
Se ho perdonato? Se sto imparando a perdonare? a non vendicarmi?
Chi può dirlo.
C'e di fondo che un bel giorno grazie anche al minuzionso lavoro di ricerca di prove nel mio passato mi sono trovato a sentire come le situazioni si riproponevano ma in me era maturata opportunità. Sentivo scorrermi nelle vene e nell'anima il brivido della scelta.
Assaporavo la vendetta e vedevo anche il mio contributo.
Che fare?
Io non lo so cosa mi ha spinto a desistere la prima volta, ma sta di fatto che mi sono sentito davvero bene. Avevo fatto una cosa tosta e di cui andavo veramente orgoglioso. Avevo sentito l'acquolina in bocca per l'opportunità di poter offendere l'altro eppure non l'ho fatto.
Poi un pò c'ho preso il vizio e non sai quante volte mi è successo e con quanta frequenza di potermi allenare a sentire che avevo entrambe le opzioni. Dopo un pò quella acquolina da desiderio di vendetta non l'ho sentita più. Quello che mi gratificava - ancor prima - era la riattivazione del conoscere la gratificazione derivante dalla consapevolezza che stavo usando un potere sano, anceh riparativo se vogliamo. Si perchè tutte le occasini che la vita mi offre di poter offendere sono tutte preziose per poter imparare l'arte del sapere che ho la libertà ed il potere di distruggere e costruire. Tanto più costruisco tant più sento che forse posso farcela. I miei dolori da 100 punti e i miei nodi pian piano si ammorbidiscono. Questo esercizio esistenziale è un potere reale.


Come te anch'io ho ancora difficoltà, invece, ad accogliere i miei umani errori.

Un abbraccione

Leonardo
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luana
Membro fidato

Rosa



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Inserito il - 28/03/2011 : 17:10:31  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di luana Invia a luana un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Leonardo ha scritto:

Avevo fatto una cosa tosta e di cui andavo veramente orgoglioso. Avevo sentito l'acquolina in bocca per l'opportunità di poter offendere l'altro eppure non l'ho fatto.
Si perchè tutte le occasini che la vita mi offre di poter offendere sono tutte preziose per poter imparare l'arte del sapere che ho la libertà ed il potere di distruggere e costruire.

Quando ho letto il tuo intervento, mi sono detta beato lui che ha sentito l'acquolina in bocca...io non mi accorgo di quel momento di libertà tra la decisione di distruggere o di costruire!!

Oggi a distanza di pochi giorni capisco ciò che intendevi, mi è successo infatti di trovarmi al confine tra il sentirmi vittima per ciò che non è come io ho desiderio che sia, o godere dei doni che ricevo continuamente.
Pur sentendo frustrazione e dispiacere, sono riuscita, a non distruggere me stessa e l'altro..cosa mi ha aiutato?
Mi ha aiutata la consapevolezza che l'altro fa quello che può, che esprime dolori e difficoltà che posso trovare anche dentro di me;
mi ha aiutata l'empatia, cioè l'ascolto profondo dell'altro;
La decisione di non volermi perdere nel lamento e nel vittimismo, mi hanno permesso di contattare la gioia per il dono ricevuto, anche se non è stato proprio come io speravo che fosse, qui c'è stata la mia decisione..
E' successo, succede e succederà che i doni qualche volta siano incartati, impacchettati, nella difficoltà e nel dolore..ma io voglio scartarli comunque e me li voglio anche godere.

Luana
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Leonardo
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Leonardo

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Inserito il - 29/03/2011 : 10:04:58  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Leonardo Invia a Leonardo un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
luana ha scritto:
E' successo, succede e succederà che i doni qualche volta siano incartati, impacchettati, nella difficoltà e nel dolore..ma io voglio scartarli comunque e me li voglio anche godere.


Quant'è bella questa cosa. Oggi me la metto dentro anch'io ed accanto ai doni degli altri voglio accogliere anche i doni che noi ci facciamo e che molto spesso sono - come dici bene tu "incartati, impacchettati, nella difficoltà e nel dolore" e chiedono di essere accolti, riconosciuti e amati - Grazie.

Leonardo
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patty57
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duchessa


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Inserito il - 29/03/2011 : 19:35:32  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di patty57 Invia a patty57 un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
jek ha scritto
Anche se capisco che ha fatto solo quello che era capace di fare, non riesco a superare la mia pretesa: quella di avere diritto alla madre di cui sentivo e sento il bisogno. E' un vuoto che non riesco a colmare.


... proprio oggi ho parlato di perdono nella mia seduta di terapia!
Ho sentito quanta rabbia e quanto odio ho dentro di me per non avere avuto la madre di cui avevo ed ho bisogno!
Ma sto' cominciando a capire profondamente che MAI riusciro' a colmare questo vuoto se non prendo atto del mio odio!!! Ho bisogno di amarla, di perdonarla e perdonarmi.... ne ho un desiderio immenso per far "girare" il mio nucleo!!! Per sentirmi finalmente felice.... per poterla finalmente abbracciare e sentirmi abbracciata con amore.. ma prima DEVO concedermi il diritto di essere arrabbiata! anche se ne ho paura!
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Leonardo
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Leonardo

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Inserito il - 30/03/2011 : 10:20:57  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Leonardo Invia a Leonardo un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Voglio riportare ciò che sento in questo momento leggendo gli ultimi interventi. E voglio provare a dare voce all' eco generato nella mia storia personale.
Mi è venuto un dolore nella pancia. La parola "bisogno" mi ha fatto contattare l'immobilismo in cui mi ritrovo quando cerco di riempire il mio vuoto per "bisogno" di pienezza. Il bisogno nella mia esperienza è compagno della "pretesa", questi due vanno a braccietto e fanno danni perchè l'uno è insaziabile e l'altro è assetato.
Nel leggere ho provato rabbia. Una rabbia verso l'immagine di chi vuole per il proprio bisogno. E questa rabbia è mia verso me stesso e mi apre gli occhi sulla mia capacità di accogliere.
Un pò di tempo fa ho imparato - con i fatti - a passare dall'amore come possesso a quello come dono. E sono ancora in esercizio attivo su questo fronte. Questa cosa mi è molto preziosa perchè è la modalità che io sento sana e purificante per me e mi permette di bonificare il mio presente dalle modalità "riempitive" del vuoto che si richiamano poi alla volontà di possedere e dominare. Queste modalità sono bombe che non riempiono ma amplificano solo il senso di vuoto e di divoramento.
Passare ad una modalità sana nei rapporti con la vita ha accresciuto il mio potere di accogliere il dono fattomi dalla vita di cui mia madre e mi padre sono stati figli e hanno fatto la loro parte.

Grazie a Patty per aver riporatto questo aspetto che mi ha ricontattare una mia parte.



Leonardo
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Leonardo
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Leonardo

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Inserito il - 31/03/2011 : 15:18:25  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Leonardo Invia a Leonardo un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Leonardo ha scritto:
"bisogno"


Nella mia esperienza mi è capitato spesso di contattare il “bisogno “ di fare qualcosa che potesse in qualche modo andare a darmi sollievo.
Ad esempio il tema del Perdono l’ho sentito tante volte come un bisogno impellente. Salvo poi ritrovarmi punto e daccapo, magari anche dopo qualche piccolo superamento che io sento ora molto legato ad aspetti di reattività. Penso ad esempio a tutte le volte che ho portato “razionalmente” il tema del perdono dentro la mia vita come reazione al disagio ed alla sofferenza generato dal contatto con l’odi sia nella forma “ verso se stessi” che in quella “verso gli altri”. Ho sempre contattato un piacere immediato, quasi magico a sapere che potevo attraverso il perdono migliorare il mio livello di benessere. Eppure poi non so perché ma dopo un po’ mi ritrovavo punto a capo.
Allora ieri riflettevo sul come poi il tema del bisogno di fare qualcosa, nella mia esperienza, è strettamente legato alla mia ricerca di un piacere immediato legato alla mia dimensione psichica che come da suo fondamento rifugge il dolore e cerca il piacere.
Grazie a questa parola ( “bisogno”) degli interventi precedenti e che ho preso ed afferrato per il potere che ha avuto in me di essere evocativa di un mi vissuto ho potuto notare questo passaggio nella mia esperienza con cui pura vendo fatto i conti più volte in passato poi ecco che l’ho completamente smarrita.
Ritornando allora sul tema del perdono con la mia tecnica di lavoro dalle periferie proiettive e simboliche del mio dolore da 100 punti sento che questo cammino di avvicinamento mi è tornato utile in quanto ha permesso alla mia componente decisionale e progettuale di poter lavorare su un aspetto più volte ricordato che è quello della gratificazione provata tutte le volte che potendo offendere non l’ho fatto. Queste modalità e la continuità progettuale sento molto valida per me perché essa mi permette di sviluppare la mia parte spirituale fondata sul principio della gioia, che a differenza del “piacere” è una gratificazione esistenziale profonda e che permette di entrare sempre più in contatto con le parti dolorose con maggior sicurezza e forza trasformativa.

Un salutone a tutti
Leonardo

Leonardo
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Antonella
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occhiolino


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Città: Roma


313 Messaggi

Inserito il - 02/04/2011 : 18:42:52  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Antonella Invia a Antonella un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Leonardo ha scritto:

La parola "bisogno" mi ha fatto contattare l'immobilismo in cui mi ritrovo quando cerco di riempire il mio vuoto per "bisogno" di pienezza. Il bisogno nella mia esperienza è compagno della "pretesa", questi due vanno a braccietto e fanno danni perchè l'uno è insaziabile e l'altro è assetato.
Nel leggere ho provato rabbia. Una rabbia verso l'immagine di chi vuole per il proprio bisogno. E questa rabbia è mia verso me stesso e mi apre gli occhi sulla mia capacità di accogliere.


Parole sante, hai centrato in pieno la mia difficoltà nel perdonare. Preferisco isolarmi per non sentirmi in dovere di soddisfare i bisogni altrui e nello stesso tempo, però, ignoro i miei ... tutta protesa a difendermi da quelli degli altri. Ogni volta devo decidere con grande forza di mettermi "nei panni dell'altro" per capire e arrendermi (la pretesa) a ciò che non è stato e che sicuramente mai sarà! Cambiarmi i panni addosso mi aiuta ma faccio una gran fatica!

Antonella
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luana
Membro fidato

Rosa



650 Messaggi

Inserito il - 05/04/2011 : 13:04:24  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di luana Invia a luana un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Antonella ha scritto:
Preferisco isolarmi per non sentirmi in dovere di soddisfare i bisogni altrui e nello stesso tempo, però, ignoro i miei ... tutta protesa a difendermi da quelli degli altri.

seguendo il flusso di questa discussione sul perdono, sollecitata dagli ultimi interventi, sono ora a sbrogliare dentro di me il nesso tra perdono-pretese-bisogni nostri e altrui...
sento la minaccia di sprofondare in un vortice di pretese e bisogni che mi allontanano dal perdono. Mi arriva in aiuto la necessità di percepirmi una persona distinta dall'altro, vicina emotivamente, empaticamente, con il desiderio di aiutare, con l'amore, ma per non farmi tirare giù nel vortice "pretese-bisogni" posso considerarmi fine a me stessa, proteggermi, centrarmi sui miei progetti e paradossalmente quindi separarmi

Luana

Modificato da - luana in data 06/04/2011 09:27:37
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Cristiana
Membro leale



422 Messaggi

Inserito il - 06/04/2011 : 09:40:08  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Cristiana Invia a Cristiana un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Luana scrive:" ....la necessità di percepirmi una persona separata dall'altro".

Grazie Luana, questa tua percezione mi tocca profondamente e mi aiuta a mettermi in contatto con la mia necessità - difficoltà di realizzare che sono una persona slegata dall'altro.
Per lungo tempo " la necessità " di percepirmi non in funzione dei bisogni dell'altro l'ho ignorata,sentendola addirittura estranea a me. La mia realizzazione avveniva attraverso il bisogno dell'altro. " La mia difficoltà " è stata rompere questo meccanismo che paradossalmente era il mio nutrimento quotidiano, ma anche il mio veleno. A dire il vero le difficoltà sono state più di una, e non mancano le occasioni in cui si ripresentano. Una delle maggiori è la constatazione che quella sensazione di tristezza interiore, di non appartenenza alla vita, ma di dipendenza, sono proprio io a crearla rendendomi complice di situazioni pesantissime senza via d'uscita.
Questa scoperta mi ha fatto sentire un dolore fortissimo dentro che mi ha permesso, però, di cominciare a guardare a me stessa da un altro punto di vista.
Ho cominciato a vedere le mie pretese sull'altro, mi sentivo risucchiata dalle sue necessità, ma al tempo stesso io non mollavo la presa e lo risucchiavo a mia volta facendogli sentire che senza di me era perso.

Mi aiuta tenere sempre a mente la mia attitudine a dominare l'altro, anche se sembra che sia solo l'altro a dominare me. Questo pensiero mi conduce ad un altro passaggio molto importante.
E' strettamente legato al perdono. Sì perchè se non mi perdono per come ho agito su di me e sull'altro, come posso permettermi di rinascere e dare nuova luce anche all'altro?

Il cammino del perdono non si esaurisce mai, va rinnovato continuamente e costantemente ed è direttamente proporzionale, ogni volta che ne sono capace, a un forza amorosa che contiene autoriconoscimento rispetto ed umiltà.

Non sono solo parole, io ci riesco ogni volta che sono capace di fermarmi, di centrarmi su me stessa, di ascoltarmi e so riconoscere " all' attesa " un aiuto prezioso.

Grazie per avermi dato la possibilità di riflettere insieme a voi.
un caro saluto
Cristiana
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Annarita
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1-[1224]-Anna_Warhol


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Inserito il - 06/04/2011 : 10:45:22  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Annarita Invia a Annarita un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
[quote]Cristiana ha scritto:
La mia realizzazione avveniva attraverso il bisogno dell'altro....... paradossalmente era il mio nutrimento quotidiano, ma anche il mio veleno.

sì, Cristiana mi ritrovo proprio nelle tue parole. In questi giorni sto lavorando molto sul perdono e sui miei veleni nascosti. Sul perdono per anni mi sono raccontata che ero in credito, Io solo dovevo perdonare gli altri per i tanti torti subiti, Io non avevo nulla da perdonarmi, Io ero perfetta, sempre disponibile, ecc..ecc... e qui ho trovato uno dei miei veleni nascosti : la mia realizzazione avveniva attraverso l'approvazione dell'altro, io ero brava e bella solo se l'altro mi vedeva e soprattutto mi approvava ma se invece non lo faceva.... io lo cancellavo, un rapido colpo di spugna e spariva per sempre dalla mia vista ... ma albergava dentro di me. Stava seduto sul mio cuore e lo pressava. .. come ha scritto Gabriel Garcia Marquez .. "il cuore ha più stanze di un casino"...io ho un albergo grattacielo!!Ma ho cominciato con gli sfratti, un lasciapassare-munito di perdono- un biglietto-perdono A/R che servirà a perdonare me in primis! Grazie a tutti per questo spazio di riflessione.
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Leonardo
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Leonardo

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Inserito il - 06/04/2011 : 13:19:43  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Leonardo Invia a Leonardo un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Cari della community,
in questi giorni non mi riesce tanto di essere presente, se non per brevi visite.
Così tra il dolore per non poter leggere e scrivere con calme e la rabbia per le cause ho potuto contattare un aspetto che può arricchire questo nostro bel lavoro intorno al tema del perdono.
Mi riferisco all'immobilismo.
E mi domando: "quando sono fermo, anzi immobile, cosa sento realmente? "
E la risposta che mi sono dato è che nell'immobilismo agiscono due forze, una è l'odio verso se stessi ( non riesco a scrivere e seguire la community e non sono bravo, e capace, ecc ecc ) e l'altra è l'odi verso gli altri - le persone, i luoghi e le situazioni-.
Così ecco che l'immobilismo è in realtà una prigione - esistenziale - in cui citroviamo per effetto di due forze uguali e opposte.
Quindi seppur contattiamo l'immobilismo in realtà siamo un organismo che sta andando in ebollizione, come una m,acchina di F1 che sulla griglia di partenza da delle belle accellerate e fa un gran fracasso ma non va da nessuna parte, almeno non ancora.

Come venir fuori dall'immobilismo?
Io propongo di usare la creatività. Con la creatività possiamo venir fuori dal blocco.
Cosa ho fatto io?
Beh una cosa semplice ma liberatoria.
Ho stampato la discussione sul perdono, me la sono messa in tasca perchè sapevo che prima o poi avrei trovato un pò di tempo.
Così durante una pausa ho potuto soddisfare il bisogno che avevo di rileggere il tutto.
In questo modo ho fatto defluire le energie che mi bloccavano nella pretesa di dover avere tempo illimitato per fare le cose che mi piaccciono a me.
Durante un altra pausa avevo già dentro l'intervento che volevo fare, mi serviva solo di appoggiare le mani su una tastiera.
In questo modo sentivo allentavo il blocco della rabbia verso l'altro usando in maniera creativa e sana un mio momento di pausa, sacrosanta.

Così ho fatto e l'immobilismo è scomparso e i non mi sono fatto fuori ne ho fatto fuori l'altro.

Nella discussione sul tema del perdono ho constatato come la community ha un sapere e unsentire condiviso. I passaggi verso il perdono sono arricchiti di cose pratiche. Cose concrete fatte di imamgini, sapori ed emozioni.
Altrimenti restiamo immobili in un lavoro solo mentale e concettuale.

Allora voglio chiedere a ciascuno di voi in che modo riuscite - magari con degli esempi - a sganciarvi dalla reattività e con quali strumenti?

Per ora vi saluto tutti

Leonardo


PS: quello che pensavo di scrivere poi è cambiato perchè appena ho messo le mani sulla tastiera è saltato fuori questo esempio semplice semplice di una situazione in cui ho potuto e posso ancora gratificarmi con la community e continuare a fare anche tutte le altre cose. Una sintesi, se vogliamo, tra la pretesa per ciò che deve essere come vogliamo noi e la realtà che ci sta attorno.
Il perdono passa secondo me attraverso le tante volte che riempiamo noi i nostri vuoti e non restiamo in attesa che gli altri, la vita e chi altro vogliamo, lo facciano per noi.

Leonardo
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