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 L'immigrato "l'altro da noi".Ricchezza o minaccia?
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Leonardo
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Leonardo
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1755 Messaggi

Inserito il - 10/01/2010 : 21:24:34  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Leonardo Invia a Leonardo un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Cara Community,
guardiamo questi filmati e apriamo una riflessione sul tema dell'immigrazione.
In Italia, ma storicamente anche in altre nazioni, il tema è stato a più riprese oggetto di attenzioni.
Vado in giro e leggo sui manifesti apparire sempre più frequentemente la parola "IDENTITA'".
L'altro da noi è un tema ampio e voglio - insieme con voi - aprire una riflessione partendo dalla visione di un documentario riguardante la storia dell'emigrazione italiana negli USA.

Il video - presente su you tube - è suddiviso in più parti.
qui ne riporterò solo alcuni, Chi ha piacere può trovare l'intero in rete.
E' un documento duro...ma è andata così...

Ed oggi cosa stà succedendo in Italia?

PARTE 1



PARTE 2




Leonardo

Modificato da - Leonardo in Data 01/04/2011 14:54:46

Leonardo
Moderatore

Leonardo

Città: Roma


1755 Messaggi

Inserito il - 11/01/2010 : 14:20:25  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Leonardo Invia a Leonardo un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Io penso che l'uomo ha delle potenzialità.
E nel dire questo penso che ogni Uomo ha in se la capacità di migliorarsi e di fare degli importanti superamenti.

Il tema dell'"altro da noi" è uno degli ambiti in cui un superamento è possibile.
Ed è possibile proprio in quanto ognuno di noi si ponga di fronte al tema dell'"altro" in maniera consapevole.
Vale a dire consapevole che ci sono delle paure, consapevole che ci sono delle resistenze.

Andare incontro ad un TU, non è facile nemmeno quando il TU abita sul pianerottolo del nostro condominio o nella casa di fianco...figuriamoci quando è un TU portatore di una cultura diversa dalla nostra, portatore di una realtà diversa dalla nostra, portatore di storie diverse dalla nostra.

E' un processo... un divenire.

Negazione...Difesa...Minimizzazione...Accettazione...Adattamento...Integrazione.

Affrontando il tema durante un corso di Antropologia Culturale sono emerse le fasi sopra riportate.
Sono fasi di un divenire.
Ogni società si colloca - in un suo momento storico - in una delle fasi.

Dove siamo noi oggi?
Io credo che in Italia abbiamo passato la fase della Negazione ( cioè il non vedere l'altro) e siamo in una dinamica di difesa.
Penso a questo tutte le volte che sento esprimere contenuti a favore della difesa delal nostra identità.
Io sento questa fase molto pericolosa.
Difendersi è un modo per prepararsi all'attacco.
Difendersi equivale a percepire l'altro come una minaccia.
Identità!
La storia del secolo scorso ha presentato un cattivo esempio di difesa dell'identità. Identità = Purezza = Razza....il passaggio è diretto.


Prendere atto del fatto che ci sono delle resistenze e che occorre un grande impegno Umano ad andare incontro agli altri per realizzare un progetto globale dell'intera umanità è una cosa tosta.

Già in piccoli gruppi possiamo constatare come siamo attaccati alla nostra individualità, come l'andare incontro all'altro smuove un sacco di paure come se questi - o la nuova situazione - dovesse divorarci.

E' un divenire...quindi....una potenzialità della persona.
E ognuno, credo, ha il dovere di interrogarsi un pochino e porsi la domanda: Cos'è che mi fa paura dell'Altro? Sentire se è un motivo interiore piuttosto che una reale minaccia esterna.

Ho come la sensazione che l'umanità stia vivendo un grande travaglio.
Quello che essa partorirà credo dipendanda da noi e dalla posizione che ognuno di noi assumerà.
Voglio aprirmi e crescere oppure voglio irrigidirmi e chiudermi?

Voglio divenire una persona? Voglio diventare artista della mia vita e capace di ascoltare ed accogliere le mie difficoltà per compiere processi di crescita?

Io è questo che voglio...e personalmente so che l'altro da me mi spaventa nella misura in cui su di esso proietto le mie paure e mie dinamiche interiori.
L'altro da me è prezioso per la mia crescita perchè esso mi offre la possibilità di vedere a ciò che ho dentro e che voglio soffocare.
Arroccarmi su posizioni assolute mi permette di vedere a quanto è debole il mio potere reale.

L'anno scorso durante la lezione di Antropologia Culturale la mia mente è corsa subito alcollegamento tra tutte queste dinamiche e il tema del travaglio dell'umanità.
Da qui ho fatto un salto mentale di disciplina portandomi sul versante Cosmo Art (Disciplina creata da Antonio Mercurio) sentendo come mi tornava utile il simbolismo propostoci da questa disciplina per la realizzazione di processi di creazione, superamenti e trasformazioni di tipo esistenziale.
La Cosmo Art ci propone come simbolismo dei processi creativi le fasi proprie della nascita di una stella, la Condensazione, la collassazione e l'esplosione Termonucleare.
Usando questo accostamento simbolico vogli provare capire in quale fase potremmo trovarci, ed in quale fase mi trovo io.
Penso che l'umanità sia in piena fase di collassazione, in questo momento le diverse forze(sociali nel nostro esempio) stanno collassando e avendo dei cedimenti. In questi frangenti sono tante le energie che vengono liberate in un processo continuo di opposti che debbono trovare la giusta sintesi ( ad esempio le forze contro l'altro, che vogliono mandare via l'immigrato perchè minaccioso con le forze che invece esprimono accoglienza ed il desideri di giungere ad una nuova visione del mondo).
Io penso che ognuno di noi può dare il proprio contributo al processo in atto affinche l'espolosione termonucleare disperda la giusta quantità di energia positiva per poter dare vita a nuove aggregazioni sociali fondate sul rispetto e l'accoglienza, sulla comune consapevolezza che "l'altro da noi" è portatore di ricchezza e che dall'incontro e fusione delle diversità non c'è rischio per le nostre individualità perchè essa è la nostra polvere di stelle autentica e imperdibile ( ce ne dobbiamo convincere )e che dall'incontro con altre puà dar vita a grandi trasformazioni e realizzazioni che da soli non siami in grado di compiere.


Un caro Saluto
Leonardo

Leonardo

Modificato da - Leonardo in data 03/04/2011 11:34:00
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Aqua
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2078

Prov.: Milano
Città: Bollate


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Inserito il - 13/01/2010 : 10:16:15  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Aqua Invia a Aqua un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
E' un tema difficile quello che prponi ma bello.

Lo straniero, il Tu o l'extraqualunquecosa è l'opposto dell'io cosciente. Se l'io cosciente ama identificarsi con il buono, il normale, il bello, il giusto, il bravo, allora l'altro sarà cattivo, diverso-anormale, brutto e sbagliato. Come la materia e l'antimateria tendono ad annullarsi reciprocamente. E basta qualsiasi scusa per sentirlo diverso, come il colore della pelle, il cibo che mangia, la foggia degli abiti.....

Come dici tu il problema del Tu è un problema che abbiamo in casa prima ancora che arrivino gli extracomunitari. La diffidenza e la rabbia verso il Tu ce l'abbiamo dentro da sempre. Io sono cresciuto e sono stato educato all'odio per i terroni che venivano ad occupare le nostre fabbriche in brianza. Col nostro gruppetto da ragazzi li vedevamo con le loro valigie con lo spago, le caciotte, la soppressata sotto al braccio e la pelle sembre abbronzata anche d'inverno. Nessuno li voleva vicino. E noi ce la ridevamo a vederli passare per strada, ci sentivamo diversi, superiori, facevamo di tutto per distinguerci e apparire diversi nei modi, nel vestire, nel parlare ..... E anche chi non diceva niente e stava zitto, si vedeva che comunque li guardava sempre un pò da lontano.... come se fossero una minaccia...

L'uomo ha sempre costruito muri per difendersi dall'altro. La muraglia cinese, il vallo di adriano, il muro di berlino, il muro della corea e ultimo il muro d'istraele..... Ogni volta il muro aveva l'ambizione di separare la civiltà dalla barbarie, i buoni dai cattivi.....


"Vorrei con gioia far vedere sempre la beata varietà del mondo." - H. Hesse
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Leonardo
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Leonardo

Città: Roma


1755 Messaggi

Inserito il - 13/01/2010 : 11:52:38  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Leonardo Invia a Leonardo un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Ciao Aqua,
Mi piace la tua testimonianza e mi piace che ad un certo punto hai usato il termine "distinzione".

La riflessine sull'"Altro da noi" qui l'ho proposto solo con riferimento allo staniero, questa naturalmente è un modo entrare nell'ampiezza di un tema che nella sostanza non ha confini.

Io nella mia esperienza ho sempre contattato il tema della distanza dagli altri.
Quello che oggi posso dire è che il mio restare a distanza è sdmpre stata una modalità difensiva perchè "l'altro" diveniva ogni volta colui che portava addosso le paure che non volevo vedere.

Nell'esperienza italiana del rapporto Nord Sud io voglio azzardarmi a pensare che tutti erano spaventati dai meridionali perchè essi evocavano paure. Penso alla paura della perdita del proprio benessere economico. Chi veniva dal sul portava addosso l'immagine del dolore del distacco, della perdita delle radici, delle sicurezze sociali e familiari.
Insomma erano persone che nessuno voleva vedere e che tutti volevano tenere alla larga.
Io penso che ciò che spaventa non è l'altro da noi quanto il contenuto esistenziale di cui esso si mostra portatore.
Siamo tentati a volerli vedere come diversi e quindi come distinti e separati da noi.
E qui che traballa l'identità.
E qui che nello spauracchio vogliamo aggregarci a coloro che invece mostrano mondi migliori e più belli.
Ci identifichiamo in ciò che ci fa sentire più protetti.
Diventiamo membri di gruppi ristretti...di clubs...di associazioni elitarie...di un circolo ristretto di persone... e se non lo divenitamo siamo sempre nel regno del precario e del desiderio di arrivare un giorno ad essere anche noi come loro. Ma non come quelli che stanno peggio bensì come quelli che sono dentro il mondo delle sicurezze.



Andando in giro ho sempre sentito un grande disagio nel vedere le persone che vivono per strada. Minacciosi e ostili anche se non mi facevano nulla.
Cosa mi spaventava di loro?
Beh ci ho pensato e poi ho realizzato che nella mia storia personale il tema dell'abbandono e del perdersi in uno stato di dolore e freddo mi è sempre appartenuto.
Quelle persone per strada mi apparivano minacciose perchè ognuno mi rievocava un mio spauracchio.
Quindi non volevo vederli e pensavo che la loro presenza fosse in qualche modo una cosa "contro".
Contri di me...contro gli altri come me...contro la serenità...contro la bellezza...contro tutto e tutti.

Risultato? Loro erano miei nemici o meglio quelli a cui avevo bisogno di dare qesto ruolo per poter tirare fuori da me un mio tema esistenziale e metterlo addosso a qualcun'altro.
Io ero così pacificato. Era colpa loro.
Ma questo trucco dura poco e ha bisogno continuamente di nuovi colpevoli.
Smontare la mia personale strategia di aggiramento mi rchiede fatica. Si perchè è facile additare l'altro.

Giorni fa sentivo dire che gli stranieri sono i responsabili della mancanza di lavoro perchè accettano paghe più basse degli italiani.
Mi ha fatto dolore sentire questa cosa perchè nessuno ha osato dire al propio conoscente che paga poco un lavoratore straniero che quello che stava facendo era ingiusto, a prescindre dal colore della pelle o dalla nazione di appartenenza.
Lo straniero da la colpa all'italiano.
L'italiano allo straniero.
L'imprenditore allo stato.
Lo stato alla crisi.
La crisi alla limitatezza di risorse.
E queste a loro volta se la prendono con l'ingiustizia distributiva delle risorse fatta dalle persone.
Le persone deboli danno la colpa alle persone forti.
queste incolpano il sistema ecc ecc ecc ecc ecc ecc ecc

Mi sembra che il mondo sia preso anch'esso da questa smania di trovare continuamente colpevoli.


E' proprio un grande travaglio globale.
E credo che è molto bene che noi proviamo a scoperchiare i nostri vasi di pandora.
potremmo vedere meno colpevoli a partire da dentro di noi.

Un salutone

Leonardo



Leonardo
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Leonardo
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Leonardo

Città: Roma


1755 Messaggi

Inserito il - 11/03/2010 : 10:20:00  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Leonardo Invia a Leonardo un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Ciao Community, rieccomi dopo una pausa.
Voglio continuare a lavorare su questo tema.


"L’altro da noi."
In questi giorni ci sono state nella mia storia personale alcuni accadimenti che hanno di nuovo offerto spunti importanti per me – e anche per la community, mi auguro – su questo tema.
L’altro da noi è un valore…questo è vero.
Ma è un valore che va conquistato con molto molto lavoro.
Si perché l’altro da noi, ma anche il nuovo in generale o comunque tutto ciò che non è noto e conosciuto in ogni minima parte, è per ognuno una bella gatta da pelare.
Avete pensato a quante volte il nostro mondo sembra sconvolto o comunque minacciato da un elemento nuovo ed imprevisto?
Il nuovo può apparire minaccioso. La nuova persona e/o il nuovo evento può apparire un elemento destabilizzante nella nostra tanto sudata e meritata “area di pace”.
Ma. Siccome la vita è e diviene continuamente ecco che anche noi come persone siamo chiamati nella nostra vita a seguire questa che è appunto una “legge della vita”.
La vita è e diviene così pure la persona è e diviene.
Ma in che modo lo facciamo? E quante resistenze poniamo al divenire? E perché?
Io rispondo alla prima domanda dicendo che lo facciamo con grande fatica.
Alla seconda domanda rispondo che poniamo una quantità molto grande di resistenze ed energie.
E per quanto riguarda il perché mi dilungo un po’ di più per esprimere il mio punto di vista.
Il perché io lo ravviso nel fatto che il nuovo – nel nostro tema l’altro da noi – appare come una minaccia.
Ogni persona è portatore di contenuti propri autentici e differenti dai nostri.
Differenti vuol dire che non sono i nostri, appunto. E questa cosa ci mette in qualche modo in apprensione.
Si, perché il nostro mondo noi tutti ce lo conquistiamo con grande fatica e sofferenza. Il nostro angolo di pace dove abbiamo una identità ( sociale, lavorativa, familiare ecc ecc) riconosciuta ci sembra d’improvviso esposto alle scorribande di qualcuno che – in quanto nuovo – ci appare come una mina vagante che può mettere in disordine la nostra vita.
Allora ci difendiamo, e certo!
E difendersi è anche una cosa giusta e sana.
L’importante però è non arroccarsi dietro e chiudersi in quello che poi con il tempo diviene un auto-assedio.
Difendersi vuol dire prendersi il proprio giusto tempo per conoscere l’altro e per scoprire che esso non è la bomba atomica che manderà tutto sotto sopra e romperà il nostro equilibrio.
Perché l’altro ci fa paura? Io credo che le risposte sono da ricercarsi nella storia di ognuno di noi. Storia a partire dalla propria esperienza intrauterina. Ponendoci domande su quello che può essere stato il nostro vissuto a quel tempo potremmo ben vedere come si sono depositati nel nostro inconscio alcune paure specifiche, a ciascuno le sue.
Ecco che allora l’altro può divenire un elemento proiettivo.
Il nostro mondo, la nostra area di pace, può rappresentare simbolicamente un nuovo utero in cui viviamo oggi.
Oggi tuttavia abbiamo la possibilità di poter bloccare con decisioni di amore per noi stessi quelle paure che un tempo non potevamo fermare e che abbiamo necessariamente dovuto rimuovere.
L’altro è un valore prezioso. MA questo valore non si può comprare al supermercato. Non c’è conto in banca che possa aiutarci a farlo nostro.
L’unica via d’accesso che io conosco è la decisione di amore per noi stessi.
Ama il prossimo tuo come te stesso, ci dice il Vangelo ( credo ).
E noi tutti ci facciamo in otto per amare l’altro come noi stessi.
Ma noi stessi ci amiamo poi veramente? O siamo ingabbiati nella falsa idea che amare se stessi equivale ad essere egoisti? Beh ... vabbè questa però è un’altra storia.
Tornando al valore dell’altro da noi.
Ecco come io intendo la forza dell’amore per se.
Io la intendo nel senso che se ci centriamo su esso possiamo – prima di aggredire l’altro – chiederci se esso è veramente una minaccia p se esso invece è solo una mia paura interiore che assume fisionomia e sostanza. Se ho il coraggio e decido di amarmi profondamente allora posso anche decidere di accogliere la mia parte spaventata e che vorrebbe non essere minacciata nel proprio angolo di pace. Posso prendermene cura e tranquillizzarla, compiere piccoli passaggi. Passare dall’Azione-reazione al rimanere centrato su ciò che è bene per me.
Ecco allora che l’altro assume un importante valore.
Esso è diventato –a sua insaputa – un valido spunto di dialogo tra me e il mio mondo interiore.
Esso può permettere al mio occhio nuovo ed amorevole di poter guardare più attentamente a quello che credevo un angolo di pace. Magari posso scrutare le gabbie dietro le siepi che ho accuratamente curato per anni ed anni. L’altro offre alla mia onnipotenza e al mio assoluto una occasione concreta per fare un passaggio di crescita sostanziale. Vale a dire un passaggio di crescita che va oltre il teorico. Esso mi offre la possibilità di deporre piano piano quelle armi che mi sono state tanto d’aiuto in passato ma che ora non mi servono più.
E’ un lungo cammino…e un cambiamento che fa anche paura, lo so.
Io so che le paure – in qualche modo – ci servono.
So anche però che abbiamo tutti un grande potere.
E allora possiamo iniziare – intanto – a pensarci.
Poi quando saremo pronti potremo fare il primo passo.
Uscire dalla gabbia delle nostre paure e renderci conto di come ciò è stato possibile – anche – grazie a quell’”altro da noi”, a quella persona come noi con il suo proprio mondo e i suoi propri contenuti che non volevano essere in nessun modo la minaccia distruttiva alla nostre esistenza beata.
Allora si che potremo dire “ l’altro è un valore importante per me”.
In qualche modo la vita manda continuamente a ognuno di noi spunti e occasioni per compiere quei passaggi di crescita che ci fanno essere in armonia con le leggi della vita.

Un saluto a tutti.

Leonardo

Leonardo
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Leonardo
Moderatore

Leonardo

Città: Roma


1755 Messaggi

Inserito il - 31/03/2011 : 14:46:22  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Leonardo Invia a Leonardo un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Cari della community,
sono andato a rispolverare questa discussione di qualche tempo fa perchè il tema scotta sempre.
Il tema dell'altro da noi chiede di essere affrontato ed approfondito, divulgato.
In questa sede spero possiamo offrire anche noi tutti un contributo a quello che sta succedendo in Italia in questo momento storico.
Da giorni il tema è diventato di prima pagina.
In questi giorni sento muoversi una grande azione di "difesa" dall'altro.
L'altro che arriva è un "invasione".
Gli abitanti del luogo dove arrivano si definiscono "assediati".
I programmi di aiuto si chiamano "emergenza immigrati".
Spostarli in diversi punti del nostro paese passa con il nome di " liberare i luoghi" e ancora " Ripulire il luogo ".

Questa terminologia "giustifica" ogni possibile reazione "contro" l'altro, ormai dipinto come un invasore, usurpatore, sporco e quant'altro. Nulla di nuovo e ce lo ricorda anche Aqua riportando il modo in cui venivano visti i meridionali che andavano a nord, ce lo ricordano anche i video con riferimento ai nostri connazionali che arrivavano all'estero.

Sento che ancora una volta si sta compiendo una grande operazione di spostamento "fuori" da noi del problema.
Gli altri sono "il problema" su cui facilmente si possono far ricadere tutte le colpe. Su cui far ricadere tutte le cose che non vanno.
Non voglio in questa sede entrare negli aspetti di opportunità politica e di manovre ad hoc per creare consensi, non mi interessa.

Voglio invece restare sul tema dell'altro ed esprimere che in questo momento sento sofferenza per un superamento che non riusciamo a fare e che forse non vogliamo fare.
Cosa sta succedendo.
Avevamo bisogno di qualcuno su cui dare addosso? e lo abbiamo trovato?
L'inaccoglienza verso le persone che giungono nel nostro paese a quale parte di noi corrisponde e che non vogliamo vedere?
A quale superamento ci chiama?


Leonardo


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patty57
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duchessa


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205 Messaggi

Inserito il - 01/04/2011 : 21:57:20  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di patty57 Invia a patty57 un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
caro Leonardo.... grazie per questo tema certamente non facile da affrontare...
Sto' cercando di farmi calare dentro la tua domanda, perche' rispondere e rispondersi non è affatto facile.... a risentirci
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Katie
Membro attivo

104

Città: Roma


225 Messaggi

Inserito il - 02/04/2011 : 02:51:46  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Katie Invia a Katie un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Caro Leonardo,anche io come Patty sto cercando di capire "da che parte affrontare il tema da te proposto"...e ho qualche difficoltà a farlo eliminando completamente quelle che tu chiami "scelte di opportunità politica". Non perchè io voglia buttarla in politica, assolutamente no, ma nell'attualità di questo tema purtroppo la strumentalizzazione politica c'entra e siamo bombardati da ogni genere di messaggi mediatici in proposito....

Katie
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Leonardo
Moderatore

Leonardo

Città: Roma


1755 Messaggi

Inserito il - 03/04/2011 : 11:56:29  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Leonardo Invia a Leonardo un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Katie ha scritto:

Caro Leonardo,anche io come Patty sto cercando di capire "da che parte affrontare il tema da te proposto"...e ho qualche difficoltà a farlo eliminando completamente quelle che tu chiami "scelte di opportunità politica". Non perchè io voglia buttarla in politica, assolutamente no, ma nell'attualità di questo tema purtroppo la strumentalizzazione politica c'entra e siamo bombardati da ogni genere di messaggi mediatici in proposito....


Cara Katie, io vorrei provare ad entrare nel tema partendo da me e dalle osservazioni che faccio quotidianamente tutte le volte che il tema emerge sia nei media e che nei luoghi dove viviamo.
Non vorrei entrare nel merito politico perchè sento che non mi torna utile.
Riflettendo ancora sul tema dell'altro mi è capitato in questi giorni di proiettarmi anche dalla parte degli emigranti.
E quello che sentivo era una grande rabbia. Ma non una rabbia per ciò che sta accadendo ora bensì una rabbia più antica. Una rabbia che affonda le radici in antiche dinamiche. Una rabbia che ha come destinatario il mondo intero. Una rabbia che è reattiva - e comprensiva - verso una umanità che continua a tenere in piedi un sistema di grandi disparità e distribuzione delle ricchezze e del benessere.
Allora sento come c'è da una parte la paura di chi arriva e sento che chi arriva porta anche un vissuto che è di rabbia e desiderio di riscatto.
Penso che questo tagliopuò tornare utile perchè se faccio un salto nelal mia esprienza personale sento come la rabbia e il desiderio di riscatto mi caratterizzano tutte le volte che percepisco il rifiuto e il non riconoscimento.
Prendendo ad esempio il tema del lavoro ho avuto modo di contattare tante e tante volte questa rabbia. Tutte le volte che cercando un lavoro non ho avuto risposta, e tuttel evolte che trovando un lavoro ho avuto esperienze di precariato. Guardando a questa esperienza credo che forse anche chi arriva da altri paesi porta con se sia il desideri di realizzare la propria vita che quello di fargliela pagare a qualcuno.
In un precedente intervento accostavo simbolicamente il momento storico alle fasi di creazione di una stella e mi vedevo in una fase di collassazione in cui tante forze stanno cedendo in una difficile e continua sintesi tra opposti. Un ulteriore sintesi da fare credo sia tra la rabbia di chi arriva e la paura di chi li vede arrivare.

Non è un processo facile, ma può essere utile rifletterci.

Leonardo

Leonardo
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Katie
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104

Città: Roma


225 Messaggi

Inserito il - 04/04/2011 : 01:07:21  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Katie Invia a Katie un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Sì,Leonardo, penso che tu abbia ragione quando dici che l'altro che arriva con un gran desiderio di riscatto e forse anche con la rabbia addosso, si scontra con la paura irrazionale di chi dovrebbe accoglierlo e in qualche modo lo accoglie. Ho sempre pensato che tutti gli emigranti abbiano diritto di essere accolti, oggi però mi rendo conto che non è semplice farlo e che vivendo in un mondo ormai globalizzato, dovremmo trovare un modo "globale", comune a diverse nazioni, per esempio europee,di accoglierli. Solo se riusciremo a condividere questo problema e a cercare una soluzione corale fra uomini,istituzioni e nazioni riusciremo a trovare la strada per passare dall'attuale "disarmonia" ad una possibile armonia. Penso che sia un processo molto lungo e difficile, che dovrebbe senz'altro partire da ciascuno di noi, ma che dovrebbe essere anche realmente e onestamente "preso in mano" dai singoli stati e dai politici e forse è qui che troviamo l'ostacolo più grande.....Il potere di fare le leggi e di far funzionare le istituzioni è in mano ai politici e quale è il loro vero fine, il loro scopo ultimo? Noi vediamo il problema da un punto di vista umano, personale e antropologico, senza secondi fini e loro? Rischiamo di parlare dello stesso problema su piani molto diversi.... Al di là di questo penso che se non ci pensiamo noi a trovare una soluzione al problema, sicuramente ci penserà la storia e un giorno non ci saranno più nè confini nè stati....

Katie
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luana
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Rosa



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Inserito il - 04/04/2011 : 16:45:22  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di luana Invia a luana un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Messaggio di Leonardo

Cara Community,
guardiamo questi filmati e apriamo una riflessione sul tema dell'immigrazione.

Ed oggi cosa stà succedendo in Italia?


Grazie per questi video di approfondimento e di introduzione ad una tematica così attuale.
Vedendo i video dico immediatamente che la storia si ripete! lo dico non per trovare una giustificazione ma semmai come spunto di partenza a voler approfondire e capire meglio cosa muove i nostri animi dal 1900.
Provo ad esplorare insieme a voi perchè sento dentro e fuori di me un gran minestrone di pensieri ed emozioni spesse volte contrastanti..
a presto un abbraccio a tutti.

Luana
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Katie
Membro attivo

104

Città: Roma


225 Messaggi

Inserito il - 04/04/2011 : 20:23:19  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Katie Invia a Katie un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Oggi mentre camminavo mi è venuto un pensiero improvviso, come un flash : "Ti stai nascondendo dietro alle parole per non affrontare il problema dell'avvicinare una persona diversa da te, in generale." Tu Leonardo mi hai solo proposto di esplorare il mio atteggiamento di fronte a qualcuno diverso da me.Ti ringrazio.Cercherò di rifletterci e di non scappare più...

Katie
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luana
Membro fidato

Rosa



650 Messaggi

Inserito il - 05/04/2011 : 14:15:29  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di luana Invia a luana un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
anche in questo articolo ci sono spunti di riflessione...

http://www.solaris.it/indexprima.asp?Articolo=2115

Un abbraccio

Luana
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Alessandra
Membro affezionato

MUSHROOM



271 Messaggi

Inserito il - 05/04/2011 : 16:11:25  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Alessandra Invia a Alessandra un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Grazie Luana per avermi fatto rileggere questo articolo...
Mi piace che si metta in relazione la paura dell'altro come paura della solitudine che l'altro ci fa contattare.
Questo può essere un aspetto che in via ancor più generale va a confermare quanto l'altro sia fondamentale per metterci in contatto con parti di noi.
Più l'altro lo sentiamo distante o ancor peggio in conflitto con noi stessi e più ci offre l'opportunità di scoprirci e scoprire nostre parti nascoste ma che vale la pena di portare in superficie semmai desideriamo artisticamente trasformarle...
grazie ancora e grazie all'autrice Anna Rita Giuliani.
Ciao
Ale
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Luana Demofonte
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1426


Regione: Lazio
Prov.: Roma
Città: Roma


137 Messaggi

Inserito il - 05/04/2011 : 23:53:25  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Luana Demofonte Invia a Luana Demofonte un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Ciao, quì Luana, sono felice di leggervi con temi così profondi.
Io ho delle mie teorie non proprio "ortodosse" ma se sento a pelle che un'altro non mi piace....c'è poco da fare non conta il colore della pelle, la provenienza, mi tengo a distanza, non giudico ma sento che l'aurea è negativa e mi allontano.
L'altro può farmi contattare la mia "solitudine", ma io non me la vivo al negativo, sento che è un momento di raccoglimento e contatto con me stessa e con la mia creatività, e sento di tutelare questo mio spazio "sacro". Semmai il problema potrebbe essere per me...."stò così bene, ma chi me lo fa fare a rompere questo equilibrio."Voglio conservare il mio centro e sognare di aprirmi "all'altro"
Grazie.
Baci
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Katie
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104

Città: Roma


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Inserito il - 06/04/2011 : 23:57:30  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Katie Invia a Katie un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Ciao Luana D.! Il rapporto con un altro è comunque sempre in due direzioni, da me a lui e da lui a me. Ecco perchè può essere che la mia paura sia la sua e che la sua solitudine si specchi nella mia, proprio come dice Anna Rita Giuliani nel suo bellissimo articolo. Se io non avrò paura, anche l'altro non ne avrà....conservando sempre il diritto di avere anche "un giardino segreto"in cui rifugiarsi ogni tanto!

Katie
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Leonardo
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Inserito il - 07/04/2011 : 15:39:14  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Leonardo Invia a Leonardo un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Concordo con Katie e sento che appartiene anche a me quello che ci propone Luana.
Il nostro mondo interiore di fronte al tema dell'altro pò sintonizzarsi sulle frequenze della paura e della minaccia al nostro "luogo sacro". Anch'io condivido l'osservazione di Katie che ognuno ha bisogno di un giardino segreto dove potersi rifugiare ogni tanto e questo luogo è- come dice giustamente Luana - sacro ( cioè separato da tutto il resto).

A proposito di questi aspetti così delicati che emergono in noi rifletto ancora sulla terminologia utilizzata di fronte al tema dell'altro in questo periodo. Ultimamente si è parlato di Tsunami.
E lo Tzunami per sua natura spazza tutto quello che incontra davanti a se e fino a quando la sua spinta non si esaurisce.

Le parole esprimono stati d'animo e questo tema si pone bene a farci contattare le nostre parti arroccate nel nostro assoluto...un assoluto anche giustificato bene...socialmente non fa una grinza e ci fa sentire nella parte buona del mondo(vedi alla connessione da piu parti passata tra immigrazione e criminalità...e quella tra immigrazione e perdita del lavoro).
Questi ritengo siano dinamiche "della vita" e come ci spiega il filmato iniziale anche temi cavalcati dalle società che si trovano ad accogliere. In questa discussione non vogliamo però passare all'assoluto opposto e non vogliamo nemmeno essere sciocchi e quindi affermiamo che siamo consapevoli dei momenti di difficoltà organizzative, abbiamo esperienze anche nella community dei travagli necessari per sintetizzare gli opposti dentro e fuori di noi.

Il nostro impegno qui dentro è quello di entrare nel tema restando sulla linea dell'analisi antropologica del tema usando come piano d'indagine e anche come navicella per questa navigazione lo strumento dell'indagine esperenziale e l'idea che ciò che accade dentro di noi poi accade anche nelal vita.
In questo ambito ci impegnamo a non assimilare le difficoltà ( che pure ci seducono a seguire correntoni di dibattito sulle tante cose che non vanno) alla totalità del tema...o almeno ci proviamo al meglio che possiamo.

Il tema non è certo facile, e non credo che abbiamo qui la pretesa di risolverlo...ma possiamo approfondirlo cercando di capire gli aspetti che sono alla nostra portata e in quella rappresentazione del mondo che è il "dentro di noi".

Leonardo

PS: sto facendo molta fatica a non farmi prendere dalle notizie di cronaca di questi giorni e pur volendone rimanere fuori oggi sono molto toccato e dispiaciuto dalla notizia del naufragio.
Il mondo fuori è la rappresentazione della realtà che costruiamo da dentro di noi.

Leonardo

Modificato da - Leonardo in data 07/04/2011 16:02:13
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luana
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Inserito il - 08/04/2011 : 22:59:07  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di luana Invia a luana un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Leonardo ha scritto:

L'inaccoglienza verso le persone che giungono nel nostro paese a quale parte di noi corrisponde e che non vogliamo vedere?
A quale superamento ci chiama?


sarà mica come quando nasce un fratello dopo di noi? sarà mica la paura di perdere le attenzioni e l'affetto della mamma e del papa? affetto e attenzioni che prima erano solo per noi?

Mi piace pensare che io vivo in questo paese, che sono ospite di questo paese e di questo pianeta, che ne l'uno ne l'altro però mi appartiene in maniera esclusiva.

Buona notte

Luana
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Leonardo
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Inserito il - 11/04/2011 : 15:11:25  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Leonardo Invia a Leonardo un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Cara Luana quello che dici lo sento giusto, secondo me procedere con i “ E’ come quando?” è un bel modo per trovare nella nostra vita le similitudini che ci permettono di guardarci.
Per me il tema dell’altro “è come quando” mi capita di conoscere una persona. Io ho imparato che ho bisogno di un po’ di tempo per entrare in confidenza con qualcuno. All’inizio “l’altro” lo vivo come una minaccia, soprattutto se l’altro è molto espansivo ( e la similitudine con l’immigato c’è anche qui perché esso – vedi questo periodo- è rappresentato in maniera molto visibile, si parla di invasione, si parla di massa che avanza incontenibile, si parla di esodi bibblici ecc ecc…insomma tutte immagini e termini che anche noi nel nostro mondo interiore usiamo difenderci dall’altro).
Io ho bisogno di tempo per conoscere l’altro e andargli incontro. Questo risponde naturalmente sia ad una mia necessità difensiva sia ai miei tempi naturali, direi.
E tutte le volte che – con i miei tempi – vivo con l’altro in modo pacifico ho la possibilità di vedere il mio cammino e ogni volta vedo come la mia reazione immediata ( reattiva, direi) era di chiusura, negazione e aperto evitamento. Questa modalità è una costante. Io faccio il mio meglio ed è proprio vedendo alla costante di questa modalità che percepisco il mio bisogno di fare un superamento…con i miei tempi. E tutte le volte che ci riesco a fare i miei bei superamenti poi sento la ricchezza che ho potuto mettere nella mia vita ed il potere reale che mi ritrovo proprio grazie al fatto che l’altro è stato schermo proiettivo….e sono contento di non averlo fatto fuori.

Leonardo
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